L’Ateneo di Macerata unito
contro il Ddl Gelmini

I presidi: “Si sta puntando su una riforma punitiva"

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Ampia partecipazione e dibattito vivace all’assemblea aperta sul disegno di legge Gelmini che si è svolta oggi pomeriggio all’Auditorium San Paolo dell’Università di Macerata. All’incontro, promosso da tutti i presidi delle sette facoltà dell’Ateneo maceratese, hanno partecipato oltre 500 persone tra studenti, docenti, ricercatori e rappresentanti delle forze politiche, sociali ed economiche del territorio. “Un primo passo verso ulteriori azioni concrete” è stata definita l’iniziativa dalla maggior parte dei tanti che hanno preso la parola. Al termine delle tre ore di dibattito, fuori dai microfoni istituzionali, alcuni ricercatori e rappresentanti degli studenti negli organi istituzionali, in particolare, hanno richiesto l’appoggio dei presidi per organizzare da subito forme di protesta, che coinvolgano anche la cittadinanza e le forze politiche regionali. Nel bel mezzo della discussione è arrivata la notizia del rinvio a venerdì della discussione del Ddl per mancanza di copertura finanziaria relativamente alla norma che prevede l’assunzione di novemila ricercatori.

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I presidi
“Si sta puntando su una riforma a costo zero e punitiva per molti aspetti del mondo universitario, mentre molte nazioni estere stanno puntando proprio sulle università per uscire dalla crisi” ha commentato il preside di Scienze della formazione Pier Giuseppe Rossi. “Il nostro Paese soffre una crisi notevole, ma è la scelta su cosa investire e a fare la differenza”, ha ribadito Antonella Paolini, preside di Economia, che ha anche sottolineato come la mancata delibera del blocco della didattica da parte del Senato Accademico di Unimc “non significa che i nostri ricercatori non possano applicare la norma alla lettera, rinunciando a fare lezioni”. Gianfranco Paci, preside di Lettere e filosofia, ha lamentato il troppo ritardo con il quale l’Ateneo maceratese si è mosso, “Siamo arrivati al giorno prima della discussione alle camere”, e ha sottolineato come la riforma, che ha accolto secondo il preside consensi bipartisan tra le forze politiche, contenga forti elementi di preoccupazione per quanto riguarda sia la riforma della governance che la messa ad esaurimento della categoria dei ricercatori.

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Claudia Cesari, vicepreside uscente della Facoltà di Giurisprudenza ha sottolineato che “lo stato attuale va sicuramente cambiato, vanno eliminate le sacche di privilegio, bisogna introdurre meccanismi meritocratici e di controllo, ma la pressione sui ricercatori è un alibi che non c’entra nulla con la qualità del sistema universitario e il decantato abbattimento del potere baronale che conseguirebbe alla riforma è una bufala”, senza tralasciare il rischio di abbattere il tasso di democraticità, perché nei consigli di amministrazione degli Atenei potranno entrare soggetti esterni, “quindi anche rappresentanti delle forze politiche, mentre, invece, bisognerebbe garantire la libertà di istruzione dai centri di potere esterni”. Francesco Adornato, preside di Scienze politiche, ha ribadito la propria preoccupazione per le sorti di quello che ha definito “un corpo diffuso, che comprende studenti, imprese, territorio. Non abbiamo le risorse non solo per le iniziative di eccellenza, ma anche per organizzare seminari e conferenze di relatori esterni che fanno parte della didattica ordinaria”, mentre Maurizio Ciaschini, preside di Scienze della comunicazione, ha evidenziato il contesto sempre più competitivo della ricerca in ambito internazionale.

I ricercatori
“Io e molti miei colleghi non stiamo facendo docenza questa settimana” ha riferito Francesca De Vittor, ricercatrice – anche se non ho rinunciato alla didattica, convinta che la protesta dovesse essere generalizzata. Spero, che tanti sospendano la didattica, proprio per garantire gli studenti, soprattutto quelli di domani, che rischiano di non avere un’università o di potervi accedere solo pagando rette insostenibili”. Vincenzo Lavenia, ricercatore, ha denunciato come “questa riforma colpisce in modo inversamente proporzionale all’età” e come “tra un po’ non avremo più biblioteche degne di questo nome, perché non possiamo acquistare libri per rinnovarle”, e ha ritenuto che “questo ateneo è stato al di sotto degli altri” che si sono fatti sentire di più. Lina Caraceni ha chiesto che “nessuna voce venga lasciata fuori”, quando, approvata la riforma, gli atenei dovranno procedere alla revisione degli statuti e che “gli organi istituzionali mostrino con atti concreti cosa succederà” se il Ddl dovesse passare così come è, mentre Clara Ferranti, rappresentante dei ricercatori in Cda, ha chiesto maggiore sostegno agli organi di governo. Chiari e concisi gli inviti del prof. Roberto Mancini, presidente dei corsi di laurea in filosofia: proporre misure alternative di rilancio dell’università, incontrare i cittadini e i segretari regionali dei partiti e “chi può, vada a Roma domani a protestare”.

Gli studenti
Marco Monaldi, rappresentante in Senato Accademico di Officina Universitaria, ha chiesto alle altre componenti studentesche di “prendere posizione senza se e senza ma”, di creare un’assemblea permanente di riflessione sulla riforma e di istituire un tavolo tecnico per capire quali conseguenza avranno i tagli della riforma sui bilanci di UniMc. Giulio Gezzi del collettivo Spam si è espresso contro l’ingresso di rappresentanti esterni negli organi di governo delle università e contro il fenomeno della precarizzazione in generale, auspicando che la protesta esca fuori dalle aule per sensibilizzare la cittadinanza, mentre Vittorio Guastamacchia, rappresentante di Azione Universitaria in Senato ha accusato la protesta di strumentalizzazione, ritenendo lesivo del diritto degli studenti il blocco della didattica invitando l’Università di Macerata a fare il mea culpa su presunti sprechi, al quale ha ribattutoil lettore Reinhard Sauer, “non stiamo vivendo nella migliore delle università, ma questo lungo elenco di critiche mi sembra un’autoflagellazione”, notando, però, come egli stesso rappresenti “l’ultima generazione di lettori a tempo indeterminato”.

Il territorio

Diversi i rappresentanti delle istituzioni, tra i quali Carlo Cipriani di Confindustria Macerata, Aldo Benfatto, segretario generale della Cgil di Macerata e Giampaolo Cingolani, segretario generale della Flc Cgil Macerata. Hanno, poi, preso la parola Daniela Barbaresi, Flc, la categoria relativa a scuola e formazione della Cgil Marche, “Si sta tentando di eliminare il sistema universitario italiano che, attualmente, garantisce più o meno a tutti la partecipazione all’istruzione e la qualità della ricerca, nonostante l’inadeguatezza degli investimenti”, e l’assessore comunale alle politiche giovanili Federica Curzi, che ha promesso il sostegno dell’Amministrazione comunale tramite giunta, consiglio e Stati generali della città”.

(Foto di Guido Picchio)



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