In ricordo di Briscoletta:
il “poeta del clic”
e la lite con Maradona

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All’alba del 31 ottobre 1998 vittima di un incidente stradale a Villa Potenza, moriva Pietro Baldoni “il fotoreporter di Macerata”.

di Maurizio Verdenelli

All’inizio era Briscoletta, il padre di Pietro: Mario Baldoni anarchico ed antifascista, fotografo e silhouettista. In realtà aveva cominciato come sarto diventando poi allievo del fotografo Irmeno Pierucci. Restando –s’intende- sempre maestro nel gioco delle carte… “Baldoni Mario è ambulante di paste, tappi per bottiglie, fotografie e caricature” recitava alla relativa “voce” lo schedario della Camera di Commercio nel 1935. Mario aveva avuto di volta in volta studi in diversi centri della provincia. Tra questi, Camerino. Uno studiolo piccolo piccolo, un po’ sgarrupato in una viuzza del centro storico. Dove una mattina si era presentato con pelliccia e bastone d’avellano, un pecoraio per la fatidica foto-tessera. Baldoni l’aveva fatto sedere raccomandandogli di non muoversi qualsiasi cosa accadesse perché la foto sarebbe venuta mossa ed egli, il cliente, avrebbe dovuto spendere di più per il bis. Caricò dunque la macchina di magnesio, forse troppo se al momento del clic avvenne una specie di deflagrazione. Le scintille salirono alte fino in cima al profondo soffitto facendo precipitare numerosi calcinacci sul pecoraio. Il quale immerso in una nuvola di polvere e cosparso di detriti, tuttavia fedele alla consegna, al fotografo chiese impassibile ed immoto: “Hai fatto?”. Non si sarebbe mosso, il poveretto, neppure ad una scossa di terremoto!
Ritorniamo a Macerata. Lo studio Fotocelere (o Briscolfoto, secondo l’acronimo che l’ingegnosoMario si era dato) s’affacciava su piazza Mazzini ed era caratterizzato dalla minuscola porta-vetrina tempestata da una serie di foto-ricordo che a causa degli anni trascorsi non invano, avevano preso un floreale color seppia. Effigiati pargoletti dall’aria stupefatta stesi sulla classica finta pelle di leone, sposi compunti, lui con baffetti e solino su uno striminzito abituccio, lei in velo nuziale ex tarlatana posta a difesa di un banco di frutta e verdura. Il sor Mario trascinava i fotografandi nel retrostante Vicolo dello Sferisterio dove accanto all’edificio gratificato dal fascinoso cartello “Latrina pubblica” faceva lampeggiare il magnesio sugli occhi attoniti dei clienti. Il figlio Pietro lasciata la “vuttichetta” con la bella macchina fotografica acquistatagli dal padre (“con questa, sono certo, tu sarai in grado di guadagnarti la vita”) dilagò all’aperto ed aumentò la leggenda dei Briscoletta. Erede dei celebri fotografi maceratesi –dai Balelli a Ghergo- inventò in città la figura del fotoreporter full time. Pietro lavorava infatti soltanto per i giornali: Il Resto del Carlino prima e per 30 anni fin quasi alla sua morte, Il Messaggero. Aveva deciso di vivere così: in modestia ma da uomo libero. Un cronista vero. Le sue immagini rivelavano le persone com’erano fuori dalla posa, dalla cipria, dal belletto retorico ed ipocrita. Quanti potenti strappati dalle loro solenni liturgie, dal finto buonismo. “Bravissimo pure come autore della foto di sport. Uno dei pochi a cogliere l’attimo del gol. Uno dei primi Macerata anche nel genere del fotomontaggio” ricorda il collega Romolo Sardellini che lavorò con lui al Messaggero negli anni 70. Pietro aveva fotografato i Grandi: dal Papa Buono a Loreto fino a Giovanni Paolo II. E naturalmente tutti i Presidenti della Repubblica in visita nelle Marche e tantissimi Protagonisti di ogni campo. Anche del calcio. Con Maradona (nominato commissario tecnico dell’Argentina proprio in queste ore), dopo un iniziale feeling a Villa quiete (diretta dall’amico Bernardo Cherchi) aveva avuto un clamoroso diverbio per una “posa” mancata al Comune di Macerata. Qualche anno più tardi, nel ’90, allo stadio di Camerino dove si allenava l’Argentina (assente al solito il Pibe de Oro) in vista dei Mondiali, gli si avvicinò l’allenatore: mister Bilardo detto “El Nason”. “El senor Briscoletta? Molto piacere: Dieguito mi ha telegrafato proprio oggi chiedendomi di volerlo scusare con lei…” disse l’allenatore argentino alludendo al litigio maceratese. Sulle prime Pietro ne rimase lusingato. Poi ebbe un terribile sospetto: si voltò avendone subito conferma scorgendo Luigi Avi rosso in viso che si teneva la pancia dal ridere. Il suo carissimo Gigetto – testimone di quella “storica” lite- aveva architettato la beffa con la complicità del Nason, un tipo cui piacevano gli scherzi. Iniziò così lungo l’anello delle Calvie un “torello” con Pietro, macchine fotografiche al collo, all’inseguimento del collega cronista. Finì naturalmente in un oceano di risate… Altri tempi.
In quasi mezzo secolo d’attività Pietro fotografò anche e soprattutto intere generazioni di concittadini avendo nel cuore sempre Macerata e il suo Borgo, lo storico quartiere delle Casette, pur nella sua leggendaria plautina facezia: sarcasmo ma tanto affetto. Gli è stato concesso di avere una morte che nell’apparente “ingiustizia” è sembrata quella del Cavaliere ne Il Settimo Sigillo di Bergman. Ha scritto sul Carlino Luciano Magnalbò nipote del podestà che “salvava” ogni volta l’antifasciata Mario Baldoni, una specie di Ghetanaccio alle prese con la Polizia papalina: “Pietro il Grande, lo Zar delle Casette, è stato forse morire come era conveniente morisse, vestito da cacciatore per andare a caccia, con il cane tra i piedi, la sigheretta in bocca alla spavalda e la luce dell’alba negli occhi”. E il poeta Guido Garufi: “Chi sei tu, Pietro?/Quale Spirito del Borgo tu traduci/Quale mistero dentro il tuo sorriso?…”.
Dieci anni fa il Consiglio comunale, all’unanimità, decise di valorizzare la figura di Baldoni. Al teatro Italia ci fu un bell’evento (nell’invito tra i protagonisti, un “certo” Neri Marcorè, allora praticamente sconosciuto) e più tardi una bella mostra negli spazi espositivi (allora) della Provincia in corso della Repubblica. Tre anni fa, poi, il libro per i tipi di Alfabeticaedizioni “Pietro! Briscoletta & friends nella Macerata del dopoguerra”. Ora l’assessorato alla Cultura sta studiando la possibilità di una manifestazione che ricordi “il primo fotoreporter di Macerata” e con lui tutti i grandi fotografi-artisti maceratesi.

 



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