“Una porta sul freddo”
per superare i problemi

di Francesco Ciccarelli
“Una porta sul freddo” è un interessante progetto di musicoterapia, pscologia e training autogeno ideato dalla maestra maceratese Adriana Fiorani.
La presentazione del progetto avverrà il 22 aprile 2009 alle ore 11.00 presso la sala consiliare del Comune di Macerata.
“Tutto nasce –spiega Adriana Fiorani- dalla mia esperienza attraversata in campo musicoterapico e all’università di Scienze della formazione. Mi sono resa conto di come l’essere umano sia fragile e labile e di come possa essere intaccato dalla frenesia e dalla sregolatezza della vita di tutti i giorni. La mancanza dell’amore, non avere un posto di lavoro, non riuscire a comunicare con la propria famiglia, sentirsi non adatti alla società perché si è troppo goffi o non stereotipati ad un modello che viene imposto; sono tutte situazioni che prima o poi portano inesorabilmente sul precipizio di un baratro, di una strada buia da cui non se ne riesce ad uscirne da soli, senza un valido supporto e tanta fede in sé stessi. Credere in sè stessi molte volte risulta essere impossibile, in quanto si ha sempre bisogno di conferme, di promozioni, di parole che desideriamo e che quando, finalmente le sentiamo, ci fanno sentire momentaneamente appagati e meno insicuri: ma è proprio così? L’insoddisfazione è un lato della nostra vita, con il quale prima o poi dobbiamo fare i conti. Non basta ripetersi allo specchio “Io valgo, posso farcela”, perché quando quel vortice si impossessa di te non puoi riuscire a venirne fuori se non fai leva sulle tue risorse. Non è facile stare ai ritmi di questa vita, la religione spesso non basta perché i giovani vengono il più delle volte allontanati perché giudicati e quindi tendono ad appoggiarsi a falsi miti che li fanno sentire a loro agio, ma solo al momento. La relazione con il prossimo è difficile e difficile è anche gestirla e renderla un qualcosa di continuativo. Ecco perché molti matrimoni si distruggono dopo pochi mesi, magari dopo anni e anni di fidanzamento. Il problema di fondo penso che risieda nell’incapacità di esprimersi in modo giusto con chi ci sta di fronte. Non ci sono e continueranno a non esserci filtri magici per far andare bene le relazioni, ma una piccola mano la possiamo dare impegnandoci a diventare esseri umani capaci di usare la nostra creatività per sapere come risolvere i nostri problemi e reagire emotivamente dosando il nostro respiro. La filosofia orientale basa tutto sulla capacità di respirare: il respiro è vita ed energia. Eppure noi quando viviamo momenti difficili, dove avremmo bisogno doppiamente di far fluire la nostra energia vitale, prendiamo e blocchiamo tutto: non respiriamo, andiamo completamente in apnea e la cosa più brutta è che lo troviamo normale. Proviamo per un anno della nostra vita a regalarci un corso che possa aiutarci a diventare persone capaci e piene di potenzialità da mettere a frutto. Abbiamo diritto ad una chance che ci possa donare la capacità di vivere le emozioni come vanno vissute, di costruire il nostro percorso lavorativo, affettivo, familiare, come lo vogliamo noi. Non sto parlando di schiacciare il prossimo, di non ascoltare ciò che l’altro ha da dire, ma dico di ascoltare il nostro corpo, di reagire ai suoi segnali, di rispondere a quell’ enorme insofferenza che sentiamo quando non abbiamo il coraggio di urlare in faccia a qualcuno che non siamo d’accordo. Ascoltiamoci e creiamo con gli altri una sinergia che ci possa permettere di piegare la nostra vita nella giusta direzione. Con ciò non mancheranno momenti di sbandamento, di insicurezza, di paura, di inappropriatezza…sono tutti elementi che fanno parte l’uno dell’altro e così è giusto che sia, ma noi possiamo fare in modo che gli eventi della vita ci scorrano addosso senza farli imperare su noi stessi, senza farli appropriare della nostra linfa vitale. Noi tutti siamo capaci di arrivare a ciò con dei consigli e degli istruttori che non fanno altro che prendere le potenzialità e trasformarle in punti di forza per risolvere in maniera più serena le situazioni che si presentano. Ognuno di noi nasce con un destino tracciato, ma siamo noi che decidiamo che colore scegliere per quel destino. Dateci la possibilità per un anno di cambiare il vostro punto di vista. Attacchi di panico, ansie, fobie varie, sono solo dei campanelli d’allarme che qualcosa non lo riuscite proprio a mandare giù. Sono manifestazioni di paure inconsce che per avere una credibilità devono vestire dei panni ben precisi, ma nel momento in cui prendete i vostri problemi alla radice, non sarete più impreparati e saprete come rispondere ad un attacco di panico o altro ancora. Mi piace identificare questi avvenimenti come il nostro diavolo interiore che si manifesta e ci parla e ci vuole convincere che è lui il più forte e che la nostra vita è la sua. Nessuno e ripeto nessuno ha il diritto di dirci che non siamo nessuno o che la nostra vita che ci sia o non ci sia è la stessa identica cosa. Tutto ciò per ripetere ancora una volta che noi non facciamo miracoli, ma siamo fortemente sensibilizzati da una gioventù che già a sedici anni (e forse anche prima) si sente persa e non riesce a trovare una collocazione ben precisa in questo mondo. La solitudine che alberga in ognuno di noi è una bestia che dobbiamo sconfiggere per evitare che ci soffochi e ci uccida. Dobbiamo trovare dentro di noi delle armi da usare e proprio per questo noi abbiamo intitolato questo progetto “Una porta sul freddo” perché c’è tanto freddo in questa vita e molte persone si lasciano morire perché pensano che non ci sia altra soluzione. Tutto intorno a noi ha un senso dalla nascita alla morte e noi dobbiamo riuscire a cogliere quel senso partendo dal molto piccolo per riuscire ad arrivare sulle più alte vette. Non c’è bisogno di scalare l’Everest per sentirsi in alto e non c’è neanche bisogno di incontrare il Dalai Lama per sentirsi in pace con sé stessi. Sono tutti atti ammirevoli e viaggiare è una cosa splendida, ma il nostro paradiso terreno lo possiamo trovare a due passi da casa. Lo abbiamo dentro di noi e noi vogliamo insegnarvi proprio questo. Non sappiamo cosa voi volete diventare e probabilmente anche voi non sapete chi siete. Scopriamolo insieme e forse alla fine di questo percorso scoprirete di essere nati per fare i pittori o gli attori o i musicisti o i poeti, non ha importanza. A quel punto il vostro cammino lo avrete più nitido e capirete molte cose perché riuscirete a guardare le situazioni da punti di vista differenti. Non vendiamo sogni in una scatola, ma metodo e professionalità. Non ci basiamo su elementi che non esistono, ma su ciò che voi celate al vostro interno e che noi abbiamo il compito di portare alla luce. Dovete risvegliare in voi il bambino, vorrei citare tre versi molto belli di Pablo Neruda “il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che è dentro di sé”. Il credere in qualcosa di veramente potente che non possa farvi cadere è fondamentale, la speranza è l’ultima a morire deve essere il vostro mantra mattutino per riuscire ad affrontare qualsiasi cosa, soprattutto ammettendo i vostri limiti e accettando che siamo esseri umani e dove non possiamo arrivare è inutile che cerchiamo di arrivare perché siamo consapevoli delle cose che possono far parte della nostra vita perciò bisogna amarsi in tutte le diverse sfaccettature e chiarire al prossimo che noi siamo fallibili come lo è chi ci sta accanto e di fronte”.