A San Severino l’abbraccio e le lacrime
tra il Rabbino Capo di Roma
e il Vescovo di Ancona

Conferita la cittadinanza onoraria ai fratelli Di Segni: Elio, Frida e Riccardo. Al centro della cerimonia la figura di Mosè Di Segni, l'eroico tenente-medico del Battaglione Mario che operava sulle montagne maceratesi nella guerra di Resistenza. Arrivato al sindaco Martini un telegramma dal Presidente della Repubblica

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Riccardo Di Segni con il sindaco Cesare Martini

di Maurizio Verdenelli

(foto-servizio di Guido Picchio)

Le lacrime improvvise di ‘don’ Edoardo, non trattenute dalla mano subito sul viso, l’abbraccio commosso ai tre ‘fratelli’ (Frida, Elio e Riccardo) ‘ritrovati’ dopo 68 anni hanno emozionato San Severino Marche. Una storia di eroismi, di morti e di barbarie, dieci mesi di guerra civile dal 1943 al 1944 sulle montagne maceratesi, sullo sfondo di quella indimenticabile amicizia fra quei tre bambini a Serripola. “Sapevo che potevo giocare con loro, ma che non dovevo loro chiedere nulla… era questo il senso della custodia di una comunità, quella di Serripola, stretta intorno a quella famiglia che veniva da Roma. C’è una fotografia che ci ritrae noi ragazzini (Frida, Elio ed io) dalle ‘calze corte’ (applausi ndr) seduti su un tronco d’albero” ha ricordato mons. Menichelli nel momento che lui ha definito della ‘tenerezza’ dal palco del teatro Feronia dove questo pomeriggio la città di San Severino

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Il Rabbino di Capo di Roma con il Vescovo di Ancona, mons. Menichelli

Marche ha conferito la cittadinanza onoraria ai fratelli Di Segni: Riccardo, Rabbino capo di Roma; Elio, cardiologo a Tel Aviv (giunto con una decina di familiari, tra i quali alcuni nipotini) e Frida, scrittrice, da anni residente con il marito Alfio Russi ad Ancona, rappresentante della comunità ebraica nelle Marche. Una cerimonia salutata con affetto e riconoscenza con un telegramma ricco di significati profondi, dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

La famiglia del Mosè  Di Segni, medico e di Pina Dascali Roth, farmacista, era giunta a Serripola, sfuggendo al rastrellamento di Roma, su indicazione dell’amico farmacista Giulio Strampelli (in sala la figlia Maria Luisa, venuta da Roma) trovando alloggio in un casolare attiguo alla sua villa. Ha ricordato ancora mons. Menichelli: “Nel ’51 mio padre e mia padre morirono: rimanemmo soli io e le mie due sorelle. Non sapevamo più che futuro era ad attenderci. A salvarci fu il dottor Strampelli: lo stesso che qualche anno prima aveva salvato la famiglia Di Segni”.

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I fratelli Di Segni con il Vescovo di Ancona

L’abbraccio, tra gli applausi e le lacrime, in platea ha suggellato un pomeriggio ‘particolare’ dove la solidarietà non è stato un nome vano senza soggetto, dove i copricapo dei numerosi rappresentanti delle comunità ebraiche di Macerata ed Ancona si sono uniti ai fazzoletti tricolori degli esponenti dell’Anpi (in prima fila il responsabile regionale Nazzareno Re e quello provinciale, Lorenzo Marconi) nel nome di Mosè Di Segni, il medico amante della pace e della lirica, che tuttavia non aveva esitato ad arruolarsi con il grado di tenente nel battaglione ‘Mario’ di Depangher, meritando la medaglia d’argento al valor militare.

Il memoriale del dottor Di Segni che  riscrive -ha detto il curatore Luca Maria Cristini- la storia della lotta partigiana nel Maceratese, è stato al centro della seconda parte della cerimonia dove la presenza sul palco del tricolore storico dell’Anpi settempedano impugnato fieramente da Bruno Taborro, ‘patriota’ del battaglione Mario (“Di Segni? Impagabile. Stargli accanto era un privilegio”) mentre alla chitarra il giovane Stefano Fabbroni cantava un jazzato “Bella Ciao” incitando gli ‘anziani’ della platea a seguirlo, ha rappresentato qualcosa di più di un semplice rito all’interno della manifestazione benissimo condotta dal giornalista Daniele Pallotta.

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Il Vescovo di Camerino-San Severino, mons. Brugnaro

Il volume, pubblicato dalla Riserva regionale del Monte San Vicino e del Canfaito, è stato presentato dal presidente della facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Macerata, prof. Francesco Adornato. Il quale ha ricordato l’invito da parte del parroco di Serripola alla gente del posto ad accogliere quei nuovi amici, senza interrogarsi su chi fossero e perchè in chiesa si comportassero diversamente. “Così avvenne e tutti diedero con slancio se stessi perchè quella famiglia che veniva da fuori, fosse protetta. E quando madre e bambini Di Segni vennero un giorno fermati perchè nel casolare era stato trovato il materiale sanitario del battaglione, il prete informò subito il gruppo di Mario Depangher che intervenne liberando la famiglia”.

