Funicolì funicolà, Rampa Zara e dintorni

Appunti per un idromassaggio e un soprapassaggio
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davoli-a-merendadi Filippo Davoli

Cosa non si fa per rimanere in forma… specie poi alle soglie dell’estate che, sebbene tardi ad arrivare, si sa per certo che – per quanto poco possa durare – ben presto arriverà. Non ti dico poi se, come nel mio caso, uno in forma nemmeno ci sta! No: non ho mai pensato nemmeno negli incubi peggiori di dovermi mettere a dieta stretta per motivi balneari. Il riferimento al mio caso era per coloro che, trovandosi nel mio caso e tenendo molto – al contrario di me – all’apparenza, iniziano più o meno in questo periodo dell’anno stressanti programmi dietetici e sportivi per riuscire nell’intento. Tra i più votati e meno faticosi risultano sempre la sauna e l’idromassaggio: vanno di moda, sono rilassanti e funzionano.

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L’idromassaggio è quel massaggio originato dalla pressione dell’acqua rigorosamente calda in quelle belle piscinette dei centri benessere o, nei casi dei più fortunati, direttamente nel bagno degli ospiti dentro casa. Chi non potesse fruirne – vuoi per i costi un po’ troppo… dimagranti… dei centri benessere, vuoi per le misure esigue del bagno degli ospiti dentro casa – può idromassaggiarsi, sia pure senz’acqua, per le vie del centro storico o lungo le Mura di tramontana di Macerata. Qui, con l’utilizzo di una bicicletta, di un motorino o di una carrozzina, la sconnessione dei sampietrini consente agevolmente il raggiungimento degli obiettivi di cui sopra senza la spesa di un centesimo: di questi tempi non è poco!
Non c’è vasca curativa che tenga; non c’è poltrona massaggiante che equivalga; le buche, i dossi, le crepe, le pietre sbalzate più del dovuto, si inseriscono fattivamente sul traballìo naturale degli antichi pavè, oppure nell’andamento piano della passeggiata nord, conferendo il colpo di grazia, laddove la grazia, appunto, è rappresentata dal beneficio muscolare. Qualche volta, proprio come sotto le mani di un fisioterapista un po’ troppo zelante, c’è il rischio di qualche contrattura. Ma è tutto gratis e può starci: il gioco vale la candela.

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Se poi – durante la seduta fisioterapica stradale lungo le Mura – uno andasse a finire con lo sguardo oltre la ringhiera, oltre agli sterpi e alle cartacce che colorano variamente la bella d’erbe famiglia e d’animali che popola la campagna sotto Rampa Zara, gli potrebbe sovvenire ad un sobbalzo più forte che lì, proprio lì, tanti anni fa doveva sorgerci un bel parcheggio. Un’altra inzaccarellata nel percorso e tac, di colpo, forse gli apparirebbe per incanto un’ipotesi ulteriore per realizzarlo, nonostante nel frattempo se ne siano andati via dal centro quasi tutti i residenti e buona parte degli uffici).

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MACEROPOLI-2012Ma sì, sogniamo (aiuta se non altro a non pensare a quanto spinge forte questo fisioterapista; farà pure bene, ma accidenti quanta energia ci mette…)!

Dunque, dicevamo: finalmente un parcheggio sotto Rampa Zara (leggi l’articolo). È proprio un sogno… non solo e non tanto perché non si è mai riusciti a realizzarlo e dunque è dato credere che non si realizzerà mai; soprattutto è un sogno immaginarlo reale così come ci appare in questa visione! Con i suoi posti a cielo aperto e coperti… e poi con i suoi attracchi meccanizzati per il centro! Roba da far invidia a quei tuboni progettati da Archimede Pitagorico per Paperopoli: sopraelevate stratosferiche… (ora, nella città che non è mai riuscita a dotarsi di un sottopasso a Collevario fa un po’ ridere, ma del resto è un sogno, sicché sogniamo)!

Peraltro, sarebbe bella una città di paperi e non solo di papere: papere di San Giuliano, insieme a tutte quelle altre infinite papere (minitematiche, culturali, ircerali, apièmmiche, sferisteriche, pisciniche, palazzettiche, e chi più ne ha più ne metta).

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Un altro sobbalzo stradale e una voce dall’alto proclama: non si tratta di un sogno.

Come?? Il progetto di un parcheggio a Nord con un attracco che passa dentro l’ex Convento delle Monachette e sfocia nella Galleria del Commercio è reale??

Fisioterapista, ti prego: riportami alla fase rem precedente, liberami da quest’incubo!, ma è tutto vero. Oppongo allo sconcerto la valenza storico-culturale degli edifici, ma la voce nell’etere ridacchia, mi sbeffeggia e mi zittisce citando (bel colpo, devo dire…) un aforisma senza pietà di quel genio terribile di Karl Kraus:  “quando il sole della cultura è basso sull’orizzonte, anche i nani proiettano lunghe ombre.” E poi – mi fa tacere – risulta che pagheranno i privati. Mi dico terrorizzato: e se domani mia zia decide di ornare delle sue orrende croste di barche-vasi-di-fiori-e-mari-ondosi il frontespizio del Municipio, può farlo solo perché i colori li compra lei?

Un cratere nel selciato mi scuote, per fortuna: mia zia vive di pensione, e dunque non può permetterselo.

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Basta fisioterapie: sono pigro, non ci tengo alla linea e mi astengo fieramente anche dall’idromassaggio e simili. Però la passeggiata mentale mi ha stimolato: e avanzo la mia modesta proposta per prevenire l’ennesimo scempio (o per peggiorarlo fino alle estreme conseguenze): perché, al posto del tubone che sbuca dalle Monachette nella Galleria del Commercio, non facciamo direttamente una bella funicolare dal parcheggio a Piazza Libertà?

Con una linea teleferica diametralmente opposta, sopra le Scalette, avremo risolto davvero tutti i problemi: sorvoleremo la piazza, passando a volo di piccione da una sponda all’altra della collina. Potremo così diventare la Napoli dell’Adriatico, e cantare allegramente Iamme a Macerà, funiculì funiculà.



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