Macerata sul tecnigrafo di Paolo Castelli:
la sua opera a Palazzo Ricci

MOSTRA - Nel decennale della morte, l'esposizione organizzata dalla Fondazione Carima ripercorre la vita del grande architetto: dall'ospedale al Monumento alla Resistenza, dalla chiesa Santa Madre di Dio al quartiere Ina-Casa in via Spalato, la sua mano sull'evoluzione della città. Tra i suoi progetti anche il nosocomio di San Severino, la scuola elementare di Montelupone

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Il taglio del nastro della mostra

A dieci anni dalla scomparsa, Macerata rende omaggio a una delle figure più importanti dell’architettura marchigiana del Novecento. Si intitola “Dare forma allo spazio. L’architettura di Paolo Castelli” la mostra che dal 31 ottobre 2026 al 6 gennaio 2027 sarà ospitata al Museo Palazzo Ricci, con l’obiettivo di ripercorrere il pensiero, le opere e l’eredità culturale dell’architetto nato a Camerino nel 1924 e scomparso a Macerata nel 2016.

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L’esposizione, curata da Michele Schiavoni e Roberto Cresti, è organizzata dalla Fondazione Carima e dalla Fondazione per l’Architettura di Macerata, in collaborazione con la Diocesi di Macerata e con il patrocinio della Regione Marche, del Comune di Macerata, della Fondazione Marche Cultura, di In/Arch Marche e dell’Ordine degli Architetti della provincia di Macerata.

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L’inaugurazione si è svolta con una partecipata conferenza all’auditorium Dante Cecchi e il successivo taglio del nastro a Palazzo Ricci. Presenti, tra gli altri, il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi, l’assessore comunale alla cultura Lorella Benedetti, la vicepresidente di In/Arch Marche Simona Cerolini e la presidente dell’Ordine degli architetti Barbara Baiocchi. Hanno partecipato anche i familiari dell’architetto, tra cui i figli Alessandro e Paula.

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Paolo Castelli

Al centro della mostra c’è una concezione dell’architettura che supera la semplice realizzazione di edifici e mette al primo posto il rapporto tra spazio, persone e ambiente. Un approccio sintetizzato proprio nel titolo dell’esposizione: l’architettura, come sosteneva Castelli, non si limita a costruire, ma dà forma allo spazio, interpretando le caratteristiche dei luoghi e rispettandone l’identità.

Nato a Camerino nel 1924, Castelli si formò a Roma durante gli anni della Seconda guerra mondiale e conseguì la laurea nel 1947. Scelse poi di tornare nelle Marche, dove sviluppò una carriera che lo portò ad affermarsi come architetto, urbanista, pittore e intellettuale. Nel 1969 fondò il Gruppo Marche, una realtà professionale multidisciplinare nata per superare il modello tradizionale dello studio individuale, riunendo architetti e ingegneri con competenze differenti. La sua ricerca fu profondamente influenzata dal confronto con l’architettura internazionale e, in particolare, con il pensiero di Frank Lloyd Wright e dello storico dell’architettura Bruno Zevi.

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Dal primo riprese l’idea di un’architettura organica, strettamente legata al contesto naturale e paesaggistico; dal secondo l’attenzione alla centralità dello spazio come elemento fondamentale del progetto. Una visione che si tradusse anche nella capacità di guardare oltre i confini del singolo edificio, affrontando questioni urbanistiche e territoriali. Castelli fu tra i primi a evidenziare la necessità di riequilibrare gli assetti regionali e valorizzare i piccoli borghi dell’entroterra marchigiano, intuendo già negli anni Settanta l’esistenza di una dimensione sovraregionale legata alla cosiddetta Regione Adriatica.

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L’ospedale di Macerata, disegnato da Castelli

Il percorso espositivo ricostruisce questa articolata attività attraverso progetti, disegni, dipinti, scritti e documenti d’archivio. Tra le opere presentate figurano la nuova sede della Cassa di Risparmio della provincia di Macerata, progettata nel 1949, i quartieri Ina-Casa di Macerata e Pescara, Villa Castelli alla Cimarella, l’ospedale di Macerata, la chiesa Santa Madre di Dio il Monumento alla resistenza, l’ospedale di San Severino e le chiese di Sassotetto e Casette Verdini, oltre alla scuola elementare di Montelupone.

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Uno spazio significativo è riservato anche alla pittura, considerata da Castelli uno strumento di conoscenza e di indagine sul rapporto tra natura, spazio e percezione. Le sue opere pittoriche, caratterizzate da segni essenziali e da una particolare sensibilità per le tonalità cromatiche, restituiscono il legame profondo con il paesaggio marchigiano.

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«Questa mostra vuole essere non soltanto un omaggio alla memoria di Paolo Castelli, ma anche un’occasione per riaprire il confronto sulla sua eredità culturale», ha sottolineato Bruno Illuminati, presidente della Fondazione per l’Architettura. Un pensiero condiviso da Francesco Sabatucci Frisciotti Stendardi, presidente della Fondazione Carima: «Ospitare a Palazzo Ricci una mostra dedicata a Paolo Castelli – dice Sabatucci – significa inserirne la figura nel percorso di valorizzazione dei grandi protagonisti del Novecento, che costituisce uno degli assi portanti dell’attività espositiva del museo.

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Palazzo Ricci è un luogo in cui memoria e ricerca si incontrano, offrendo al pubblico l’opportunità di riscoprire personalità che hanno contribuito, attraverso il proprio lavoro, a definire l’identità culturale del nostro territorio e del nostro Paese. Riscoprire questi protagonisti non significa soltanto custodirne la memoria, ma riconoscere nell’eredità del loro pensiero una risorsa per comprendere il presente e immaginare il futuro».

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Particolarmente significativo anche il legame tra la mostra e il decennale del terremoto del 2016. La scelta della data inaugurale, il 30 ottobre, è stata infatti voluta per richiamare la forte scossa che colpì duramente la provincia di Macerata e il suo entroterra. «Castelli aveva già intuito quanto fosse fondamentale prestare attenzione ai piccoli borghi, alla loro identità e al ruolo che svolgono nell’equilibrio territoriale regionale», ha spiegato il curatore Michele Schiavoni. Temi che oggi, nel percorso di ricostruzione e rigenerazione delle comunità colpite dal sisma, assumono un significato ancora più attuale.

 

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Il Monumento alla Resistenza a Macerata

La mostra sarà aperta fino al 6 gennaio tutti i sabati e le domeniche dalle 15,30 alle 19,30. Aperture straordinarie: lunedì 7 e martedì 8 dicembre, venerdì 1, lunedì 4, martedì 5 e mercoledì 6 gennaio.

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La chiesa della Santa Madre di Dio a Macerata

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Alcune delle opere di Castelli

 

E’ morto Paolo Castelli, <br> volto dell’architettura maceratese


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