I giovani stranieri che parlano in dialetto maceratese

La battaglia per il riconoscimento del diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati nati in Italia
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Renato Pasqualetti

di Renato Pasqualetti  *

Durante il mio ultimo anno d’insegnamento scolastico a Cingoli, svolgendo i programmi di diritto, mi è capitato in più di una classe di fare lezione sul problema della cittadinanza degli stranieri in Italia. Ho affrontato, quindi, i temi dello jus sanguinis e dello jus soli  secondo i riferimenti alla Costituzione italiana e alle leggi specifiche, cercando di far capire ai ragazzi la differenza tra gli indirizzi costituzionali e la conquista di diritti concreti di cittadinanza.

Ma la cosa curiosa, e sulla quale vorrei che si appuntasse l’attenzione dei cittadini italiani della nostra provincia, è che mi trovavo a farlo di fronte a molti ragazzi nati nel nostro Paese da genitori di tante parti del mondo, che però restavano stranieri in Italia. Ragazze e ragazzi che giocavano nella squadra di calcio della Cingolana, recitavano in una compagnia teatrale di Jesi, facevano i volontari con la Croce Verde di Macerata, che tifavano per la nazionale italiana di calcio e, soprattutto, che si esprimevano curiosamente nel dialetto di Monte San Vito o di Treia.

Giovani che si sentivano naturalmente italiani e che dai primi giorni della loro esistenza  avevano intrecciato la vita con piccoli cittadini italiani loro coetanei.

Ragionando di questo i miei alunni ritenevano giusto ed evidente il principio dello jus soli ed altrettanto naturale che i loro amici (spesso loro fidanzate o fidanzati) ne potessero godere.

montessori-000-300x225Ed erano d’accordo con il loro vecchio insegnante di diritto che, grazie a questo riconoscimento di cittadinanza, si potevano stemperare lacerazioni sociali, poteva crescere geometricamente  l’integrazione, e la società italiana si poteva giovare di un numero di cittadini non stranieri, ma Italiani a tutti gli effetti, che la ringiovanivano e che contribuivano al suo sviluppo economico e sociale.

Un punto di vista, una cultura, un sentimento che se adeguatamente diffuso, nelle scuole e dovunque, può far crescere una società più serena, moderna, coesa, giusta. E che può anche positivamente sostenere i legislatori perché al più presto le leggi consentano ai nati in Italia di essere cittadini italiani.

Mi piace, quindi, qui plaudire alla iniziativa in tal senso del Consigliere regionale Angelo Sciapichetti  sulla Cittadinanza ai figli di stranieri nati in Italia (leggi l’articolo) e a Cronache Maceratesi che, soprattutto attraverso articoli sulla Montessori e la forte tensione all’integrazione dimostrata, ha dato un importante contributo a questa battaglia di civiltà.

* Renato Pasqualetti

(insegnante in pensione)



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