Tolentino ritrova il suo Duomo:
San Catervo riapre dopo dieci anni
«Restituiamo bellezza, memoria e futuro»
RICOSTRUZIONE - Completato l'intervento da 3,2 milioni di euro dopo i danni del sisma del 2016. Navate gremite per la celebrazione presieduta dal vescovo Nazzareno Marconi alla vigilia della festa patronale. Tornano visibili gli affreschi, le reliquie e lo storico sarcofago paleocristiano. (FOTO-VIDEO)

Il taglio del nastro con vescovo Nazareno Marconi, il sindaco Mauro Sclavi e il commissario alla ricostruzione Guido Castelli
di Francesca Marsili (foto di Fabio Falcioni)
«La ricostruzione non è soltanto materiale, è una restituzione di bellezza, memoria e futuro». Con queste parole il vescovo di Macerata Nazzareno Marconi ha riconsegnato a Tolentino il suo duomo. Dieci anni dopo il terremoto che lo aveva ferito e chiuso, la concattedrale di San Catervo ha riaperto oggi le porte ai fedeli in tutta la sua maestosità, proprio alla vigilia della festa del patrono, che la città celebra il 17 ottobre. Quanto fosse attesa la sua restituzione alla comunità lo dicevano le tre navate, piene fino all’ultimo posto. I fedeli hanno assistito al taglio del nastro delle 18 e alla messa solenne di riapertura al culto, presieduta dal vescovo.

Marconi ha ringraziato il Commissario straordinario alla Ricostruzione Guido Castelli e la sua struttura, la Regione, le parrocchie e la gente. Tutti hanno contribuito, ha detto, a «restituire alla nostra comunità questo luogo di storia. Il duomo, con il sarcofago, è testimonianza preziosa delle radici cristiane di queste terre – ha sottolineato -. È punto di riferimento e simbolo della memoria collettiva, ma anche risorsa per la valorizzazione turistica della città». Una vocazione che passa anche dai cammini: il duomo è una tappa del Cammino Lauretano, il percorso mariano che unisce Assisi a Loreto, lungo il tratto fra Belforte del Chienti e Macerata, sempre più battuto da pellegrini italiani e stranieri.

Il vescovo Nazzareno Marconi
Poi il vescovo è tornato alle origini dell’edificio attuale. La ricostruzione partì nel 1822: fu l’ultima grande opera di San Vincenzo Maria Strambi, morto poco dopo a Roma, dove il Papa lo aveva chiamato come consigliere e confessore. Fu un cantiere nato dopo la stagione napoleonica. Dal 1797, l’anno del Trattato di Tolentino, la Campagna d’Italia aveva portato decenni di requisizioni di beni della Chiesa e di opere d’arte. Il nuovo tempio doveva raccontare la rivincita della pace sulla guerra e la rinascita dell’arte sacra italiana. Per questo, ha concluso Marconi: «La riapertura è motivo di soddisfazione, anche personale, e di speranza per tutta la comunità».

Visibilmente emozionato il sindaco Mauro Sclavi, che proprio nel duomo di San Catervo si è sposato. Dopo i ringraziamenti si è rivolto ai fedeli: «In questo luogo – ha detto – ognuno di noi ha un ricordo, a volte è stato bello, a volte no. L’emozione all’ingresso è stata forte – ha confessato -. Vista da qui – ha aggiunto dall’altare – la chiesa piena è uno spettacolo meraviglioso. La riapertura che coincide con le festività del nostro Santo Patrono Catervo – ha concluso – è una coincidenza importante per tutti i tolentinati ed i fedeli, resa non fortuita dalla volontà umana».

