Questa mattina la direttrice dell’Accademia di Belle arti di Macerata, Anna Verducci, ha consegnato il “premio Svoboda” all’architetto Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, siciliana, una delle firme più significative dell’architettura mondiale, in riconoscimento del suo “talento creativo applicato alle arti e ai mestieri”, che le consente di acquisire il titolo di accademico honoris causa.
La “laudatio” è stata letta dalla stessa direttrice dell’Accademia. L’arch. Verducci ha spiegato come “la Cannizzo sia capace di piegare le tendenze dell’arte contemporanea dal minimalismo all’arte povera, alla costruzione di ambienti di vita intesi come contenitori sociali”. Nelle sue progettazioni prevalgono il tema della casa, il recupero di case derivate da speculazione storica, case dell’abusivismo comunque da recuperare all’insegna della qualità.
Invece il compito di svolgere la prolusione è stato affidato a Pippo Ciorra, senior curator della sezione architettura del MAXXI di Roma, il quale, oltre a sottolineare le caratteristiche principali dell’opera della Cannizzo, ha colto l’occasione per evidenziare il degrado urbanistico degli ultimi anni che caratterizza anche i nuovi insediamenti delle nostre città perché si è investito sempre meno nella qualità pensando solo a costruire, comunque sia. Il prof. Ciorra -docente di composizione architettonica alla facoltà di Ascoli Piceno- ha auspicato inoltre l’integrazione in Italia tra Accademia ed Università nel nome dell’architettura: legame, come arcinoto, attualmente inesistente in un contesto dove nelle nuove costruzioni il ruolo dell’edilizia è pari al 95%, quello dell’architettura del restante 5%.
La “lectio magistralis” tenuta dalla Cannizzo, notissima a livello internazionale (Inghilterra, Svezia, Danimarca) è stata una autentica lezione di “chirurgia estetica” da applicare agli edifici, anche quelli più degradati, per renderli anche esteticamente più razionali e gradevoli oltre che maggiormente fruibili all’interno sfruttando tutti gli spazi utili. Con l’ausilio di splendide diapositive è riuscita a dimostrare il complesso lavoro da svolgere, prima sui modellini e poi sul manufatto, per trasformare (senza doverle demolire) delle costruzioni residenziali assolutamente irrazionali in abitazioni più funzionali, eleganti e perfettamente inserite nell’ambiente urbano che le circonda.
In definitiva anche una nuova filosofia estetico-artistica delle macerie nel complesso capitolo interno al rapporto abitare/vivere sulle tracce, un po’ dimenticate, del filosofo tedesco Martin Heidegger: “…poeticamente abita l’uomo…”.
L’attribuzione della laurea honoris causa all’arch. Maria Giuseppina Grasso Cannizzo premia dunque una talentuosa donna del Sud che vuole abitare e far abitare ‘poeticamente’. Una cerimonia che ha concluso benissimo la rassegna “Non a voce sola” (direttrice artistica Oriana Salvucci) che partita da Macerata a luglio è ritornata in autunno nello stesso capoluogo dopo un percorso di numerose tappe attraverso tre province delle Marche. Una seconda edizione, quest’anno aperta anche al contributo della testimonianza maschile, con platee affollate e protagoniste di spessore e che ha visto quasi alla sua conclusione, al castello della Rancia a Tolentino, un’altra grande donna del Meridione: Lella Golfo, presidente e fondatrice di quella Fondazione che si rifà al nome della ‘madre’ di tutte le donne manager: Marisa Bellisario.

Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati