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I dieci giorni che sconvolsero Macerata

IL PUNTO - La droga. L'orrore della morte di Pamela. L'arresto dei tre nigeriani. Il maldestro tentativo di sbarazzarsi del cadavere che fa pensare a un ritrovamento voluto. Il raid razzista di Traini che continua a portare avanti le su idee di stampo nazista. La doppia figuraccia delle istituzioni. Le manifestazioni e l'allontanamento del questore Vuono. L'inchiesta della finanza sul business dei migranti e la sudditanza della Giunta che avalla la mancanza di trasparenza
mercoledì 14 febbraio 2018 - Ore 15:09 - caricamento letture
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di Giuseppe Bommarito*

Tutto nasce dalla droga e dalla tragica morte di Pamela Mastropietro. Su questo il Vescovo di Macerata ha pienamente ragione: da quell’omicidio – dovuto ad overdose oppure ad un gesto volontario degli indagati –, che comunque è avvenuto a causa della maledetta droga, sono poi scaturiti il raid razzista e la tragica successione di eventi dei giorni scorsi, nonché il cataclisma politico e mediatico che si è abbattuto su Macerata, sino ad arrivare alla manifestazione di sabato indetta dai centri sociali, alle successive code polemiche a livello nazionale e locale, alla traumatica rimozione del Questore di Macerata arrivato in città da appena due mesi ed infine, sia pure solo indirettamente connessa, alla clamorosa emersione dell’indagine della Finanza sul Gus e altre associazioni (non più ritenute onlus dagli inquirenti) della solidarietà umana cinicamente a termine, con bilanci milionari la cui trasparenza lascia molto a desiderare.

Il luogo dove sono stati ritrovati i due trolley con il cadavere

Andiamo tuttavia per ordine, sperando di non dimenticare nulla.
Un omicidio per droga – si diceva sopra – quello di Pamela, che però, qualunque ne sia la causa (ancora da stabilire con certezza, anche se le ultime dichiarazioni degli inquirenti e le odierne convalide del Gip propendono decisamente per l’omicidio volontario), non può essere certo paragonato, come rilevanza sociale e criminale, ad altre morti per overdose o a tanti altri analoghi fatti di sangue purtroppo accaduti anche negli ultimi tempi in diverse parti d’Italia.
Innanzitutto per le atrocità mai viste in Italia – una sanguinaria, professionale e tuttora inspiegabile macellazione – che hanno caratterizzato il maldestro tentativo di sbarazzarsi del cadavere della povera ragazza romana, tanto maldestro da far pensare ad un ritrovamento voluto, per finalità ancora tutte da capire.

Pamela Mastropietro

Tale è stata la disumanità messa in campo dai macellai oggi indagati che in un solo momento il corpo smembrato e fatto a pezzi di Pamela è riuscito, questa volta inevitabilmente, a sbattere in faccia all’Italia intera, al di là dell’orrore, tante cose angosciose di cui da sempre, con qualche limitata eccezione (questo giornale, ad esempio, da otto anni interviene costantemente su tali temi), si evita a tutti i costi di parlare: la gravità del fenomeno dello spaccio e del traffico di droga a Macerata; l’anomala concentrazione in città di spacciatori di nazionalità pakistana e africana, tra di loro evidentemente collegati in organizzazioni dedite allo spaccio; la sottovalutazione del fenomeno che sino ad oggi vi è stata da parte di chi doveva contenerlo; il coinvolgimento sempre maggiore e sempre più preoccupante anche di ragazzini di undici-dodici anni; il disagio, se non l’impotenza, delle famiglie ad aiutare i ragazzi caduti nella tossicodipendenza; l’ipocrisia nel considerare questi ragazzi, schiavi di sostanze dalla potenza chimica devastante, liberi di decidere circa le modalità migliori per venir fuori dall’inferno in cui si sono venuti a trovare; la fragilità delle risposte terapeutiche, anche comunitarie, messe in campo; il degrado che avviluppa questi giovani, che ad un certo punto, pur di trovare i soldi per un’altra dose, sono pure costretti a cedere alle pretese sessuali di adulti cinici e squallidi; il pericolo di morte che costantemente aleggia sulla testa di chi, a causa delle sostanza, si viene a trovare ad ogni piè sospinto sull’orlo del precipizio.