Il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi
Il cantiere, aperto nel settembre 2024, ha riparato i danni strutturali del sisma del 2016 e messo in sicurezza gli apparati decorativi. L’intervento, da 3,2 milioni di euro, è stato attuato dalla Diocesi di Macerata. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Fratelli Navarra srl e terminati in anticipo. Il cuore del recupero è la Cappella del Sarcofago, che custodisce l’urna paleocristiana di fine IV secolo. Lì riposano Catervo, la moglie Settimia Severina e il figlio Basso. Sulla tabula del sarcofago il santo compare con il nome completo di Flavio Giulio Catervo: un uomo di rango senatorio, arrivato alla carica di prefetto, morto a 56 anni; fu la moglie a far realizzare il monumento per entrambi, decorato con le scene del Buon Pastore e dell’Adorazione dei Magi. La cappella, un tempo dedicata alla Santissima Trinità, è ciò che resta della chiesa medievale; pareti e volta a crociera furono affrescate da Marchisiano di Giorgio per la confraternita di San Catervo, con un incarico documentato nel 1502.

Le volte decorate sono ora esaltate da un nuovo impianto di illuminazione, progettato da iGuzzini con la Diocesi e sostenuto dalla parrocchia. Tornano a funzionare anche gli antichi lampadari a goccia da 300 candele, accesi per tradizione solo a Natale, a Pasqua e per la festa del patrono. Ed è di nuovo esposto ai fedeli il busto reliquiario del santo, con il baldacchino processionale del Settecento. Torna visibile anche l’abside, dove campeggia l’Assunta con i santi Nicola da Tolentino, Settimia, Catervo e Tommaso da Tolentino, firmata da Filippo Spada e datata 1827.

Da destra: il sindaco Mauro Sclavi, il Commissario Guido Castelli, la sottosegretaria alla Giunta regionale Silvia Luconi e Cinzia Tasselli. moglie del sindaco
Per il Commissario straordinario alla Ricostruzione, Guido Castelli: «Ricostruire significa far durare nel tempo un patrimonio che Dio e i nostri avi ci hanno consegnato in custodia. La riapertura di San Catervo restituisce a Tolentino uno dei luoghi in cui più profondamente si intrecciano fede, storia e identità della comunità – ha affermato – , è un edificio che attraversa i secoli, dalle origini cristiane di queste terre fino ai nostri giorni, e che racconta meglio di molti altri quanto il patrimonio religioso dell’Appennino centrale sia parte integrante della nostra civiltà». Poi una riflessione più intima e personale: «Penso a tutte quelle persone disperate che si sono rivolte al Signore tra queste mura e a quante vi hanno vissuto i momenti più felici. Ritrovarsi in chiesa – ha concluso – aiuta a rimettere le cose nella giusta misura».

Guido Castelli
Per la sottosegretaria alla Giunta regionale, Silvia Luconi, «La ricostruzione non è fatta solo di cantieri e risorse, ma di persone, attesa e della capacità di una comunità di non arrendersi. Oggi Tolentino ritrova un pezzo fondamentale della propria anima e della propria storia». Ha poi ribadito che per la Regione la ricostruzione resta una priorità: «perché restituire i luoghi simbolo rafforza il senso di appartenenza e la fiducia nel futuro».

Quella di oggi non è la prima rinascita di San Catervo. L’attuale duomo è la terza chiesa sorta sullo stesso luogo: nel IX secolo i monaci benedettini vi fondarono un’abbazia che inglobò l’edificio preesistente, e tutto lascia pensare che la chiesa sorga dove si trovava il mausoleo romano del santo. Nel gennaio 1961 Giovanni XXIII la elevò a basilica minore, mentre il titolo di duomo è recente: arrivò con il decreto del Dicastero per i Vescovi del 5 giugno 2022, che fece di San Giovanni di Macerata l’unica cattedrale della diocesi unita. Dopo il Cappellone della Basilica di San Nicola e la chiesa di San Francesco, Tolentino riabbraccia così l’altro suo luogo di fede simbolo.


L’ex sindaco Giuseppe Pezzanesi

Da sinsitra: Guido Castelli, Nazzareno Marconi, Franco Cardini e Mauro Sclavi












Don Gianni Compagnucci, parroco di San Catervo
una chiesa splendida, un altro tassello di bellezza che torna ad aggiungersi ai tesori fruibili della nostra terra.