“Il prof. don Giacomo Boccanera nel centenario della nascita”. L’incontro, organizzato dalla Società di Studi Camerti, lunedì 17 ottobre presso il municipio di Camerino ha visto una foltissima platea di docenti, cultori di storia patria, ex studenti e (da Foligno) la stessa sorella novantaseienne di Boccanera. Tra le autorità il sindaco Conti; l’assessore Pupilli; l’on. Cavallaro; l’arcivescovo mons. Brugnaro, il presidente dell’ordine forense, avv. Zucconi; e i tre relatori: l’avv. Giuseppe De Rosa (di cui di seguito pubblichiamo un intervento), mons. Sandro Corradini e il prof. Roberto Rossi -letture a cura di Carla Campetella e Filippo Galassi.
Rimarcata unanimemente una suggestiva coincidenza: l’anniversario (17 ottobre) di Giacomo Boccanera, di origini reatine, coincide esattamente con la data della canonizzazione della ‘Santa di Camerino’: Camilla Battista da Varano che proprio lui aveva ‘scoperto’ con una monumentale tesi di laurea. Una valorizzazione, è stato detto, che ha offerto in misura determinante, sostanza allo stesso ‘processo’ di canonizzazione.
di Giuseppe De Rosa
Il mio pensiero torna a quel giorno lontano in cui per la prima volta varcai la soglia della sua casa, nel fitto reticolo di fabbricati, allora popolati, nei pressi dell’abside della cattedrale. Solo, nella biblioteca dove ero stato accolto, attendevo che egli avvertisse la mia presenza, quando lo vidi scendere per le scale con un libro aperto tra le mani e, venendomi incontro senza salutarmi, mi disse: «Ecco, io a questo punto dico proprio cosi. Mi dispiace che a Camerino nessuno riesca a comprenderlo». Si riferiva, manco a dirlo, a uno dei tanti esempi di cattiva amministrazione dei nostri beni culturali. E non aggiungo altro.
Ora, se io ricordo questo episodio non è per aggiungere alle molte altre la mia testimonianza del suo altissimo animo, è invece per dire il sentimento che provavo davanti a lui, tra quei libri, e poi in tutti i nostri successivi incontri: un sentimento che vorrei chiamare di meraviglia, e quasi di incredulità, per la sua presenza nel nostro tempo, e più semplicemente nel tempo. Non era stranezza o fanatismo di discepolo, così ritenendomi pur non avendo frequentato mai neppure un’ora delle sue lezioni. Sempre, quando sento parlare di lui da chi ha avuto la ventura di conoscerlo nella scuola o fuori della scuola, avverto questo inconsapevole senso di infinita lontananza che hanno le cose che sono sempre state: si ricordano sue parole, si narrano episodi e vicende della sua vita ma non, come avviene di tante celebrità, per rievocare un passato irrimediabilmente passato, ma per sovvenirsi di princìpi idee situazioni che non mutano.
Giacomo Boccanera non ci appare solo come uno storico o un maestro, fu soprattutto un fondatore. Vi è in lui qualche cosa che manca negli altri più grandi: uno spirito originario. Per questo un’aureola di mito – certo più lieve e più pura – circonda la sua memoria.
E per questo la breve sosta che noi oggi facciamo nel suo nome e nel suo ricordo, numera gli anni della nostra vita, più che numerare gli anni della sua nascita. Cento anni. Grande mortali aevi spatium, grandissimo se si pensa alle vicende di cui quel tempo è stato intessuto. In quella straniante giornata di agosto di sette anni fa parve che il tempo avesse ragione di lui, che con lui seppellisse l’opera e il mito. Ed eccolo invece qui tra noi, quasi immune dal tempo, eccoci raccolti intorno a lui, a parlare ancora di lui, a chiederci le ragioni profonde della sua vita.
Queste ragioni sono tutte nell’opera. C’è indubbiamente anche l’uomo, per quel poco o quel molto che si può dissociare dall’opera. C’è l’insegnante, lo storico, il cittadino, la personalità tanto più forte quanto più schiva e impetuosa insieme. L’uomo virtuoso scrive sulla sabbia, il suo premio non è di fama e di gloria, ma di speranza. Voglio dire che la virtù dell’uomo per quanto grande non basta a spiegare il mito di Giacomo Boccanera, forse l’ultimo mito camerte.

