Usare i reclami
contro la burocrazia

La lettera
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Da un lettore riceviamo:

Incoraggiato dal ministro Brunetta, vorrei segnalare un episodio tragicomico accadutomi all’Agenzia delle Entrate di Macerata.

Oggi, venerdì 24 settembre, mi presento allo sportello n. 3 dell’Agenzia per consegnare un contratto di cessione di affitto di un immobile. Le parti firmatarie sono entrambe cinesi. L’atto reca tutti i dati identificativi dei soggetti interessati (Nome, cognome, luogo e data di nascita, codice fiscale). In calce le rispettive firme.

La signora alla reception mi dice che l’ufficio non può assolutamente prendere in carico l’atto perché le firme non sono apposte in italiano. Le faccio presente che la firma può essere redatta solo così, perché altrimenti non sarebbe una firma. Di fronte alla ostinazione della sportellista, per tagliare la testa al toro, esibisco il contratto originario firmato in cinese ed accettato a suo tempo dall’ufficio.

Niente da fare! La signora allo sportello pretende la firma in italiano e,” peggio per loro, se non lo sanno. Debbono impararlo. D’altra parte – osserva acutamente- gli italiani analfabeti come fanno? “Firmano con una croce”, rispondo. “Appunto, ribatte la signora, vede che ho ragione… I cinesi debbono imparare l’italiano per poter firmare”. Le faccio allora presente che questa è una pretesa un po’ strana, come quella di chiedere a lei di imparare il cinese per leggere le firme cinesi. L’impiegata non retrocede, si dimostra irremovile e mi dà dell’ignorante perché non conosco le norme da seguire. Per superare  l’impasse, le chiedo di consultarsi con la collega del vicino sportello che con un orecchio aveva seguito i discorsi. E questa cortesemente cerca di farle comprendere l’assurdità della sua presa di posizione. Niente da fare! Alla incompetenza aggiunge così l’arroganza. Per farla finita mi congedo e mi reco dalla capoarea, dottoressa Leone. Costei mi accompagna cortesemente in un altro ufficio dove due impiegati in un batter d’occhio e con grande gentilezza risolvono la questione. Al momento del congedo, mi fanno anche osservare che in fondo la colpa di tutto ciò è di noi cittadini contribuenti perché non utilizziamo l’arma del reclamo e della segnalazione, come ci sollecita a fare il ministro. Mi informano che per questo erano a disposizione del cittadino appositi moduli all’ingresso.

Ma all’ingresso non trovo la cassetta dei moduli, come in tanti altri Uffici o Servizi pubblici.  Dove stavano?

Erano sotto una decina di cartelle, sulla scrivania  della prima impiegata, ben nascosti al pubblico. Allora ho capito perché il cittadino contribuente non aveva mai mosso alcuna rimostranza o apprezzamento sull’efficienza, la cortesia, e competenza dell’Agenzia provinciale delle Entrate.

Un cittadino contribuente*

*la lettera è firmata ma il nostro lettore ha preferito mantenere l’anonimato



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