Bruno Mandrelli: “Rampa Zara,
Università e lavoro,
sarà questo il mio impegno”

I nostri servizi sui candidati alle primarie del centrosinistra
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bruno mandrelli

di Mauro Montali

Ormai ci siamo, mancano due giorni al 20 dicembre, ed è possibile fare una prima riflessione su questa campagna elettorale per le primarie.  Com’è stato il confronto tra i candidati?

Mi sembra che sia stato corretto e positivo, come doveva essere. Sono le primarie del centrosinistra, mica le elezioni: ci sarà tempo per ragionare anche vivacemente con lo schieramento avversario.

Risposta ecumenica, un’impressione meno diplomatica?

Non è diplomazia, il confronto ufficiale è stato costruttivo come doveva essere. Magari si potrebbe riflettere tutti insieme sui rischi che si possono correre da qui in avanti e dei quali abbiamo già avuto alcune avvisaglie.

Quali?

Bè, più ci si avvicina al giorno del voto e più diciamo tutti, più o meno, le stesse cose. Il profilo negativo che rischia di emergere è allora quello di una sorta di ipocrisia nel senso sostanziale del termine.

In altre parole?

In altre parole sembra un pochino ipocrita che, discutendo ad esempio del parcheggio sotto rampa Zara, non ci si dica chiaramente che tante polemiche sul farlo o non farlo hanno poco senso: a volte ho l’impressione che chi parla dell’argomento non si sia affacciato dalla balaustra di viale Leopardi da anni e non sappia cosa c’è sotto. Macchine parcheggiate ovunque, una situazione di effettivo degrado del verde, di abbandono di alcune memorie storiche come le fonti. Allora è ipocrita dire “non interveniamo” perchè dobbiamo salvaguardare l’ambiente. Io dico interveniamo, razionalizziamo l’esistente e, sopratutto, rendiamo quell’area di sosta spontanea e selvaggia da un lato effettivamente governata, dall’altro facilmente collegata al centro storico con un sistema di ascensori o  scale mobili. Di questo la città ha bisogno, non delle chiacchiere.

Altri esempi?

Continuare a rifugiarsi nelle statistiche per sostenere che a Macerata si sta bene e non c’è crisi. Le statistiche sono una bella cosa, sono utili per comprendere i macrofenomeni, ma la realtà a volte è assai diversa. Anche a Macerata la forbice tra chi se la passa più o meno bene e chi non ce la fa più si è allargata ed il divario aumenterà nel 2010. Abbiamo centinaia di sfratti in arrivo, centinaia di famiglie, sopratutto di immigrati ma il problema comincia ad essere anche di tanti, troppi maceratesi, che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e qualcuno già non ce la fa proprio perchè ha perso il, lavoro.

Eppure le statistiche dicono che l’occupazione è più o meno stabile.

Ecco per l’appunto una falsa impressione che può dar luogo ad un atteggiamento ipocrita. Il comune di Macerata vede la presenza di poche industrie rispetto al territorio circostante, quindi formalmente la disoccupazione è un problema marginale o comunque contenuto. Bisognerebbe però parlare con tutti quelli che lavorano o lavoravano appena fuori del territorio cittadino, nei comuni limitrofi, oppure bisognerebbe parlare con quei tanti immigrati che lavoravano in nero e che o continuano a farlo sottopagati e senza copertura infortunistica o previdenziale o proprio non lavorano più. A questi chi ci pensa? Non possiamo togliere la testa da sotto la sabbia solo per un momento, quando accade una disgrazia come quella della piccola cinese Annie Ye, salvo poi richiuderla dopo il breve rito della commozione collettiva.  Ed a queste realtà clandestina siamo noi cittadini civili ed evoluti che diamo troppo spesso linfa, in barba a tutte le leggi in materia. E pensare che i primi interventi sulla questione del lavoro minorile risalgono alla seconda metà del 1800, basti pensare alla Rerum Novarum di Leone XIII o agli interventi anche legislativi dell’allora Ministro Domenico Berti, un cattolico progressista ante litteram.

Altre ipocrisie?

