Ricordando un amico cacciatore

L'omaggio di un amico cacciatore all'avvocato Carlo Magnalbò, recentemente scomparso
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Giuseppe Sabbatini ricorda Carlo Magnalbò con questa foto

 

 

 

Lunedì scorso è scomparso Carlo Magnalbò. Giuseppe Sabbatini, cacciatore e avvocato, così si definisce egli stesso, lo ricorda nella passione che li ha accomunati. 

«Nei giorni scorsi, dopo un anno di strenua battaglia contro un male che si era rivelato ormai solo in un momento di non ritorno, ci ha lasciato l’Avvocato Carlo Magnalbò.
Sarebbe facile celebrarne le doti di intelligenza, grande preparazione professionale, infaticabile operosità, ma non è mia intenzione quella di farlo; altri hanno già provveduto.
Io però non mi sento di lasciarlo andar via sotto silenzio senza ricordare un diverso aspetto della sua vita nel quale ha dato prova di inarrivabile poeticità: quello di Cacciatore; con la C maiuscola per intenderci, nel senso di unire ad una innata, irrefrenabile passione, uno sconfinato amore per quel mondo, fatto anche e soprattutto di rispetto per la natura e per gli animali, allevati più che cacciati, custoditi ed ammirati, preservati anche da tanti pericoli attraverso la costante opera di difesa dai predatori.
Una passione che l’ha tenuto in vita aldilà di ogni immaginabile previsione, costringendolo da ultimo, pur di non arrendersi, a limitare i suoi movimenti, senza mai abbandonare; di munirsi di un sostegno per non cadere, pur di consentire ai suoi occhi, artefici primi della sua infallibile mira, di poter spaziare ancora su quelle grandi querce che caratterizzano la sua Schito, che le forniscono il nome, ma che soprattutto consentono ancora di dare un senso compiuto a quella voglia di libertà che anima Chi la sua Professione ancora esercita, Chi quella sua disciplina sportiva pratica.
Una razza in via di estinzione, ma certamente ancora orgogliosa della propria virilità, in un mondo sempre più vuoto di certezze e di slanci.

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L'avvocato Carlo Magnalbò

Addio Amico mio! Non vedremo più assieme sorgere l’alba dietro a Piervitali; non vedremo più assieme -in quella gara festosa che ci spingeva ad essere primi nell’avvistarli- quegli stormi di uccelli migranti, che solcavano i cieli bramando terre più calde ed ospitali.
Gli “arcangeli” li chiamavi, quando si mostravano dalle loro stratosferiche altezze che ne impedivano l’esatto riconoscimento, rallegrando però sempre il nostro sentire e ricompensando il nostro mattiniero risveglio. Sei anche Tu ora lassù. Salutaci quando passerai.
La Tua nera limousine e la Tua gioia di vivere ci mancheranno. Tanto».



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