
di Maurizio Verdenelli
“Ed allora non chiedere mai per chi suona la campana. Essa suona per te”. Il finale del capolavoro di Ernest Hemingway (For whom the bell tolls) può servire a raccontare questa storia di morte e rinascita. Ed, ancora di più, di una tragedia collettiva: quella che la sera del 26 ottobre 2016 vide Muccia epicentro del terremoto del Centro Italia. Questa mattina la campana del diametro di 20 quintali (alta 1,40 mt, del diametro di 1.50 mt) donata dal professor Cesare Lami Angelucci è tornata a suonare a distanza di dieci anni sulla valle tra Marche ed Umbria dall’alto crinale vicino alla chiesa di Col de’ Venti.

Letizia Reversi, segretaria della Fondazione Eremo Beato Rizziero
Lami, un grande chirurgo che a Perugia aveva fondato nel 1950 la clinica Madonna degli Angeli-Centro Ortopedico Umbro, aveva voluto nel 1974 con quell’omaggio alla terra nativa ricordare l’amatissima moglie la contessa Maria Pia Baglioni discendente dai Signori della Perugia rinascimentale. Lei, donna di di grandi sentimenti religiosi e caritatevoli, era rimasta vittima 4 anni prima di un incidente stradale a Spello. Intendendo dare, il professore, aldilà del dolore e del ricordo personale un segno di speranza, di rispetto e cultura della vita.

Alberto Zerani con Patrizia Pasqualini
Dice Patrizia Pasqualini, priore della Confraternita del SS. Sacramento, Rosario e Suffragio di Muccia: «La campana commemorativa rappresenta molto più di un semplice elemento liturgico: è un simbolo di memoria e richiamo alla coscienza collettiva Il suo suono diventa voce non solo per tutte le vittime della strada ma preghiera e richiamo civile, un invito a non dimenticare. La giornata odierna ha un significato di festa per la comunità. Dopo dieci anni di silenzio, la campana torna a far sentire la propria voce: un segno di rinascita. Quel rintocco che per anni è mancato accompagna ora non solo il ricordo, ma pure i giorni di festa, le celebrazioni e la vita di Muccia. È come se, insieme alla campana, tornasse a battere anche il cuore del paese per un nuovo inizio, fatto di partecipazione, unità e fiducia nel futuro».

Alla cerimonia hanno partecipato i ragazzi della scuola primaria di Muccia, ognuno con un proprio pensiero. Con la priore della Confraternita – che ha letto un messaggio del presidente del consiglio regionale, Gianluca Pasqui – sono intervenute la commissaria prefettizia Antonella Borzachiello (il Comune è atteso presto al voto) e Letizia Reversi, segretaria della Fondazione Beato Rizziero.

L’intero complesso dell’Eremo nel nome del caro discepolo muccese di San Francesco si deve alla generosità di Lami che aveva previsto anche una collocazione monumentale per la “sua” campana cui si sarebbe dovuto accedere attraverso due grandi scalinate “a simboleggiare le ali degli angeli” ricorda il restauratore Alberto Zerani. Poi non se ne fece più nulla per problemi di solidità del terreno.
Lami -“di lui ce ne fossero altri” disse Madre Teresa di Calcutta – fu un benefattore a tutto campo. In Brasile, a Matogrosso operò laddove nessun medico sarebbe andato: un lebbrosario. Morì nel 1985 donando la clinica alle arcidiocesi di Camerino e di Perugia. In memoria del professor Lami è intitolato adesso il bellissimo auditorium post sisma di Muccia. Ed oggi a mezzogiorno in punto la “sua” campana, dopo la benedizione di padre Ippolito, brasiliano, ha suonato: rintocchi profondi che si sono propagati per la lunga, stretta valle percossa dal terremoto. «È programmata per suonare tre volte al giorno: alle 8, alle 12 e alle 20. «La domenica annuncerà la messa del paese – dice Patrizia Pasqualini che desidera ringraziare a nome della Confraternita – per tutto ciò che è stato fatto, sopperendo pure ad inevitabili imprevisti all’ultimo, Bottega Cennorella di Reversi, Roberto Braghetti, l’ufficio tecnico del comune di Muccia, De Santis e Corinaldi campane, Edilizia Muzia, Pro.Ge.Co Muccia, S.Rent di Paolo Paoletti ed Alberto Zerani».

Cesare Lami
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