Una selezione di commenti inneggianti a Luca Traini pubblicati dal giornalista Enrico Mentana

In secondo luogo, ha contribuito in maniera decisiva a far considerare la vicenda di Pamela come un caso unico, un evento criminale del tutto straordinario, l’assurda reazione stragista e razzista che la spaventosa morte di Pamela, e solo questa negli annali dell’Italia e dell’Europa intera dal dopoguerra in poi (sia pure in presenza di numerosi altri efferati crimini posti in essere da decenni nel nostro paese da soggetti extracomunitari), ha suscitato. In definitiva, una delle morti più atroci avvenute in Italia negli ultimi decenni, l’improvviso scoperchiamento del vaso di pandora contenente la droga con tutti i suoi mali annessi e connessi, e infine una reazione stragista efferata costituente anch’essa un “unicum”, possono ben spiegare – senza dover ricorrere alla tesi di un razzismo latente e doppiopesista che determinerebbe reazioni più indignate solo quando è scuro il colore della pelle della mano assassina – il motivo per cui, ad esempio, il pur brutale omicidio di Jessica, uccisa anch’essa in questi giorni da un tranviere milanese, non ha avuto la medesima risonanza mediatica della drammatica morte di Pamela.

Da Pamela a Luca Traini il passo è breve, anche in termini temporali. Poche ore separano infatti la scoperta delle valigie contenenti i miseri resti della ragazza romana dalla folle e reattiva sparatoria per le strade di Macerata compiuta dal giovane maceratese. Mai s’era vista una simile rappresaglia, caratterizzata da uno sparare nel mucchio che solo per miracolo, pur avendo portato al ferimento di una decina di persone di colore del tutto innocenti, non ha raggiunto dimensioni ancora più vaste e più gravi.
Ebbene, come non parlare di razzismo in questa brutale caccia al nero? Come trascurare il fatto che Traini ha un passato e un presente di militante di estrema destra e ha in testa idee, sia pure molto confuse, di stampo nazista? La gravissisma strage consapevolmente effettuata dal giovane maceratese, anche per le dichiarazioni dallo stesso rilasciate tramite il suo legale, ha quindi – se vogliamo dire le cose come effettivamente stanno – una innegabile connotazione razzista e fascistoide, e a mio avviso giustificava sicuramente una reazione di massa per riaffermare alcuni imprescindibili valori democratici e di eguaglianza. Ad altre conclusioni potrebbe arrivarsi solo considerando il Traini come un folle totalmente incapace d’intendere e di volere, tesi ipotizzata dal suo difensore, ma che francamente appare abbastanza difficile da sostenere alla luce della fermezza con la quale il giovane giustiziere della notte, anzi, del giorno, sta sostenendo la presunta giustezza del suo gesto.

Ciò detto per amore di verità e passando oltre, a mio avviso è stato uno sbaglio negare nei giorni scorsi l’autorizzazione alle manifestazioni sia di Forza Nuova che dei centri sociali (decisione poi in quest’ultimo caso, come è noto, clamorosamente ribaltata), così come è stato errato dare alla manifestazione di sabato una connotazione solamente antifascista e antirazzista.
Il divieto di manifestare, proposto in primo luogo dal Sindaco Carancini e contrario a importanti principi di rango costituzionale, ha infatti dato luogo ad una doppia figuraccia delle istituzioni, che poteva e doveva essere evitata. La prima, quando per contrastare, giovedì scorso, i quattro gatti di Forza Nuova, le forze dell’ordine, presenti in grandissima quantità in assetto da contrasto alla guerriglia urbana, sono state costrette ad usare le maniere forti, dando vita nella piazza centrale di Macerata a gravi disordini che sarebbero stati evitabili se invece fosse stato invece seguito il metodo “soft” utilizzato un paio di giorni prima nei riguardi del gruppo dirigente nazionale di Casa Pound, la cui manifestazione in città è stata normalmente consentita e, alla fine, dopo un caffè preso in un bar e le consuete deliranti dichiarazioni, è scivolata via senza problemi, sia pure con qualche limitata contestazione. Oltretutto, il leader di Forza Nuova è candidato premier e quindi nei suoi confronti il divieto di manifestare era non solo sbagliato in linea generale, ma anche illegittimo nel caso specifico.

La seconda figuraccia si è avuta allorchè il Sindaco Carancini (già reduce da un penoso dietrofront a proposito del rinvio del carnevale maceratese), relativamente alla marcia di sabato organizzata dai centri sociali, si è reso conto dell’impossibilità di far rispettare il divieto di manifestare a pena di incidenti ancora più gravi (facilmente prevedibili sin da subito) e ha fatto sì che venisse revocato il divieto da lui stesso proposto, creando così una pesante disparità di trattamento e palesando dinanzi al paese intero l’impotenza sua e delle istituzioni nel far valere i provvedimenti (sia pure assurdi) già presi. Tra l’altro, la revoca del divieto ha portato al totale isolamento del Pd a livello locale e nazionale, difficile da spiegare nonostante i grotteschi equilibrismi piddini ed ha condotto pure ad una palese spaccatura in giunta, con il vice sindaco Stefania Monteverde che, beffandosi delle prese di posizione dell’amministrazione comunale, è invece tranquillamente scesa in strada a manifestare.

