Da arbitro a osservatore
Oberdan Pantana rivuole la serie A

L'INTERVISTA - Dal 2003 al 2008 tra i "big" del calcio italiano. Ci ha raccontato tanti aneddoti soffermandosi su figure come Facchetti, Totti, Baggio, Maldini, Campedelli e Moggi
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pantana2-300x224   di Andrea Busiello

Visita gradita nei giorni scorsi nella redazione di Cronache Maceratesi. A farci un saluto è stato Oberdan Pantana. L’ arbitro maceratese ha fischiato nella Can A e B per 5 anni (dal 2003 al 2008) ed ora è osservatore degli arbitri della Can C. Tra aneddoti, curiosità, siparietti dietro le quinte e quant’altro, Pantana è stato disponibilissimo a riassumerci come meglio non poteva questa esperienza magnifica che logicamente non dimenticherà mai.

Pantana, cosa le viene in mente di quei 5 anni di serie A e B?

“Mi ritengo una persona fortunata. Arbitrare in serie A è stato unico, sotto tutti i punti di vista. Davvero non è facile spiegare perchè, ma credetemi che quell’esperienza durata 5 anni la porterò sempre nel mio cuore con orgoglio”.

Ripercorrendo un pò la sua carriera, ci ricorda le varie tappe professionali?

“Ho iniziato nel 1994 ad arbitrare i campionati provinciali, il debuttto in Terza categoria fu a Pieve Torina; poi in 4 anni sono passato dalla Seconda categoria all’Eccellenza. Successivamente ci sono stati tre anni di serie D e poi altri tre di Can C dove ricordo con grande piacere di aver diretto la finale del torneo di Viareggio tra Roma e Venezia. E poi sono arrivati questi meravigliosi anni nella Can A e B”.

C’è anche un grande rammarico in quest’avventura. Mi corregga se sbaglio…

“Si, c’è un rammarico. Io stavo facendo bene ed avevo la possibilità di diventare Internazionale ma in quel periodo ci fu il problema di “Moggiopoli” se ricordate ed allora all’Italia furono assegnati 6 posti anzichè i canonici 10. Questo fece si che la Federazione optò per le sue scelte ed io rimasi fuori ma credo che se c’erano quei 4 posti in più probabilmente me la sarei giocata. Peccato, fa parte anche questo del passato”.

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L’esordio in serie A credo che non se lo dimenticherà mai…

“Ovvio. Empoli-Lecce 1-0. Logicamente ero molto emozionato ma andò bene”.

Lei ha arbitrato due partite “toste”: Palermo-Messina e Livorno-Lazio…

“Confermo. Palermo-Messina era una partita sentitissima, il derby di Sicilia. Avevo una tensione addosso incredibile però anche lì alla fine andò bene. Per quanto riguarda Livorno-Lazio tutti sanno che c’è una rivalità storica tra le due tifoserie e per questo il clima che si respirava era di grande tensione ma fortunatamente andò bene anche lì”.

Ma signor Pantana qualche errore l’avrà pure fatto, o no?

“Certo che ne ho fatti ma nel mondo del calcio è meglio non tornare sugli errori però logicamente io mi riguardavo sempre in tv e qualche errore è stato fatto ma d’altronde sono un essere umano come tutti…”.

Ma i vari campioni che si osservano solo in tv come si comportano prima e dopo la gara?

“Mi davano tutti del tu. Ho avuto la fortuna di conoscere dal vivo gente come Baggio, Maldini, Ronaldo e Del Piero: sono un privilegiato. Dico solo una cosa di Baggio, in campo non diceva una parola. Non protestava mai, un campione incredibile dal quale tutti dovrebbero prendere esempio”.

Di aneddoti da raccontare ce ne sono tanti: partiamo da Ascoli-Inter dove lei esplulse Materazzi…

(Dopo la domanda c’è una risata, ndr) “Materazzi è un giocatore a volte troppo irruento ed io in quella gara tirai fuori il rosso per lui. La cosa che mi fece tenerezza fu che a fine partita venne Facchetti dentro gli spogliatoi a scusarsi per il comportamento di Matrix. Facchetti? Un signore con la esse maiuscola”.

gara-pantanaLo stadio che ti trasmette più calore qual è?

“Domanda veramente un pò troppo scontata: il San Paolo di Napoli. Ricordo che quando arbitravo il Napoli in casa per arrivare allo stadio era un’odissea tra le migliaia e migliaia di tifosi che erano fuori dallo stadio ad aspettare la squadra e poi dentro al campo si percepiva un’emozione pazzesca. Dico solo, per farvene rendere conto, che quando allo stadio di Fuorigrotta s’intonava “O Surdato ‘nnammurato” in campo sembrava di saltare anche a me nonostante stessi arbitrando. Scene veramente da vivere più che da raccontare…”.

Roma-Atalanta le dice nulla?

“Di quella partita conservo un ricordo divertente. Erano sull’1-1 e concessi un rigore alla Roma. Parte Totti, tiro e gol ma siccome Perrotta era entrato in area prima del tiro feci ribattere il tentativo dagli undici metri anche se Totti era già andato sotto la curva a festeggiare. Io, irremovibile, lo aspettai per fargli ribattere il penalty e lui mi si avvicina dicendo in romano: “E ammo se ‘o sbaglio che succede?”. Fu davvero un siparietto divertente, poi Totti segnò e la Roma vinse 2-1″.

Mentre Lecce-Chievo?

“Fu una partita storica per i veronesi perchè grazie a quella gara si qualificarono in Coppa Uefa per la prima volta nella loro storia. Alla fine della partita venne il presidente Campedelli (del Chievo) dentro gli spogliatoi e mi chiese a tutti i costi la mia maglia perchè lui voleva che di quel giorno si ricordasse tutto, essendo per la sua società storico. Io rimasi un pò stupito però alla fine gliela diedi, fu un siparietto simpatico”.

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Le chiedo rapidamente come si comportavano con lei i vari Moratti, Berlusconi, Moggi e Sensi?

“Moratti era di poche parole, salutava ad inizio ed a fine partita senza parlare mai dell’arbitraggio. Berlusconi arrivava prima della gara e faceva sempre battute ma mai a fine partita, non so perchè. Stessa cosa per Moggi: salutava ad inizio partita e basta. Sensi mi veniva a stringere la mano prima della sfida e si percepiva come fosse il padre di 11 giocatori e non il presidente. Lui la Roma l’amava e te lo faceva proprio capire. E’ stata una brutta perdita per il calcio, soprattutto a livello umano”.

Ora quali sono le sue aspirazioni a livello professionale?

“Al momento sono il selezionatore che segnala gli arbitri che dalla C reputo siano adatti a salire in B,  spero di continuare questa carriera e diventare osservatore di serie A”.

I sogni sono fatti per essere realizzati: in bocca al lupo Pantana…

“Grazie mille. Speriamo che riuscirò ad arrivare a tali livelli”.

 

 



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