Un itinerario artistico non convenzionale

Le opere d'autore sono disseminate ovunque a Macerata
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Le teste di lupo di Sante Monachesi a Palazzo degli Studi

 

di Mario Monachesi

Tutti noi conosciamo ed ammiriamo le opere di gran rilievo artistico che arredano vie e piazze di Macerata. Non tutti sanno però che, oltre al monumento a Garibaldi, alla Resistenza, ai Caduti, ai busti di Mazzini, Lauro Rossi e Padre Matteo Ricci, alla “Sfera” di Peschi, al “Lumacone” di Piermarini, ai vari murales ed al resto delle sculture disseminate ovunque, altri “segni” artistici tracciano qua e là un itinerario si sicuro meno celebrato sebbene di non minore fascino. Proviamo allora a raccontarlo.
Palazzo degli Studi. Sul cancello d’ingresso sono raffigurate sei teste di lupo con anelli come battenti, opera dell’estro giovanile di Sante Monachesi (Macerata 1910 – Roma 1990).
Piazza della Libertà, galleria “Miriònima” (Accademia Belle Arti): sul soffitto è presente un affresco di Wladimiro Tulli (Macerata 1922 – 2003).

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Casa Mancinelli, sede di Medicina Legale

Casa Mancinelli (oggi sede dell’Istituto di Medicina Legale), in via Don Minzoni 9. L’ingresso è caratterizzato da un originale portone in pietra risalente al XVII secolo.
Piazza Strambi: oltre al portale in bronzo del santuario della Misericordia, realizzato nel 1952 dall’ascolano Carlo Cantalamessa sul modello delle Porte del Paradiso di Firenze di Lorenzo Ghiberti e composto da otto formelle sulle quali si snoda la storia della basilica, intitolate rispettivamente “Il voto del Comune, 3 agosto 1447”; “Posa della prima pietra, 15 agosto 1447”; “Viene eretto il tempietto (3 ml per 3 ml), 16 agosto 1447”; “Le prime canestrelle in ringraziamento per la moria debellata”; “500 anni dopo: Pio XII benedice la nuova corona”; “La grande peregrinatio Mariae, settembre-novembre 1946”; “I fedeli di ieri, di oggi, di domani, invocanti e devoti”; “…come posti sotto il manto della Vergine” (più un sovrapporta, con quattro angoli, uno zoccolo ed otto nicchie laterali), in un angolo della piazza stessa, entro l’archetto decorativo della “Fontana della Madonna”, è posta un artistica rosa sempre del Cantalamessa.
Porta San Giuliano; dentro l’arco (a fronte), è presente un dipinto raffigurante la traslazione della Santa Casa di Loreto. Il lavoro su lamina di zinco è opera di Elia Bonci (Cupramontana 1866 – Montelupone 1953).
Palazzo ora sede dell’Agenzia del Territorio, in piazza Mazzini (già Casa del Fascio e, successivamente, sede dell’Intendenza di Finanza). Le due statue che svettano dalla facciata sono opera del maestro Ercole Rosa (Roma 1846 – Roma 1893).
Porta Mercato. Sotto l’arco (ex galleria Il labirinto), uscendo dal lato destro e gettando lo sguardo oltre le due porte a vetri sono visibili due opere (degli anni ’80) di Umberto Peschi (Macerata 1912 – Macerata 1992 ).

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Fonte San Giuliano e la stele di Umberto Peschi

