Con Hell i ballerini si mettono a nudo
Con “Hell”, la danza contemporanea è stata protagonista venerdì scorso al Teatro Rossini di Civitanova Marche. Lo spettacolo di grande impatto ha mostrato scene di nudo integrale che hanno lasciato il pubblico quanto meno sorpreso. Particolarmente rappresentativo il momento in cui protagonisti dello spettacolo si riuniscono tutti sotto un albero spoglio e danzano vestiti solo delle scarpette da ballerini. Le coreografie dello spettacolo sono di Emio Greco, uno dei più grandi maestri della danza contemporanea internazionale. La sua riflessione sulle forme del movimento alla ricerca dell’essenza della danza attraverso la collaborazione con Pieter C. Scholten ha portato alla messa in scena di spettacoli come Hell, in cui i coreografi traggono ispirazione dalle arti visive, dalle performing arts e dalla letteratura, nello specifico dall’Inferno di Dante Alighieri e da Allegro con brio dalla Quinta Sinfonia di Beethoven: ribaltandone la tradizionale prospettiva storica, hanno dato alle suddette opere un nuovo significato, apportando nuove questioni esistenziali.
Greco e Scholten rompono apertamente con la nozione di contrapposizione tra “inferno” e “paradiso”, “bene” e “male”. Sebbene traggano ispirazione dagli abituali approcci nei confronti di questo tema, i coreografi li distruggono in modo da poterli ricostruire con un significato tutto nuovo. Questo tipo di approccio è compatibile con il loro modo di fare danza: cercando di scoprire il linguaggio del corpo che è sotto la pelle, si pongono di continuo delle domande su ciò che è universalmente conosciuto.Hell è anche una ricerca per estendere i confini dell’identità fisica che slega il corpo degli otto straordinari interpreti da qualsiasi nozione, scavando a fondo nei vari strati della danza alla ricerca di ciò che può ancora essere rivelato.

“Quando l’intero gruppo, nudo, si riunisce sotto l’albero spoglio, come fossero tanti Adamo ed Eva, per poi esplodere seguendo il ritmo delle note fragorose della quinta sinfonia di Beethoven, sembra di vedere un quadro vivente di Hieronymus Bosch. I loro corpi – bianco luminoso, blu freddo o color oro – sono puri, segnati dalle cicatrici e dalla muscolatura. In Hell, questi corpi si spogliano della loro essenza, rappresentano l’agonia e l’estasi dell’umanità. E là dove il corpo è l’essere supremo – che è il modo in cui la cristianità rappresenta l’inferno – la grazie e la ragione svaniscono, Hell di Emio Greco si rifà proprio a questo.” [Camille LeFevre, “Star Tribune Minneapolis”]
(Foto di Roberto Vives)




Pur senza entrare nel merito dello spettacolo faccio solo notare come, a volte, scenografi/idee/provocazioni vecchie vengono contrabbandate per nuove, originali o addirittura di rottura…..
Quella dellla performance teatrale con nudo integrale (con diversi soggetti, drammi, balletti, opere originali, ecc.) era una “novità” che prese piede a New York, negli ambienti undeground, oltre una trentina di anni fa e, dalla Grande Mela, venne poi esportata in tutta Europa.
Subito i benpensanti, dell’epoca, gridarono allo scandalo ed in effetti uno dei motivi dei nudi in scena era quello di rompere con il teatro/balletto/danza tradizionale mostrando appunto le nudità, non più come “oggetto osceno” ma, come normale condizione.
Poi vennero anche gli spettacoli provocatori dove il nudo veniva rivestito di connotazioni sessuali, più o meno esplicite, sempre con l’intenzione di rompere con il consolidato classicismo.
Alla fine anche gli avanguardisti, gli sperientatori, i nuovi si stufarono di far vedere tette e culi al vento e, avendo concuso il suo motivo di rottura, gli spettacoli tornarono ad essere queli di sempre, con gli attori ed i balerini vestiti ed il nudo in scena cadde praticamente nell’oblio.
Ma poichè nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma a oltre 30 anni di distanza il nudo integrale viene riproposto, così come in campo della moda ciclicamente si ripropongono (magari con nuovi tessuti) stili/vestiti già visti negli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo scorso: oramai tutto è stato sperimentato (anche la popò su una tazza del bagno presentata come opera artistica) per cui oggi anche il “nuovo” guarda al passato e non al futuro.