“Siamo venuti a ringraziare -ha detto il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni- ed invece siamo stati ringraziati. Rileggendo il diario che nostro padre (ben volentieri lo abbiamo dato al comune di San Severino) ci siamo resi conto di quali momenti terribili abbiamo vissuto, inconsapevolmente, da bambini. Fratelli che perseguitavano ed uccidevano fratelli. Una grande solidarietà ci ‘restituisce’ oggi cittadini di San Severino Marche, suggellando un legame che in realtà non è venuto mai meno (la sorella Frida aveva ricordato i tanti contatti con la città negli anni ndr). Noi conserviamo dentro di noi i valori di questa comunità che un giorno ‘ci custodì’ con affetto e ci salvò. Siamo fieri che la proposta dell’Anpi di cittadinanza onoraria sia stata accolta con grande favore e all’unanimità dal Consiglio comunale”. Elio: “Ricordo come tutti donavano senza bisogno che noi chiedessimo: questa era ed è San Severino!”. (sul palco un momento di tenerezza fraterna: Riccardo ha lievemente ‘spazzolato’ la giacca del fratello che gli era vicino).

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Bruno Taborro e il sindaco Martini

Tempi di guerra orribile, con morti ammazzati nella battaglia di Chigiano e Valdiola e martiri come il parroco di Braccano (Matelica), don Enrico Pocognoni. “A Braccano -ha detto Gianluca Chiappa, presidente della Riserva regionale del San Vicino e del Canfaito- sorgerà un museo, la cui attività sarà proprio tesa alla ricerca e alla promozione tra i giovani, di una storia, quella della Resistenza, i cui valori devono restare nel tempo. Il memoriale del dottor Mosè Di Segni rappresenta un primo concreto passo in tal senso”. E Pallotta, a nome dell’amministrazione: “Chiederemo con forza che questa pubblicazione entri nelle nostre scuole!”.

Nazzareno Re ha ricordato una recentissima visita al cimitero di Muggia, alla tomba di Mario Depangher dove, scolpiti nella pietra, sono ricordati i ‘suoi’ partigiani di San Severino Marche, mentre il consigliere regionale Angelo Sciapichetti (presente anche il collega Francesco Massi) ha portato il saluto del governatore Spacca. Sul palco anche la vice presidente della Provincia, on. Paola Mariani (in platea il consigliere Daniele Salvi); l’arcivescovo di Camerino-San Severino Marche, mons. Francesco Giovanni Brugnaro. In platea l’on. Mario Cavallaro, il viceprefetto vicario Tiziana Tombesi, qualche anno fa apprezzato commissario della città, tutta la giunta comunale di San Severino (l’assessore Simona Gregori ha consegnato libri di storia locale alla famiglia Di Segni e ad Adornato), l’ex presidente del comitato provinciale Anpi, Giulio Pantanetti; il presidente di Marche-Israele, Giuliano Nabissi; e l’iraniana Soraya, rappresentante della Resistenza del suo Paese.

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La cittadinanza onoraria ai fartelli Di Segni

In apertura Cesare Martini, sindaco di San Severino Marche -che ha salutato tra le quinte tutti gli ospiti- ha ricordato come il memoriale di Mosè Di Segni rappresenti una pietra miliare nella richiesta del Comune per la medaglia d’argento al valor civile, motivata dal comportamento tenuto in quella storia di sangue e d’eroismi ‘che sconvolse’ l’Italia.

Molti i telegrammi di saluto: oltre a quello del Capo dello Stato, anche da parte di Nicky Vendola, Donato Marra, Gaetano Gifuni, Arrigo Levi, Silvana Amati, dei senatori Saltarmartini e Piscitelli e del vicepresidente dell’assemblea legislativa delle Marche, Giorgi.

Sul palco il gonfalone di San Severino, con le bandiere dell’Anpi, in platea quello di Croce Rossa internazionale, di cui Frida Di Segni è un alto rappresentante.

cittadinanza-rabbino-2-8-300x199“Una storia di straordinaria attualità” è stata definita dal prof. Adornato, e Martini:  “una luminosa testimonianza di solidarietà umana”.

Nel nome della libertà,  “grande dono”, e della dignità, “una sentinella”, sopratutto in momenti come questi -aveva detto mons. Menichelli- è ancora di più inaccettabile, come vorrebbe qualcuno ‘disturbato’ che si sente ‘onnipotente, “fare divisioni nel grande racconto dei figli di Dio”.

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