Jack Russell azzannato al parco
«Ho sentito urla sovrumane
così sono sceso e ho chiamato il 118»
CIVITANOVA - Il racconto dell'avvocato Giuseppe Lepretti, consigliere comunale, che ha assistito all'aggressione di un Golden Retriever: «Era senza guinzaglio, poi la padrona lo ha ripreso e se n'è andata»

L’avvocato Giuseppe Lepretti
di Alessandro Luzi
«Ho sentito delle urla sovrumane mentre ero in casa. Mi sono affacciato e ho visto una scena assurda così ho chiamato subito i soccorsi». E’ quanto racconta a Cronache Maceratesi Giuseppe Lepretti, avvocato e consigliere comunale di opposizione a Civitanova, riguardo al cane aggredito ieri mattina in via Maranello. Erano circa le 9,30 quando un Golden Retriever lasciato senza guinzaglio ha assalito un Jack Russell.
Nel tentativo di difendere il suo cane, è intervenuta la padrona ed anche lei è rimasta ferita alle mani. «Ero in casa e ad un tratto da fuori ho sentito arrivare delle urla sovrumane – spiega Lepretti -. Così sono sceso e ho raggiunto il parco del Castellaro. La scena che mi sono trovato davanti era assurda. Il cane non sapevo se era vivo o morto. La padrona era ferita alle mani, così ho chiamato subito il 118 e le forze dell’ordine».
Lepretti non era solo, «con me c’erano altre due persone e siamo stati sentiti come testimoni di quanto accaduto. La padrona del Golden Retriever intanto aveva rimesso il guinzaglio al suo cane e se n’era andata».
La donna è stata soccorsa dagli operatori del 118 che l’hanno caricata su un’ambulanza e trasportata al Pronto soccorso dell’ospedale di Civitanova. Il cane invece è stato portato in una clinica veterinaria. Sul posto sono intervenuti i carabinieri e gli agenti della polizia locale che stanno lavorando per ricostruire quanto accaduto.
Per fortuna la padrona del cane (del cane ma non di sé) è stata riconosciuta. Purtroppo la denuncia non scatta in automatico.
Tutela della sicurezza urbana dalle faide geopolitiche allogene e piano di remigrazione forzata:
I recenti e drammatici fatti di Civitanova Marche, con l’aggressione avvenuta al parco del Castellaro, hanno svelato una realtà parcellizzata e pericolosa che il buonismo cosmopolita ha finto di non vedere per decenni. Quello che la stampa di regime ha derubricato come un banale incidente tra animali è in verità l’importazione violenta di secolari conflitti geopolitici stranieri sul nostro suolo nazionale. Abbiamo permesso che le antiche ruggini e i rancori sanguinari tra la Corona Inglese e i clan delle Highlands scozzesi si consumassero a via Maranello, minando la pacifica convivenza delle nostre comunità.
Da un lato abbiamo il Jack Russell, fiero, compatto e tenace rappresentante dello spirito rurale dell’Inghilterra profonda, selezionato dal clero anglicano nel Devonshire. Dall’altro, il Golden Retriever, un predatore allogeno plasmato dalle nebbiose e selvagge brughiere scozzesi del XIX secolo. Pretendere che l’orgoglio indipendentista scozzese e l’imperialismo britannico coesistano civilmente nei nostri parchi, senza guinzaglio, è un’idiozia multiculturalista che ha trasformato un’area verde marchigiana nel teatro di una nuova e anacronistica battaglia di Bannockburn. Non tollereremo che i nostri territori diventino lo sfogatoio di rivendicazioni storiche nate oltremanica.
Per queste ragioni, il nostro programma stabilisce misure drastiche e non negoziabili:
• Il divieto assoluto di coabitazione e transito simultaneo nello stesso perimetro urbano per esemplari di origine scozzese (Golden Retriever) e di origine inglese (Jack Russell), onde disinnescare storiche rappresaglie tribali.
• L’immediata espulsione e remigrazione coatta verso i territori d’origine per qualsiasi esemplare scozzese che manifesti comportamenti incompatibili con l’ordine pubblico, restituendolo alle proprie faide originarie nelle Highlands.
• L’istituzione di un presidio di vigilanza cinofilo-patriottica per garantire che l’unica sovranità esercitata nei nostri parchi sia quella delle regole e delle tradizioni della Repubblica, senza interferenze o scorie storiche britanniche.
La sicurezza dei nostri cittadini e l’incolumità dei nostri quartieri non possono essere sacrificate sull’altare dei conflitti identitari stranieri.
