Ricostruita la fuga dell’albanese
arrestato ieri a Porto Potenza

Dopo essere fuggito a piedi nudi sui binari, aveva trovato riparo in un casolare in riva al mare
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elicottero-carabinieriI Carabinieri della Compagnia di Civitanova Marche hanno ripercorso, fino all’alba, le vie della fuga dell’albanese di 28 anni, arrestato ieri pomeriggio dopo 4 giorni di latitanza (leggi l’articolo). Un inseguimento e una rincorsa nei campi e nella vegetazione, avvenuta nelle campagne di Montarice di Porto Recanati, per più di tre ore. Due complici erano stati ammanettati dai carabinieri della stazione portorecanatese dopo una impegnativa battuta a cui aveva partecipato l’elicottero del 5° elinucleo CC di Falconara, rivelatosi decisivo per inquadrarli e segnalarli ai carabinieri impegnati sul campo. Un episodio per via del quale i militari erano riusciti a fermare una banda di malviventi dediti a reati contro il patrimonio ai danni di ville della zona. E proprio una importante villa stavano osservando con un binocolo nel pomeriggio in cui sono stati individuati dai carabinieri della Stazione di viale Europa.

Ma il terzo componente della banda era riuscito a farla franca. I carabinieri del nucleo operativo hanno inquadrato subito la possibile identità del fuggitivo, ritenendolo  un personaggio molto pericoloso, sospettato di aver già messo a segno colpi in zona ai danni di ville. Nella fuga si era liberato dei pantaloni per evitare rimanessero impigliati nei rovi e nelle spine, riuscendo a guadagnare terreno rispetto ai carabinieri che lo stavano rincorrendo. Malconcio per gli innumerevoli graffi procuratisi nella fuga e con i piedi feriti per aver percorso scalzo i binari della ferrovia, era passato per Loreto, dove aveva rubato una Panda ed era arrivato a Porto Potenza, rifugiandosi in un casolare abbandonato in riva al mare: un lettino di uno chalet e pochi viveri per rimanere acquattato fino a quando non si sarebbero calmate le acque che in realtà erano molto mosse da un movimento imponente di un centinaio di carabinieri della compagnia di Civitanova che continuavano a cercarlo per arrestarlo. L’idea che, in libertà, potesse ancora tornare a colpire e il sospetto che fosse armato, preoccupavano molto i militari della Compagnia di via Carnia che, senza risparmio di forze ed energie, hanno battuto palmo palmo il territorio in questi giorni e costituito punti di osservazione, nascosti in più zone di Porto Potenza. Proprio davanti a due carabinieri del nucleo operativo di Civitanova, che da oltre 8 ore erano imboscati in borghese in una siepe che costeggia la statale 16 a ridosso di una cabina telefonica, si è materializzato ieri l’albanese nel momento in cui entrava nella cabina per effettuare una chiamata. I militari gli sono letteralmente saltati addosso ricevendo, dal malvivente, una testata nel disperato tentativo di riconquistare la libertà. Ma non c’è stato modo di scappare una seconda volta: ammanettato è stato portato in caserma a Civitanova per essere poi tradotto al carcere di Ancona.

In serata, durante la battuta dei luoghi percorsi dal malfattore, il sospetto che fosse armato è stato confermato col rinvenimento, in un luogo ben nascosto, di una pistola calibro 40 con 10 colpi in canna. La pistola era il provento di un furto in villa consumato a Recanati l’estate scorsa, confermando i sospetti e le ipotesi investigative dei carabinieri civitanovesi. L’uomo, in soli sette anni in Italia, aveva commesso svariati reati contro il patrimonio nel territorio marchigiano per cui deve già scontare una pena a 2 anni e 8 mesi inflittagli dalla corte d’appello di Ancona.



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