Giuseppe Ayala racconta la mafia a teatro
E’ partito da Corridonia
il viaggio dell’ex pm

La stagione di prosa al 'Velluti' si è inaugurata venerdì con “Chi ha paura muore ogni giorno/I miei anni con Falcone e Borsellino” drammatizzazione dell'omonimo libro di Ayala

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di Maurizio Verdenelli

(fotoservizio di Genesio Medori)

“Quando andammo in Brasile dov’era stato arrestato Tommaso Buscetta, il primo grande pentito di mafia, il ministro della Giustizia volle assolutamente conoscere Giovanni e me. Ci venne incontro salutandoci in portoghese come ‘eroi della magistratura mondiale’.  A quelle parole sussurrai all’orecchio di Falcone un istintivo minchia! Sì, perchè, lui e Borsellino (io, neppure a parlarne!) non erano assolutamente superman. Sapevano fare il proprio lavoro magnificamente bene -il metodo Falcone è un esempio d’investigazione insuperabile- ma è stata, la loro, sopratutto l’avventura di due uomini. Uomini ‘con le palle’, certo! Penso che Giovanni e Paolo sarebbero d’accordo con me. E se in questo momento, in questa sala mi stanno forse ed in qualche maniera ascoltando, entrambi direbbero che pensavano solo a dare contorni ed identità a Cosa Nostra. E a sconfiggerla. Quella mafia che era rimasta dall’Unità d’Italia ad allora un’entità impalpabile, misteriosa. Un’imprendibilità testimoniata dal bilancio dello Stato: i pochi processi istruiti finivano con assoluzioni per mancanza di prove”.

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-15-300x199A Corridonia un’unica standing ovation ha salutato, prima a palazzo Persichetti poi nell’antistante teatro comunale, Giuseppe Ayala, il pm del maxiprocesso alla mafia conclusosi con 19 ergastoli ed oltre duemila anni di carcere per i quasi 475 boss mafiosi nell’aula bunker di Palermo, dall’86 all’87. La stagione di prosa al ‘Velluti’ si è inaugurata venerdì 11 novembre proprio con “Chi ha paura muore ogni giorno/I miei anni con Falcone e Borsellino” drammatizzazione (non ci spingiamo ad usare il termine spettacolo) dell’omonimo libro di Ayala “di cui sono state vendute centomila copie, senza registrare neppure una polemica” puntualizza l’autore annunciandone un secondo a gennaio in libreria, nell’incontro pubblico a palazzo Persichetti che ha preceduto di poco la messa in scena.

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-7-300x199“Questa del teatro è stata un’idea principalmente di mia moglie, dopo Corridonia mi attendono altre 45 repliche in tutt’Italia! Un dovere di testimonianza che faccio molto volentieri”.

L’ex magistrato antimafia a palazzo Persichetti è stato presentato da Daniela Rimei (Amat) e, in assenza del sindaco Nelia Calvigioni, dall’assessore alla Cultura, Massimo Cesca. L’incipit di ‘Peppino’ Ayala, eletto la prima volta in Parlamento agli inizi ’90 -“con il voto in extremis anche di Borsellino che pure la pensava politicamente in modo diverso dal mio”- è una stoccata alla situazione attuale. “Ho concluso la mia esperienza, che è stata più lunga di quello che io stesso volevo, senza alcun rimpianto. Anzi: importante è ‘non esserci’. Non intendo più essere ‘confuso’ in un contesto, che, con le eccezioni che ci sono in tutti i partiti, attraversa ogni colore politico, senza distinzioni in questo caso”.

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-14-300x199Non ha peli sulla lingua l’ex Pm che lavorava a stretto contatto di gomito con il pool dell’Ufficio Istruzione guidato da Antonino Caponnetto. Ricorda quei dieci anni che sconvolsero la Sicilia e l’Italia: “arrivato alla Procura di Palermo nel settembre ’81, nel giugno ’82 su indicazione di Falcone entrai nella ‘quadra antimafia”.

Dice ad esempio, sul palco del ‘Velluti’ che “La mafia è nello Stato” e che è  difficile vincere una partita “dove le maglie e i ruoli delle due squadre sono mischiate, mentre così non fu nella lotta al terrorismo dove la squadra dello Stato era compatta e definita”. Inoltre: “Cosa Nostra è un sistema di potere, non solo un’associazione potente di criminalità organizzata. Ha un comportamento organico al sistema dio Potere del Paese. Su questo era d’accordo Falcone anche se lui si diceva sicuro della fine della mafia, così come accade per tutti i fatti umani. Però la sua longevità fa riflettere”..

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-_Chi-ha-paura-muore-ogni-giorno_La stessa franchezza, la stessa chiarezza -così lontana dal politichese e dagli eterni ‘distinguo’ levantini ai quali da sempre siamo abituati- che avevo sentito appena qualche settimana fa, a Tolentino, da altri due protagonisti di questi anni terribili: l’ex giudice Ferdinando Imposimato (“Sono stato costretto a lasciare la magistratura!”) e l’ing. Salvatore Borsellino, il fratello di Paolo che ha lanciato accuse alla “politica e a quegli imprenditori del nord” collusi con il crimine organizzato.