Sempre in senso tecnico, mi raccomando la specificazione. Ad esempio continuare a discutere sulla necessità di un rapporto costruttivo ed integrato con l’Università quando l’impressione è che, in questi anni, si sia fatto ben poco da questo punto di vista. Non possiamo poi solo lamentarci se la Provincia assume iniziative e fa  da sola. Certo che il coinvolgimento del comune sarebbe stato ed è tutt’ora importante per non dire essenziale, tuttavia … lamentarsi quando i buoi sono usciti dalla stalla non rende giustizia al fatto che, in tanti anni, non si è costruito gran che. Molti docenti hanno problemi per la difficoltà di collegamento con Macerata, molti studenti soffrono di isolamento, alcune iniziative comuni tutt’ora languono: basti pensare al progetto degli impianti natatori, sono passati circa sette anni da quando il consiglio comunale votò un ordine del giorno sul punto a larghissima maggioranza. Insomma: rimbocchiamoci le maniche, costruiamo un tavolo comune con Università, Provincia e Regione, con gli enti che operano in città come Camera di Commercio e Fondazione, con le istituzioni di alta cultura come l’Accademia, con i rappresentanti degli studenti, costruiamo un progetto di investimento su questo elemento essenziale della nostra città

Era il suo, l’ordine del giorno sulla piscina.

Si.

Torniamo alle ipocrisie.

Ma no, basta con questa parola se no magari vengo mal interpretato, passiamo al senso della misura: una cosa che suggerirei è di evitare è quella di porsi acriticamente – e direi irrealisticamente – in una posizione di distacco dall’attuale amministrazione, quasi a dire che “io non c’ero”. In effetti l’unico che non c’era negli ultimi cinque anni sono io, ma questo vuol dir poco. Dopodichè credo che bisognerebbe recuperare il senso della parola d’ordine che ho tentato di lanciare all’inizio del ragionamento sulla prossima amministrazione, che mi sembra tutt’ora corretta: non essendo nè giusto nè rispondente vero dire che l’amministrazione uscente non ha fatto nulla era ed è opportuno marcare le differenze ricorrendo al criterio della discontinuità oggettiva. Parte un altro ciclo, i problemi sono diversi, il mondo – e quindi anche Macerata – è diverso.

Ad esempio?

Dieci anni fa non c’era la crisi economica epocale che stiamo vivendo in questi ultimi mesi, dieci anni fa il mercato immobiliare tirava e la bolla speculativa non era ancora scoppiata, dieci anni fa il fenomeno dell’immigrazione non aveva assunto i caratteri dell’effettiva stanzialità che riscontriamo oggi, per passare poi alle piccole cose dieci anni fa, ed anche cinque anni fa, il Partito Democratico non esisteva. Devo andare avanti?

No, è stato chiaro. Parliamo allora di contraddizioni: persone autorevoli in città, nelle settimane scorse, hanno più o meno detto tutte che il sindaco più adatto, per capacità e quant’altro, sarebbe stato lei. Mi riferisco a Maulo, Cavallaro, Meschini, anche qualche candidato alle primarie ha avuto modo di ammettere (con grande onestà intellettuale) che lei sarebbe stato il candidato ideale. Tuttavia … state facendo le elezioni primarie. Non è ipocrita tutto ciò?

Ho apprezzato quei riconoscimenti ma il problema credo sia di altro tipo, legato anche alla giovane età del Partito Democratico ed allo stato di sfilacciamento generale della politica. E’ evidente che il PD ed i partiti nel loro complesso non sono stati in grado di costruire un ragionamento di sintesi: siamo ancora a metà del guado e dobbiamo continuare a lavorare tutti insieme con convinzione per costruire un grande progetto riformista, fatto meno di protesta e più di proposta.  Magari la prossima volta, se emergerà una personalità sulla quale vi sia una maggioranza di consensi convinti, sarà più facile trovare convergenze positive nell’interesse della città.

In questa campagna elettorale, sia pure sotto traccia, è sembrata riemergere la questione cattolica, con alcuni candidati che hanno sottolineato la loro profonda fede. Cosa ne pensa?