Fonte San Giuliano, lungo la strada Potentina in direzione Madonna del Monte, dall’erba mista a rovi spunta una stele metallica recante il segno del tarlo, disegnata da Umberto Peschi nel 1987 e già unita ad un medaglione (oggi trafugato), modellato da Egidio Del Bianco.
Palazzo Narducci Boccaccio, in via Tommaso Lauri ai numeri 10/12 (boutique Avant Garde già esercizio Tarlazzi). Negli scantinati, nel corso dei primi anni ’80 viene identificato e recuperato un affresco raffigurante un personaggio a cavallo di una botte, fiancheggiato da un fauno e da un vecchio vestito di giallo “Bacco tra Noè e un satiro”, subito ritenuto da Libero Paci appartenente a Giovanni di Pietro detto lo Spagna e risalente ai primi anni del ‘500.
Porta Montana: uscendo, sul lato destro è tuttora visibile un affresco oggi protetto da una lastra di vetro.
Civico cimitero. Nel chiostro troviamo la tomba-monumento di Giovanni e Primo Moretti, opera (1950) degli architetti Paolo Castelli e Marone Marcelletti (Corridonia 1917 – Macerata 1981), i cui bassorilievi furono realizzati da Sesto Americo Luchetti (Montecassiano 1909 – Macerata 2006); nella seconda area sempre dell’ala antica è presente una “Via Crucis” di Antonio Piani (Macerata 1747 – Macerata 1825), sul lato sud la tomba di Chiara Accorretti – Rossi presenta un bassorilievo neoclassico dello scultore Fedele Bianchini (Macerata 1791 – Macerata 1857). Infine, nella zona monumentale, vi è la tomba Torresi, opera di Giuseppe Rossi.
Itas Padre Matteo Ricci, via Di Pietro (traversa via Cioci): dal dicembre 2009 è presente un mosaico donato da Enzo Cucchi (Morro d’Alba, 1949), concepito per celebrare la figura di Matteo Ricci nel 4° centenario della morte.

A questo punto due curiosità. La prima: la pinacoteca comunale nella sua vasta ed importante raccolta d’arte moderna annovera tra le altre cose “Aeroritratto d’aviatore” di Umberto Peschi. L’opera nel 1975 viene inserita da Dante Ferretti nel film di Pier Paolo Pasolini “Salò o le 120 giornate di Sodoma”; la seconda: la biblioteca comunale tra i tanti cimeli custoditi è in possesso anche delle schede con cui nel 16 giugno 1846 Giovan Maria Mastai Ferretti, dopo due giorni di conclave e quattro di scrutini, viene eletto Papa con il nome di Pio IX.
Tra le piccole grandi cose che invece il tempo o l’uomo hanno cancellato, possiamo ricordare, rispettivamente: in corso Cairoli, nel 1943 il pittore futurista Tullio Crali (Igalo, Dalmazia 1910 – Milano 2000) tenente dell’esercito viene inviato a Macerata e qui, presa casa appunto in corso Cairoli al numero 177, dipinge le pareti di questa abitazione con “Bande di scimmie che disputano il possesso della cucina con Adua”, sua moglie. Oggi questa opera è andata perduta con la demolizione dell’edificio; in viale Don Bosco, nel primo palazzo a sinistra (ex entrata studio Marcelletti), fino a qualche settimana fa vi sonnecchiava una porta interna affrescata da Wladimiro Tulli; nel bar Mercurio, galleria del Commercio, non molti anni addietro le pareti ed il soffitto erano affrescati dalle “nuvole impacchettate” di Guido Bruzzesi. In seguito, cancellate le nuvole presero il loro posto alcuni pannelli a firma Carlo Bruzzesi. Oggi anche questi pannelli non fanno più bella mostra.
Chiudo questa incompleta pagina sull’arte maceratese meno in vista con una poesia (anch’essa forse sconosciuta ai più), dedicata a Macerata da un importante poetessa del novecento, Margherita Guidacci (Firenze 1921 – Roma 1992), per anni docente presso la locale Università:

RICORDO DI MACERATA

Il cielo palpitante come una vela
con ali e gridi di rondini
che uscivano dal vento;
la luce un’onda che lambiva
collina dopo collina, rivelando
i piccoli paesi sul cui nome
fui sempre incerta – ma non importava
conoscerli, bastava quell’affetto
del saluto mattutino in cui li avvolgevo
dal belvedere di Via dei Sibillini…
E la giornata rimaneva sospesa
tutta a quell’alba, con un solo punto
di contatto terrestre, come un felice aquilone,
ed ero io quel punto, aveva inizio
da me il filo ed il volo. Nessun’alba
mi fu mai più gradita. Né la reputo
perduta, pure se da molti anni
ho lasciato quei luoghi. Non solo la memoria,
perfino il sogno la ritrova e spesso
illumina la notte all’improvviso
con quella vela di cielo e le rondini
ed il filo di gioia che si snoda
dalla mia mano e ancora in alto reca
tutti i miei pensieri.

PS: non sarebbe bello vedere (leggere) questa poesia ”vergata” su di una lastra di marmo appesa nel punto in cui via dei Sibillini si getta con emozione sui Sibillini di fronte?



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