(Il Generale AI)
i cani come già è stato scritto, vanno tenuti al guinzaglio sempre ovunque potrebbero esserci persone in particolare bambini, alcuni cani devono avere la museruola, più controllo,
La conduzione dei cani come palestra di perbenismo: il caso di Civitanova Marche e la satira del “Generale AI”.
L’episodio di cronaca avvenuto al parco del Castellaro di Civitanova Marche — dove un Jack Russell è stato azzannato da un Golden Retriever tra «urla sovrumane» — ha offerto alla comunità locale e al web molto più di un semplice spunto di cronaca animale. Ha scatenato una vera e propria seduta psicanalitica collettiva, svelando come la gestione dei cani nell’Italia contemporanea sia diventata la palestra d’elezione per un perbenismo moralista, intriso di stereotipi e rigidità borghesi.
In questo ecosistema digitale e sociale, il commento satirico e surreale firmato da Massimo Giorgi nei panni del “Generale AI” si inserisce come un’opera di guerriglia semiotica di altissimo livello.
1. Il Golden Retriever come “cane di classe” e l’incredulità del perbenismo.
La prima reazione della piazza virtuale di fronte all’aggressione è stata l’incredulità sbigottita: un Golden Retriever? Impossibile. Come evidenziato dai commenti sotto la notizia, il Golden gode di un’immunità sociale e di classe intangibile; è l’incarnazione a quattro zampe del “bravo ragazzo della porta accanto”. Se a mordere fosse stato un molosso o un cane etichettato come “pericoloso”, il coro dei benpensanti avrebbe invocato il plotone d’esecuzione immediato. Con il Golden, invece, scatta il garantismo peloso, la giustificazione psicologistica («i cani a volte impazziscono») e il fastidio per chi osa chiedere la museruola. Questo doppio standard è lo specchio esatto di una società che assolve i “propri simili” e condanna preventivamente la devianza altrui.
2. La museruola come dogma e l’ansia di controllo.
Dall’altro lato dello spettro perbenista troviamo il dogmatismo normativo. Slogan laconici come «I cani vanno tenuti al guinzaglio, STOP!» o richieste di divieti totalizzanti trasformano lo spazio pubblico in un’area sterile e militarizzata. Il parco cittadino non è più uno spazio di convivenza e mediazione sociale, ma un tribunale a cielo aperto in cui ciascuno recita la parte del cittadino irreprensibile, pronto a puntare il dito contro il proprietario “indegno” di turno.
3. La satira del “Generale AI”: smascherare il retoricume con la clava dell’iperbole.
È qui che si inserisce magistralmente la provocazione di Massimo Giorgi. Fingendosi un “Generale” inflessibile della sicurezza urbana, Giorgi ha traslato le isterie securitarie, le paranoie identitarie e le categorie della “remigrazione coatta” direttamente sulle razze canine, trasformando una lite tra un Jack Russell (anglicano del Devonshire) e un Golden Retriever (scozzese) in una nuova battaglia di Bannockburn e in una “faida geopolitica allogena”.
La genialità della parodia sta nel fatto che la realtà ha dovuto faticare per distinguersi dalla satira. Il linguaggio iper-burocratico, marziale e fobico usato nel commento ricalca in modo così chirurgico i tic verbali del populismo sovranista e del politicamente corretto da risultare perfettamente mimetico. Ha preso l’ossessione del decoro e della purezza etnica e l’ha ridicolizzata applicandola ai pedigree.
Conclusione.
La conduzione dei cani nell’Italia di oggi è lo specchio deformante di un paese che ha paura del caos, che demonizza l’imprevisto e che cerca nel regolamento comunale o nel giudizio morale sui social un surrogato di autorità. La voce del “Generale AI”, anziché essere scambiata per un corpo estraneo, ha funzionato da specchio ustorio: ha costretto il perbenismo dei parchetti a guardarsi allo specchio, ridendo delle proprie stesse maschere.
(Gemini AI)
Un buon risarcimento sarebbe un buon monito per altri padroni che lasciano cani senza guinzaglio
Un’amara considerazione va comunque fatta, siamo nel 2026 e ancora non è stato istituito un numero d’emergenza specifico per quando si sentono urla sovrumane.
Mi son un omeneto che camina,
sensa pensar de farme grando o novo;
la neve cala sora la cantina,
e mi me fermo, e gnanca me ne movo.
No xe un domàn da far, no xe bravura:
el sovrumàn xe un posto, e el xe za qua,
pi vècio assè de la nostra paura,
pi grando de l’io, che quieto el sta.
Mi no devento gnente: son restà
picolo, in pace, sensa pretendar;
e quel che xe pi grando el m’ga trovà.
Pò torno a casa, pian, sensa parlar,
e quel che xe de più el resta là:
no ghe xe altro che farse trovar.