San Giuliano: Macerata si racconta
tra bancarelle, tradizioni e qualche critica (Video)
LE VOCI dei maceratesi alla Fiera. C'è chi promuove la festa, chi rimpiange il passato e chi segnala i problemi della città. Ma su una cosa sembrano tutti d'accordo: la tradizione continua a vivere
di Alessandro Vallese
Macerata si è ritrovata ancora una volta in strada per San Giuliano. Una festa che, anno dopo anno, continua a richiamare maceratesi e visitatori, tra bancarelle, appuntamenti gastronomici, musica e tradizioni che resistono al tempo. Ma anche un’occasione per chiedere ai cittadini come stanno vivendo la città e cosa pensano di Macerata oggi.

Siamo andati tra le bancarelle della Fiera per raccogliere impressioni, racconti e opinioni. Il risultato è un piccolo spaccato della città, con punti di vista anche molto diversi tra loro.
Nel video, alcuni dei protagonisti promuovono senza esitazioni la manifestazione. «È una bella festa», racconta Enzio Cacciamani, che sottolinea anche il valore dello Sferisterio come una delle principali attrazioni della città. Per altri, invece, San Giuliano non è più quella di un tempo. Renzo Compagnucci, maceratese doc, non nasconde le sue critiche: «Dieci anni fa si sentiva di più. Adesso non c’è più un’attrazione».

Renzo Compagnucci e Liana Paciaroni
E tra le questioni sollevate torna anche quella dei parcheggi, uno dei temi ricorrenti quando il centro viene animato da grandi manifestazioni. C’è chi lamenta le difficoltà per raggiungere la città e chi, invece, considera inevitabile qualche disagio quando si organizza una festa di queste dimensioni.
Ma San Giuliano è anche, e soprattutto, un momento di incontro. Liana Paciaroni racconta di amare la festa proprio per questo: «La cosa più bella è incontrare tanta gente che non vedo da tanto tempo». Un’occasione per ritrovare amici, conoscenti e persone che magari non si incontrano durante il resto dell’anno.
C’è poi chi guarda alla città con maggiore ottimismo. Carlo Coppari, mentre passeggia tra le bancarelle, promuove l’operato dell’amministrazione comunale: «Vedo gente che si adopera. Ovviamente nell’adoperare si può anche sbagliare, ma quando vedi che la gente si adopera è un buon segno».

Carlo Coppari
A mettere tutti d’accordo, almeno sul piano gastronomico, è invece la tradizione. Il sugo con la papera resta uno dei simboli più riconoscibili della festa patronale maceratese.
Tra gli stand della Pro loco la fila è lunga e la domanda è quasi obbligata: gnocchi o tagliatelle? «Tagliatelle», risponde Brunella Bettidi, che racconta di aver cucinato personalmente la papera acquistata dal proprio macellaio di fiducia. Anche tra i più giovani la tradizione resiste: Michele Rogante e Stefano Traini confermano di aver mangiato la papera a pranzo, «come ogni anno».

Michele Rogante e Stefano Traini
E per chi vuole rispettare fino in fondo la tradizione c’è anche la superstizione legata agli acquisti: «Se non acquisti a San Giuliano porta male». C’è chi ci crede e chi, come Mario Capitani, assicura di non aver mai avuto bisogno di seguire il detto.
Tra le iniziative che accompagnano la festa c’è anche quella del Centro italiano femminile. I 400 fischietti realizzati quest’anno, dedicati alla figura del ciabattino, sono andati esauriti già nella mattinata. Una tradizione che il CIF porta avanti da anni, dedicando ogni edizione a un mestiere o a una figura del passato: dal carabiniere al venditore di ciambelle, dal panettiere alla vergara, fino al prete di campagna dello scorso anno.
«La vendita sta andando molto, molto bene», racconta la presidente Paola Cecchi. Un successo che conferma come anche le piccole tradizioni siano ancora capaci di trovare spazio all’interno di una festa che cambia nel tempo.

Paola Cecchi, presidente Centro italiano femminile
E l’unica tradizione che fortunatamente non è stata rispettata è stata quella legata al meteo: niente pioggia, come invece spesso accaduto in occasione di San Giuliano. «Il tempo ha tenuto, tante volte capita che piove – sottolinea Andrea Animento – invece quest’anno abbiamo avuto due giornate bellissime e quindi ne approfittiamo».
A tracciare un bilancio positivo è anche il presidente della Pro loco Giovanni Pigliapoco, che evidenzia la presenza di persone arrivate da altri comuni e dall’estero. Particolarmente significativa la partecipazione legata al gemellaggio con Weiden, con una mostra che ha messo insieme artisti locali e artisti tedeschi.

