«Patrimonio pubblico inutilizzato
come politica di sviluppo territoriale»

MACERATA - È il quadro che emerge dalla ricerca realizzata da Nomisma per Cna Costruzioni. Il presidente Simone Giglietti: «Prima di costruire qualcosa di nuovo, vale la pena verificare ciò che già possediamo»

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Incontro-CNA-Nomisma

L’incontro con Cna Nomisma

Oltre 227mila unità immobiliari pubbliche non utilizzate o inutilizzabili in Italia, per una superficie complessiva di 40,2 milioni di metri quadrati. Un patrimonio enorme che può tornare a generare servizi, attività economiche, lavoro e nuove opportunità per le comunità. È il quadro che emerge dalla ricerca realizzata da Nomisma per Cna Costruzioni, elaborata sui dati del censimento del Ministero dell’economia e delle finanze riferiti al 2022 e presentata a Roma, nella sede nazionale Cna, nel corso di un confronto con rappresentanti delle amministrazioni locali, delle Regioni, del Parlamento e del Governo.

Cna Macerata invita ora a leggere questi dati anche in chiave territoriale, in una provincia interessata negli ultimi anni da importanti investimenti pubblici legati alla ricostruzione post sisma e al Pnrr. Un dato che evidenzia quanto il tema riguardi direttamente i territori: i Comuni detengono a livello nazionale 122.241 delle unità immobiliari censite, pari al 53,8% del totale, mentre considerando tutte le amministrazioni locali la quota raggiunge l’81,2% della superficie complessivamente rilevata. Per Cna Macerata è quindi necessario conoscere meglio il patrimonio pubblico inutilizzato o sottoutilizzato, individuare gli immobili che possono essere recuperati e definire funzioni coerenti con le esigenze delle comunità e con una gestione sostenibile.

Simone Giglietti

Il presidente Cna Macerata Simone Giglietti

«Il nostro territorio sta vivendo una stagione straordinaria di trasformazione del patrimonio pubblico – ha detto Simone Giglietti, presidente Cna Macerata -. La ricostruzione post sisma e il Pnrr hanno mobilitato investimenti di dimensioni molto rilevanti. Basti pensare che il solo programma di ricostruzione riguardante plessi istituzionali ed edifici di competenza della Provincia di Macerata vale complessivamente circa 140 milioni di euro. Accanto alla realizzazione delle opere finanziate dobbiamo però chiederci anche quale patrimonio pubblico abbiamo già a disposizione e come possiamo restituirgli una funzione».

Secondo Cna, recuperare non significa intervenire indiscriminatamente su ogni immobile inutilizzato. Lo stesso studio Nomisma evidenzia la necessità di una domanda reale, di un equilibrio economico-finanziario e della tutela dell’interesse pubblico. «Occorre partire da una ricognizione puntuale e dai bisogni dei territori – prosegue Giglietti -. Un edificio inutilizzato può diventare uno spazio per servizi, attività economiche, nuove soluzioni abitative o funzioni sociali, ma solo se esiste un progetto credibile che ne garantisca anche l’utilizzo e la gestione futura. Prima di costruire qualcosa di nuovo, vale la pena verificare ciò che già possediamo».

La ricerca contiene inoltre un dato significativo per il sistema produttivo locale: oltre il 76% delle unità immobiliari pubbliche censite ha una superficie fino a 100 metri quadrati. La rigenerazione del patrimonio pubblico, quindi, non riguarda soltanto grandi opere, ma può comprendere numerosi interventi compatibili anche con la struttura delle micro e piccole imprese. Le pmi possono essere coinvolte non solo nell’esecuzione dei lavori, ma anche nella manutenzione, nell’efficientamento energetico e, dove possibile, nella gestione dei beni e dei servizi. Da qui la proposta di Cna Macerata di aprire un confronto con gli enti locali, partendo da una ricognizione degli immobili inutilizzati o sottoutilizzati e dall’individuazione degli interventi prioritari, con procedure e requisiti proporzionati che consentano anche alle imprese del territorio di partecipare.

«La rigenerazione del patrimonio pubblico può diventare una vera politica di sviluppo territoriale – conclude Giglietti – mettendo insieme bisogni delle comunità, capacità progettuale degli enti e competenze delle imprese. Le nostre aziende hanno professionalità nella costruzione, nel restauro, nell’impiantistica, nell’efficienza energetica e nella manutenzione. Coinvolgerle significa creare lavoro, trattenere valore economico sul territorio e contribuire a contrastare degrado e abbandono».


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