Alcune ‘cose’ tuttavia il dottor Ayala non riferisce. I profondi e terribili sospetti, ad esempio, di Giovanni dopo l’attentato sventato alla villetta sul mare di Palermo che aveva affittato insieme con la ‘sua’ Francesca. “Me ne parlò quella mattina stessa e che lui poi lasciò intendere in un’intervista mentre si tentava in tutti io modi di sdrammatizzare la gravità del fatto. Non riferisco ciò che egli mi disse, perchè Giovanni non potrebbe né smentire, né confermare…”. Ma ci sono anche altri episodi, altre valutazioni sulle quali lui tace e ripete: “Non posso raccontare tutto perchè Falcone non c’è più…Sono cose delicate”. Non tace invece la sua convinzione secondo cui la mancata promozione di “Giovanni a capo dell’Ufficio Istruzione dopo l’uscita di scena di Caponnetto” sia stata l’inizio della fine del pool antimafia e che dunque il “CSM non ci fu amico”.

A Palazzo Persichetti, nella sala al terzo piano che risulterà alla fine inadeguata ad ospitare un simile evento, tutti sono con il fiato sospeso. L’ex Pm antimafia è interrotto solo dal cellulare: cercano una certa Antonella. “Sono Ayala” dice lui, giocando forse sull’assonanza. Dall’altra parte, richiudono subito. Lui si scusa con gli astanti: “Ho risposto solo perchè chi chiamava lo faceva da un numero in dotazione al Senato”.

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-6-300x199A Palazzo Persichetti c’è  il consigliere regionale Angelo Sciapichetti che porta i saluti del Governatore Gian Mario Spacca. Ayala ringrazia.

Le domande, nonostante che il tempo stringa per le prove dei microfoni in teatro, sono tante. A Romolo da Mogliano (dell’associazione Agende Rosse) lui ricorda Borsellino: “Con Paolo ho collaborato fino all’86, quando fu inviato a dirigere la Procura di Marsala: rimasero comunque sempre amicizia e i contatti perchè lui voleva essere continuamente messo al corrente dei nostri risultati”.

Poi le immagini brucianti delle due stragi. Il 23 maggio 1992, Capaci: “quando seppi di un attentato a Giovanni, subito lo chiamai al cellulare….non rispondeva più”. E  il 19 luglio, via D’Amelio: “Sentii un boato tremendo, poi una colonna di fumo nero altissima. Scesi in strada, inciampai su quello che restava di Paolo. Lo riconobbi dal naso e dai denti. Meccanicamente prelevai dall’auto la sua borsa che consegnai ad un ufficiale dei carabinieri…. non sapevo che conteneva l’agenda rossa, non sapevo neppure che esistesse”.

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-9-300x199Ricorda Ayala anche il primo pentito di mafia, negli anni 70. “Un certo Vitale: non fu preso sul serio. Fu internato in un manicomio criminale… quando ne uscì, la mafia non dimenticò chi aveva osato rompere per la prima volta, l’omertà. Vitale fu ucciso all’uscita da una chiesa, a Palermo, mentre era con la madre e la sorella….”.

Poi di corsa al ‘Velluti’. Il teatro non è ‘sold out’, peccato per gli assenti. In prima fila c’è l’assessore provinciale alla Cultura, Massimiliano Sport Bianchini: “L’importante è cominciare a seminare”.

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-11-300x199Dal palco, il dottor Ayala ricorda altri martiri della lotta alla mafia: Pio La Torre, Rocco Chinnici, Beppe Montana, Ninni Cassarà, Giovanni e Paolo. “Io mi sono salvato -dice- forse perchè subito dopo il maxi processo, mi furono affidate altre pratiche (i furti di energia elettrica a danno dell’Enel) molto meno ‘pericolose’. Questo perchè era prevalsa la corrente di pensiero per la quale i magistrati a Palermo dovevano occuparsi tutti di tutto, senza quella ‘specializzazione’ che aveva connotato il pool antimafia”.

Tanti gli applausi a scena aperta per Ayala e la brava Francesca Ceci, l’attrice che l’affianca sul palco. La conclusione è da brividi, quando l’ex Pm ripropone un rito caro ai palermitani e lascia anch’egli il suo ‘pensiero’ sull’albero di magnolia che in scena ripropone quello che sorge accanto all’abitazione che fu di Giovanni e Francesca Morvillo.

Giuseppe-Ayala-a-Corridonia-5-300x199E’ un attimo: tutto il teatro di Corridonia è in piedi, unito nella commozione e nell’applauso. L’amico di Giovanni Falcone (“L’ho amato molto, lo conoscevo bene in vita e sono sicuro che lui, ancora, quei biglietti se li legge tutti”) viene richiamato più volte sul proscenio. Tutti sono emozionati. Lo è anche Peppino Ayala fino a quando è lui a spezzarla congedandosi alla sua maniera, sdrammatizzando: “Scusate, ma ora devo andare proprio a fumare”.

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