Luigi Cardarelli di radio c1 porge il microfono a don Giacomo Boccanera all'atto dell'annuncio dell'elezione di mons. Luigi Scuppa a vescovo di Fabriano (1978). Alla sua destra l'arcivescovo di Camerino mons. Bruno Frattegiani, don Nello Paina e il prof. Domenico Cavallaro, sindaco di Camerino
Biografia di Giacomo Boccanera:
Giacomo Boccanera nasce a Leonessa, in provincia di Rieti, martedì 17 ottobre 1911 dalla camerinese Elisa Passini, ostetrica, e da Ferdinando Boccanera, calzolaio del luogo. Ottenuta la madre la condotta a Camerino, la famiglia si trasferisce nelle Marche nel 1919. Qui Giacomo frequenta la scuola elementare, quindi entra nel seminario, dove si mostra dotato di grandi capacità. Ancora seminarista, viene incaricato di tenere lezioni di italiano, latino e greco agli alunni delle classi inferiori. Tra questi ricordiamo Angelo Antonio Bittarelli, di sette anni più giovane, il quale poi simpaticamente ne ricorderà sempre l’impegno e l’inflessibile rigore. Il 18 marzo 1934 viene ordinato sacerdote. Si dedica alle associazioni giovanili e al servizio nelle parrocchie cittadine, ma la sua passione autentica è quella di proseguire gli studi. Si iscrive così nel 1938, sfidando l’espresso divieto dell’arcivescovo, alla facoltà di lettere dell’università La sapienza di Roma, dove si laurea nel 1942 con il prof. Natalino Sapegno discutendo una tesi su «Gli scritti ascetici di Camilla Battista da Varano (1458-1524) studiati sugli originali».
Mentre la guerra ancora infiamma l’Europa, egli è attento annotatore di quei tristi eventi che, a partire dal dicembre 1944 di quell’anno, passato il fronte e intervenuta la liberazione di Camerino già nel mese di luglio, rievoca con asciutte memorie su “L’Appennino camerte”. Quei testi saranno poi dalla tipografia Savini & Mercuri riuniti in volume nel 1945 col titolo “Sono passati i tedeschi. Episodi di guerra nel Camerinese” (ristampa anastatica del 1994 a cura dell’università di Camerino). Sempre nel 1944, nel mese di novembre, affiancato da un ufficiale dell’esercito polacco di liberazione e con l’entusiastica adesione di molti giovani del luogo, rifonda, dopo la soppressione fascista del 1927, il gruppo camerinese dell’Associazione degli scout cattolici italiani (Asci), che presiederà sin oltre la metà degli anni Cinquanta. Nel dopoguerra prosegue la via dell’insegnamento, dedicandosi al ginnasio del seminario e soprattutto, dal 1941 in poi, al liceo classico “Alfonso Varano”, del quale è preside dal 1967 al 1969. Nel 1981 chiude i suoi lunghi anni di insegnamento a generazioni e generazioni di alunni, come preside dell’istituto tecnico per geometri e ragionieri “Giovanni Antinori”. La sua lunga vita è stata un interminabile dipanarsi di attività culturali: direttore della biblioteca comunale Valentiniana dal 1956 al 1993; direttore di museo e pinacoteca civica negli oltre vent’anni in cui, a partire dal 1973 sino al terremoto del 1997, furono ospitati nella duecentesca chiesa di San Francesco; fondatore nel 1968 e direttore del museo diocesano, che a lui fu intitolato nel dicembre 2004, a quattro mesi dalla morte; sovrintendente onorario ai monumenti; canonico del capitolo della cattedrale con le mansioni di archivista per oltre un cinquantennio; cappellano e rettore della chiesa di San Venanzetto per molti decenni fino al 1997; console del Touring club italiano; corrispondente da Camerino del quotidiano “La voce adriatica”; nel 1973 presiede il comitato cittadino che molte energie spese – purtroppo invano – per l’istituzione della facoltà di medicina. Al compiere del suo ottantesimo anno di vita, nel 1991, l’università di Camerino gli ha dedicato un volume di scritti, opera di autori vari, dal titolo “Studi camerti in onore di Giacomo Boccanera”. Il prof. don Giacomo Boccanera muore a Camerino mercoledì 25 agosto 2004. Vastissima la sua produzione libraria. Militante l’impegno giornalistico: avendo scritto il primo articolo su “L’Appennino camerte” nel 1935 e l’ultimo nel 2004, è stato di quel settimanale il collaboratore giornalisticamente più longevo.
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Giacomo Boccanera era un grande storico con modi aristocratici, che sapeva dare utili consigli. Anch’io entrai nel suo studio diverse volte a partire dal 1976 cioè ai tempi del convegno di studi storici “Luigi Poletti e la ricostruzione della Basilica di S. Venanzo nel quadro dell’architettura marchigiana dell’ ‘800”. Formidabile quell’anno passato ad ascoltare altri valenti storici camerti: Angelo Antonio Bittareli e Sandro Corradini. Nel 1984 il Boccanera mi onorò della presentazione di “Ma che bel castello…” Poi ci siamo persi di vista per quelle strane coincidenze della vita.