Macerata abbraccia
la nipote della non violenza

Aula Magna straripante per Tara Gandhi, la nipote del Mahatma, che ha parlato delle contraddizioni dell'India moderna alla luce del pensiero del nonno
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di Carmen Russo

(foto di Guido Picchio)

Grande affluenza e fervore stamattina all’incontro con Tara Gandhi, una degli otto nipoti del Mahatma, testimone, a 14 anni, della morte di quel suo nonno il cui insegnamento ancora oggi registra accoliti in ogni parte del mondo come promotore della rivoluzione non violenta.

Dotato di una magnetica personalità Gandhi ‹‹non giudicava mai, ascoltava tutti. Non era mai malizioso e insegnava a come professare la sua filosofia con il sorriso, l’arma più forte di tutte. Lui stava dalla parte di coloro che subivano ingiustizie, ma non restava a guardare. Ascoltava i silenzi, ma urlava, urlava per farsi ascoltare, ma credeva nella pace e nella democrazia››, così Tara Gandhi descrive suo nonno. Vicepresidente della “Kasturba Gandhi Memorial Trust”, associazione dedicata alla moglie di Gandhi, Tara cerca di aiutare i meno fortunati e a diffonde la voce di questo suo magnetico nonno.

Tara-Gandhi-1-300x200E così nell’aula magna dell’università di Macerata – e anche nella stanza adiacente nella quale si è dovuto allestire uno schermo supplementare dato il gran numero di presenti- accolta dal rettore Luigi Lacchè che  si è detto ‹‹onorato della sua presenza›› e dal presidente dell’ ISTAO Andrea Merloni, Tara Gandhi ha raccontato del suo avo, a cui tanto è legata ma di cui – come lei stessa dice – non sempre riesce a seguire gli insegnamenti. Ha rivangato dei ricordi, a volte tanto personali, su questo personaggio ‹‹che era così come lo si vedeva in pubblico anche in privato tra le mura domestiche. Questo senso di uniformità e semplicità nel comportamento lo ha distinto in tutte le sue avventure››.

Tara racconta che il Mahatma Gandhi era solito iniziare i suoi discorsi con una richiesta agli ascoltatori: “Tornate a casa e controllate di aver chiuso bene l’acqua, poi prendete gli strumenti e iniziate a filare mentre parliamo.” Era un metodo per sensibilizzare tutti al non sprecare e all’agire. Non solo parole, dunque, ma per lottare c’è sempre bisogno di azioni e fatti concreti. Lui infatti credeva e professava affinché tutti si impegnassero a risanare la società. Non discriminava i ricchi dai poveri: secondo lui non bisognava incolpare i ricchi di ingiustizia, perché in loro era -ed è- depositato il mezzo con cui poter concretizzare.

tara-gandhiE se c’è una cosa per cui ha sempre lottato è  stata l’uguaglianza tra uomo e donna. Tara ci racconta di come suo nonno tenesse all’istruzione dei propri nipoti, indipendentemente dal sesso, e di come considerasse le donne, prima sua madre e poi sua moglie –‹‹una donna che non si aspettava certo questo destino quando venne data in sposa a lui a 14 anni››, ci dice Tara- depositarie, come tutte le donne secondo Gandhi, di una straordinaria forza creatrice. Proprio per questo riteneva ingiusto che moltissime donne in India erano –e lo sono ancora- analfabete. Anche a colmare questa lacuna è atta l’associazione di Tara, la quale ritiene che il più grande strumento per rendere il suo Paese meno contradditorio è proprio quello dell’istruzione. Conoscere per cambiare dunque, uno dei suoi motti.

Molte sono state le domande poste a Tara Gandhi da parte di un pubblico davvero attento e a tratti commosso dalla sua forza. Da quale sia il rapporto tra la filosofia di Gandhi e il Cristianesimo, a come può aiutare la non violenza nel quotidiano. Da quanto durerà  lo sviluppo a come sia riuscito Gandhi a muovere tante persone. Per lei la cosa più importante è non avere la violenza nella mente, grazie a questo –dice- si possono annientare le ingiustizie prodotte non dalle religioni, ma da chi le usa per altri scopi. La religione è una cosa comune, non importa quale sia, anzi è bello che ce ne siano diverse perché è anche manifestazione di culture diverse. La cosa fondamentale però è che non ci sia paura, che altro non fa se non inibire e che ci sia spiritualità che può muovere il mondo. Crede nello sviluppo, ma nello sviluppo dettato dai cuori, che sente battere forte tra il pubblico. Ama l’Italia – aggiunge – ‹‹e quando ci sono le gare mondiali di Calcio io tifo Azzurro!››

Tara-Gandhi-4-300x200‹‹Oggi l’India è piena di contraddizioni estreme – ha proseguito -. Quando morì mio nonno, già da quattro mesi era stata dichiarata l’Indipendenza politica del Paese. Ma oggi il cielo di Delhi è più inquinato, le porte delle case, che prima erano sempre aperte, sono chiuse, perché non c’è fiducia verso il prossimo. Oggi in India c’è lo sviluppo. Ma cosa vuol dire? In certi campi siamo più avanzati che in America. Ma cosa ci facciamo con la ricchezza, quando viviamo nella paura? In India oggi ci sono tanti tipi diversi di povertà: spirituale, economica. Ci sono le persone più ricche del mondo, gli alberghi più lussuosi, ma chi costruisce quei palazzi non ha un tetto sopra la testa; chi coltiva il cibo, non ha nulla da mangiare; chi tesse le stoffe, non ha niente da indossare. Questa diversità è aumentata ancora di più dopo la morte di Gandhi, che pure ha portato al Rinascimento dell’India››, ha raccontato Tara Gandhi, descrivendo, quindi, l’importanza della Trust dedicata alla moglie del Mahatma, ‹‹perché lei ha compreso il suo messaggio meglio di tutti, anche se non sapeva né leggere né scrivere, e rappresenta migliaia e migliaia di donne che non sanno né leggere né scrivere, ma che sanno dire la verità con coraggio e passione, come faceva lei››.

Una standing ovation, infine, per questa donna, vestita di una carica certo ereditata dal suo così famoso progenitore Mahatma Gandhi entrato da tempo nel cuore di tutti.

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