di Walter Cortella
La stagione di prosa del «L. Rossi» ha preso l’avvio con “Sogno di una notte d’estate”, una delle commedie più celebri di William Shakespeare, messa in scena dal Teatro Stabile delle Marche, con la regia di Carlo Cecchi. Si tratta di un allestimento nato come saggio di diploma degli allievi dell’Accademia d’Arte Drammatica «S. D’A-mico», diretti in quella occasione dallo stesso Cecchi, e divenuto in seguito un vero e proprio spettacolo che ha toccato in tournée varie città italiane. La commedia è il risultato dell’intreccio di tre storie che ruotano intorno alla celebrazione del matrimonio tra Teseo, duca di Atene, e Ippolita, regina delle Amazzoni, nel corso del quale una combriccola di artigiani diretta da Cotogno (Carlo Cecchi) metterà in scena una rappresentazione popolare ispirata al tema di Piramo e Tisbe.
C’è anche l’immancabile amore contrastato: Ermia e Lisandro si amano ma il padre Egeo (lo stesso Cecchi) impone alla ragazza di sposare Demetrio. I due giovani fuggono dal Palazzo, simbolo di costrizione e di repressione, e si rifugiano nel bosco che nell’immaginario collettivo evoca la sessualità selvaggia e incontrollabile. Ma in quel luogo pieno di mistero convergono altri personaggi: Oberon, re degli elfi e sua moglie Titania, regina delle fate, ma anche Elena, innamorata di Demetrio e lo stesso Lisandro si aggirano nei paraggi. C’è pure Puck, il folletto che possiede un fiore magico il cui succo, spruzzato sugli occhi di una persona la fa innamorare del primo che incontra.
In questo tourbillon di personaggi, il folletto commette alcuni errori che fanno nascere amori non voluti. Nel contempo Puck tira un brutto scherzo a Nick Bottom, il Tessitore (Vincenzo Ferrera), uno degli artigiani, personaggio shakespeariano tra i più comici. Gli trasforma la testa in quella di un asino e lo fa innamorare addirittura di Titania.
Per porre rimedio a tanti equivoci, Oberon ordina a Puck di rimettere ogni cosa al suo posto. Una provvidenziale nebbia avvolge tutti i protagonisti e al risveglio le coppie possono finalmente ricomporsi. E per il matrimonio di Teseo e Ippolita viene scritturata proprio la compagnia di artigiani che provava nel bosco, ma la loro messa in scena è piuttosto goffa. In essa ci sono strani personaggi (il Leone e il Muro) e lo spettacolo diventa comico. L’opera ha un lieto fine e Puck rivolge una esortazione al pubblico: se lo spettacolo non è piaciuto, ognuno faccia finta di aver dormito e lo consideri pure come il frutto di un sogno.
La compagnia è composta in prevalenza da elementi giovani e molto validi che hanno dimostrato grande maturità artistica interpretando con bravura i ruoli loro assegnati. Hanno destato grande impressione gli «artigiani» per la loro spiccata vis comica. Molto disinvolta e graziosa Silvia d’Amico nel ruolo di Puck. Carlo Cecchi si conferma una delle figure di spicco del teatro di innovazione in Italia. Originale la presenza in scena di un gruppo di strumentisti che ha assicurato un gradevole supporto musicale. Di grande effetto i coloratissimi costumi di Sandra Cardini, il tutto inquadrato in una scenografia che più minimalista non si può, opera dello stesso Cecchi, in collaborazione con Roberta Bivona: tre enormi teli bianchi tenuti sul filo da gigantesche mollette per panni.
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Voglio lanciare un appello al Vice Sindaco di Macerata, nonchè Assessore alla Cultura, Irene Manzi, chiedendo alla redazione di Cronache di farmi da filtro…..
Sono stata l’anno scorso in piazza della Libertà a Macerata per festeggiare l’arrivo del nuovo anno con l’esibizione di un paio di gruppi musicali e ho notato che l’iniziativa proposta dall’Assessore ha riscosso successo.
Vorrei replicare l’iniziativa e proporre un gruppo, che, ho avuto modo di ascoltare svariate volte in giro per le ns. città : Gli amici dello zio Pecos. Invito, qualora interessata, a rispondermi, tramite questo messaggio, per lasciare i contatti di questi 4 ragazzi.
Grazie a Cronache.