Giovanni Pigliapoco, presidente Pro loco Macerata
Una San Giuliano, dunque, che non è soltanto festa patronale, ma anche occasione per mettere in vetrina le eccellenze della città, dalla gastronomia alla cultura, passando per musica e tradizioni.
E proprio tra le voci raccolte emerge il senso più autentico della manifestazione: una festa capace di dividere sulle sue criticità, ma ancora in grado di riportare i maceratesi in piazza.
Una splendida edizione di San Giuliano, questa del 2026. Piena di gente, con le bancarelle finalmente tornate in centro storico, grazie anche alla sinergia con il mercatino del Barattolo e alla collaborazione della Coldiretti.
Mancano solo i fuochi d’artificio. Speriamo che prima o poi tornino anche quelli!
No, secondo le conoscenze storiche e agiografiche disponibili, San Giuliano l’Ospitaliere (il patrono di Macerata, il “traghettatore”) non è esistito come personaggio storico reale.La sua vicenda è una leggenda medievale, costruita e diffusa a partire dal XIII secolo. Le fonti principali sono testi come la Legenda Aurea di Jacopo da Varagine (metà del Duecento), lo Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais e altre raccolte agiografiche dell’epoca. Prima di quel periodo non esistono documenti contemporanei, cronache o testimonianze che ne attestino l’esistenza.
Elementi tipici della leggenda Nobile (spesso collocato ad Ath, in Belgio, o in altre zone) del VII secolo circa.
Profezia (di un cervo o di un astrologo) che predice l’uccisione dei genitori.
Parricidio involontario (scambia i genitori per l’amante della moglie).
Penitenza, pellegrinaggio e vita di ospitalità e traghetto di viandanti (spesso ambientata sulle rive del Potenza, vicino a Macerata).
Apparizione di un lebbroso/angelo che gli annuncia il perdono divino.
La storia è chiaramente modellata sul mito di Edipo (il destino ineluttabile del parricidio) rielaborato in chiave cristiana di peccato, espiazione e redenzione. Non c’è una data di morte certa, nessuna tomba identificabile, nessuna nazionalità documentata in modo attendibile.
A MacerataIl culto locale ha origini più antiche e composite. Nei primi secoli del secondo millennio circolavano due tradizioni: una legata a un San Giuliano martire di Antiochia d’Egitto, e l’altra (prevalente dal XIII-XIV secolo) all’Ospitaliere. La leggenda nordica finì per sovrapporsi e sostituire in parte la precedente. Il “miracoloso” ritrovamento del braccio nel 1442 (con iscrizione che allude esplicitamente al parricidio) consolidò il culto, ma si tratta di una tradizione locale, non di una prova storica.
In sintesi: è un santo leggendario, non storico. Come molti altri santi medievali (e non solo), la sua figura è un costrutto agiografico che ha avuto grande successo letterario e devozionale (fino a ispirare Flaubert nel XIX secolo), ma non corrisponde a una persona realmente esistita di cui si possano verificare i fatti biografici.
Evviva San Giuliano, evviva Macerata !!!
Per Bartoloni. I muri di Macerata sono pieni di scritte simili, anche se è reato scriverlo sui muri.
I cani hanno un udito molto più sensibile di quello umano: percepiscono frequenze fino a 40.000-65.000 Hz (contro i circa 20.000 Hz dell’uomo) e i rumori dei fuochi possono raggiungere i 190 decibel. Quello che per noi è un “botto forte” per loro è un’esplosione assordante, imprevedibile e senza senso.
Questo attiva una risposta di “lotta o fuga” molto intensa:Tachicardia, aumento della pressione, rilascio massiccio di adrenalina e cortisolo.
Comportamenti di panico: tremori, ansimare, nascondersi, vocalizzazioni, tentativi disperati di fuga (anche attraverso porte, finestre o recinzioni).
Le conseguenze mortali o gravi derivano soprattutto da:Fughe: i cani scappano, si perdono, vengono investiti dalle auto, cadono da balconi/terrazzi o si feriscono gravemente tentando di scappare. Nei periodi di fuochi (Capodanno, 4 luglio negli USA, feste locali) si registrano picchi notevoli di animali smarriti e feriti.
Crisi cardiache o collassi: lo stress acuto può provocare aritmie o scompenso cardiaco, soprattutto in cani anziani, con problemi cardiaci preesistenti o particolarmente sensibili. Esistono casi documentati di cani morti “di paura” per infarto o collasso durante o subito dopo i botti.
Autolesioni gravi (fratture, ferite profonde) mentre cercano di fuggire o si nascondono.
Per Pavoni. I fuochi d’artificio spettacoli professionali di grande calibro producono picchi acustici che variano indicativamente tra 140 dB e 175 dB se misurati a brevissima distanza dalla sorgente (1–2 metri dal punto di esplosione). Per il pubblico, posizionato a distanza di sicurezza (di norma ad almeno 100 metri), il livello percepito scende a circa 90–120 dB.
Da Gemini
Iacobini, Grok si scusa molto con te per quei 190 decibel un po’ esagerati e inconsueti. Sai, la fretta…