Oltre il Muro, niente:
Macerata e la rivoluzione mancata

Consiglio provinciale aperto sul ventennale - di Maurizio Verdenelli -
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muro di berlino

di Maurizio Verdenelli

Gli Anni del Muro che domani (lunedì) la Provincia di Macerata (tra le poche in Italia) si appresta a celebrare, sono ormai anni lontani. Berlino è con Barcellona, la nuova capitale d’Europa e quel tetro ed equivoco monumento della Guerra fredda, che divise in due il mondo occidentale, è solo un ricordo nella capitale della gioia di vivere dove tutti vorrebbero abitare al pari di Brad Pitt ed Angelina Jolie che a Berlino hanno acquistato una delle loro tante residenze.

Quando il Muro venne sbriciolato da quella gioiosa armata fatta soprattutto da giovani, il 1989 stava per finire. Ed insieme il decennio che succeduto agli anni dell’impegno e della Contestazione, sembrava fosse stato attraversato da un ripiegamento ideologico. Gli anni 80 vennero così definiti “gli anni imbecilli”, molto infelicemente considerati quelli che sarebbero venuti dopo. Così di quella notte berlinese, passati alla storia televisiva italiana con il commento di Lilly la Rossa (Grueber) inviata del Tg1, ci sono rimaste solo immagini. E nel Maceratese, ora per interessamento della Fondazione Carima, forse anche due scheletri di calcestruzzo da sistemare in una piazza di Civitanova Alta a commemorare la prima edizione di Tuttoingioco, ‘sbocciata’ improvvisamente l’estate scorsa.

Dalle briciole del Muro ci si attendeva allora un mondo davvero nuovo, pieno di gioia, amore e libertà: gli ideali dei sessantottini, i nostri. Celebrare dunque i vent’anni dall’abbattimento è un po’ riflettere amaramente su quell’occasione mancata.

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Per iniziativa soprattutto del suo presidente Umberto Marcucci, il Consiglio provinciale (aperto) lo farà dalle ore 15.30 di domani, prima d’inaugurare, nella quasi adiacente Galleria Galeotti, la mostra fotografica permanente degli archivi Alinari-Sole 24 ore sugli Anni del Muro (1961-1989) a cura del prof. Evio Hermas Ercoli.

“Quel Muro mi ha attraversato la testa” ha sinceramente dichiarato in conferenza stampa, lo stesso Masino che in quegli anni era capogruppo del Pci in Consiglio comunale a Macerata. Un’assise superstar, quella, dove il partito comunista presentava un attacco a quattro punte: Ercoli, Renato Pasqualetti, Pietro Marcolini  (tre giovani che di strada ne avrebbero fatta parecchia) e, quando glielo permettevano i suoi impegni professionali da n.1 del Foro, il celebre avv. Domenico “Mimì” Valori. La Destra contava su due bocche da fuoco eccezionali: l’arch. Mario Crucianelli e il dottor Giulio Conti che rivedevo dopo anni riemergere, quasi in grisaglia, dalle barricate perugine del ’68 fumiganti di polveri da sparo e sporche del sangue dei ragazzi che si fronteggiavano quasi quotidianamente sulla piazza. Altro che ’68 maceratese! Al conforonto quest’ultimo molto alla camomilla, cui peraltro Pasqualetti ha dedicato un bel libro autobiografico.

Torniano tuttavia agli Anni del Muro e del Consiglio comunale maceratese che aveva alternativamente come sindaci Giuseppe Sposetti e Carlo Cingolani (suo storico “vice”, l’allora repubblicano Graziano Pambianchi), il Psi Giovannino Casale (ancora in panchina Enrico Brizioli e Bruno Mandrelli) mentre la Dc schierava insieme con Carlo Ballesi che faceva “apprendistato” in attesa dei predestinati incarichi, tra i suoi uomini di punta Davide Calise, padre-padrone dello Sferisterio, e Paolo Cesanelli che non sarebbe mai stato “promosso” primo cittadino perché a causa della vastità dei consensi metteva timore tra i mandarini in sala di regia. Per lo stesso motivo, o forse per un eccesso di sgomitamento, l’ottimo Paolo è stato estromesso in extremis dalla giunta provinciale nel quale lo si dava per certo.

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Furono anni importanti e certo migliori di questi per l’ansia di futuro che ci attraversava le menti, oltre al Muro di Berlino.

La Legge n.61 del 15 aprile 2005 ha dichiarato la data del 9 novembre, il “Giorno della Libertà”. Un’etichetta suggestiva, che ci impone un bilancio a posteriori di questi ultimi ventanni. Che osserviamo? Che, nonostante la crisi economica, destra e sinistra, a Macerata come nelle Marche, come in Italia, non fanno distinzione nell’occupazione sistematica del Potere, ricorrendo all’antica e distruttiva pratica della lottizzazione. Naturalmente rinfacciandosi una tale “nequizia” a secondo della momentanea prospettiva. In barba al merito e alle legittime prospettive dei giovani che ci guardano sempre più attoniti e che vorrebbero farsi “scoprire” per il talento, non per i genitori.

Ed ecco il Muro ed ecco Berlino che (questa, sì) è andata veramente “oltre il Muro”. L’evento promosso meritoriamente da Marcucci insieme con Ercoli, Serena Sileoni, Cesare Salvatori, Maria Paola Scialdone con la collaborazione in primis di Università, Fondazione Carima, Banca Marche ed Ordine degli Architetti, ha appunto come titolo: “Oltre il Muro”. E’ giusto celebrare il ventennale del 9 novembre 1989,  ma soprattutto riflettere perché oltre il Muro, in Italia, non c’è stato niente.



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