Sbagliato, come dicevo sopra, è stato anche non dedicare l’imponente manifestazione di sabato (positiva nonostante i dieci imbecilli che hanno esaltato le foibe, vicenda peraltro emblematica di razzismo ai danni degli italiani di Trieste e dell’Istria) pure a Pamela e a tutte le giovani vittime della droga, che non sono solamente quelle che finiscono al cimitero, ma anche quelle che a migliaia, a causa della droga, in un modo o nell’altro rovinano irrimediabilmente la loro vita e quella dei loro familiari.
E’ vero, infatti che molti hanno sfilato con il cuore rivolto anche a Pamela e alla sua straziata famiglia, ma perché non legare pure formalmente la riaffermazione di importanti valori democratici alla battaglia per sottrarre migliaia e migliaia di giovani alla schiavitù della droga e al sempre più esteso ed evidente predominio, anche in regione, della criminalità organizzata, italiana e straniera (la mafia nigeriana dalle nostre parti, tra spaccio e prostituzione sia sulla costa che in città, sta crescendo paurosamente), che sulla droga lucra profitti immondi e immensi?

Il questore Vuono

Tutto ciò mentre le prime teste iniziano a saltare: il Questore Vuono, che pure si era mosso con una discreta efficacia, è stato infatti rimosso dopo appena due mesi dal suo arrivo a Macerata, ufficialmente per la risibile motivazione di un normale avvicendamento, in realtà sicuramente per altri motivi, legati forse agli scontri in piazza con i militanti di Forza Nuova. A lui comunque un saluto ed un grazie per quanto comunque fatto in questi sessanta giorni di travagliata permanenza maceratese, nella consapevolezza che la colpevole sottovalutazione del problema droga a Macerata dura non da mesi, ma da anni.
Il nuovo Questore Antonio Pignataro, peraltro, proveniente dalla Direzione Centrale Servizio Antidroga, è probabilmente la persona più giusta per portare avanti il lavoro già intensificato dal Questore uscente nel contrasto al traffico e allo spaccio di droga. Occorre però ribadire con forza che se la carcerazione preventiva per il reato di spaccio (quanto meno per la cannabis) continuerà ad essere di fatto impossibile, se le pene in materia resterannno così blande e nemmeno “certe”, se nuovi spacciatori saranno a getto continuo forniti alle mafie italiane e straniere dall’esercito degli extracomunitari irregolari e/o usciti dai progetti di cosiddetta accoglienza, tutto il grande lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura null’altro sarà se non un continuo girare a vuoto, un inutile dispendio di energie e di mezzi.

Tornando a monte, cioè alle indagini sulla drammatica morte di Pamela, si susseguono le dichiarazioni, anche contrastanti, e i colpi di scena: ma la verità è che, in assenza dei riscontri definitivi dell’autopsia e delle indagini tossicologiche, nonché dei tabulati telefonici dei vari indagati, tutte le ipotesi, per il momento tendenti all’omicidio volontario, restano per il momento fragilissime e altamente discutibili. Qualche spezzone di verità potrebbe peraltro venire dalle dichiarazioni di uno o più degli stessi nigeriani indagati, la cui posizione (salvo uno) è attualmente parificata quanto all’ipotesi di reato dell’omicidio volontario: forse, per togliersi di dosso una parte di responsabilità, qualcuno potrebbe parlare e raccontare come effettivamente sono andate le cose e come è avvenuto il martirio di Pamela, vero e proprio agnello sacrificale di una vicenda agghiacciante.

Paolo Bernabucci, presidente del Gus

Come se tutto ciò non bastasse, in città è esplosa da un paio di giorni un’altra vera e propria bomba: la clamorosa indagine della Guardia di Finanza sul Gus, Gruppo Umana Solidarietà, e su altre due associazioni impegnate nell’accoglienza e nella (mancata) integrazione degli immigrati, cioè più semplicemente dedite al business in grande stile degli immigrati. Indagine che avrà i suoi sviluppi in sede giudiziaria, tutti da verificare, ma che evidenzia comunque sin d’ora e con grande chiarezza, oltre ad una deficitaria trasparenza contabile più volte segnalata e assurdamente avallata dalla Giunta Comunale di Macerata negli ultimi anni, la copertura, se non la sudditanza, dell’amministrazione stessa nei confronti di questi professionisti della solidarietà ben remunerata, la cui elevatissima capacità di pressione e di influenza politica a livello locale e nazionale (il coordinatore del Gus è un dirigente del PD nazionale) ha certamente svolto un ruolo molto significativo nel far giungere a Macerata e in provincia un numero notevolissimo di soggetti, lasciati alla fine di ogni progetto nello sbando più totale e praticamente a disposizione dei piccoli e grandi manovratori del fiorentissimo mercato maceratese della droga. E nuovi arrivi per centinaia di extracomunitari – tanto per chiudere in bellezza – a Macerata e provincia si stanno già profilando.

*Avvocato Giuseppe Bommarito, presidente associazione “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”

Droga, criminalità organizzata e falsa politica dell’accoglienza Emergenze sociali da combattere

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