Penso che la fede è un fatto privato, in linea di massima. Poi ci sono i rapporti con la Chiesa che però sono un’altra cosa. Quel che è paradossale è constatare come a volte sembra ci si dimentichi che lo stato – e quindi anche la pubblica amministrazione – è laico per definizione. Non mi sembra che esista una discussione sul punto, non vedo richiami a stati – o pubbliche amministrazioni – di tipo confessionale, cosa che, tra l’altro, nella civile e democratica Europa è una contraddizione in termini. Quindi lascerei da parte questo tema che rischia di essere inesatto ed impreciso. Che poi vi siano persone pronte ad impegnarsi per il bene pubblico che hanno nel loro bagaglio culturale e formativo anche radici cristiane o esperienze di cattolicesimo militante non può che essere positivo, è senza dubbio un arricchimento della personalità umana il saper interpretare con gli strumenti terreni anche il messaggio evangelico. Ma questo è un conto, altro conto è considerare un valore aggiunto se non addirittura una caratteristica essenziale l’essere cattolici praticanti, questa si che sarebbe un’ìpocrisia ed una negazione dell’imprescindibile ed ulteriore messaggio culturale che altre e diverse spiritualità hanno impresso nei popoli e nelle nazioni: basti riflettere un secondo sul pensiero illuminista, ad esempio, o sull’umanesimo socialista, ma la lista potrebbe essere lunga. Voglio peraltro ricordare che tutti i sindaci con i quali in passato ho svolto le mie esperienze amministrative, tutti democristiani, sono per me stati degli esempi in punto di approccio laico alla politica ed alle questioni amministrative: mi riferisco a Carlo Cingolani ed a Carlo Ballesi ed anche Giorgio Meschini ha sempre interpretato il suo ruolo nella piena consapevolezza di essere sindaco di tutti. Credo che ciò sia stato un bene per la città, nessuna intolleranza ideologica, grande rispetto per ogni sensibilità, collaborazione sincera e convinta quando se ne è ravvisata la necessità o l’opportunità anche con la Chiesa che, peraltro, a Macerata rappresenta molto.

Ma se fosse sindaco, quali sarebbero i suoi principali impegni programmatici?

Alcune idee le ho espresse (collegamento diffuso ad internet, impegno perchè l’acqua resti un bene gestito dalla mano pubblica, sinergie virtuose con enti ed istituzioni per valorizzare il nostro patrimonio culturale, etc.) e su queste idee ci si dovrà confrontare all’interno della coalizione, pronti ad integrarle ed a modificarle se necessario: altrimenti corro anch’io il rischio di cadere nell’ipocrisia di quello che sta sempre con la ragione e mai con il torto. Prendo però atto che molte delle mie proposte sono diventate, con lo scorrere delle settimane, patrimonio di tutti i candidati, mi riferisco ad esempio all’interpretare la questione dell’accesso ad internet come centrale per una nuova impostazione culturale e non come meramente accessoria o di comodità per spedire meglio la posta elettronica o semplicemente scaricare un brano musicale magari stando al bar: la questione è ben più rilevante e su ciò ho notato, con il passare dei giorni, un’accresciuta conspevolezza. Una cosa mi sembra però importante, tra quelle che ho detto e scritto: lavorare tutti insieme, convintamente, per costruire una nuova classe dirigente che sia espressione della città. Un investimento quindi sui giovani e sulle donne, anzi, con i giovani e con le donne, perchè Macerata torni ad essere quel faro, quel punto di riferimento che è stata per molti anni. Lo dobbiamo a noi stessi, lo dobbiamo al nostro territorio: essere capoluogo vuol dire, tra le altre cose, essere riconosciuto come tale, non autoglorificarsi sol perchè godiamo di una qualifica amministrativa. Perchè, vede, il declino può colpire anche i capoluoghi se non si lavora e non si investe per tempo sul futuro. E’ vero che Macerata ha in passato accumulato veri e propri patrimoni, materiali ed ideali: ma anche i patrimoni sono a rischio se non li si fa fruttare.



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