Un tiro da tre per l’inclusione:
Unimc scende in campo
e gioca a baskin

MACERATA - Oggi l'evento al Palavirtus per persone con e senza disabilità. Il rettore John McCourt: «Nello sport le differenze non vengono annullate ma valorizzate»

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Il rettore Joh McCourt durante il match di baskin

Unimc alle prese con il baskin. L’evento si è svolto oggi al Palavirtus insieme all’associazione “I nuovi amici”, nell’ambito della Settimana dell’Inclusione. In campo una rappresentativa dell’ateneo composta da studenti, docenti, personale tecnico amministrativo e dallo stesso rettore John McCourt, la prorettrice Catia Giaconi, il direttore generale Domenico Panetta. Il baskin, disciplina che integra persone con e senza disabilità nello stesso gioco, diventa così simbolo di una visione più ampia: lo sport non come competizione, ma come dispositivo educativo, sociale e culturale, capace di generare partecipazione e appartenenza.

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«Lo sport è uno spazio di inclusione reale, dove le differenze non vengono annullate ma valorizzate – ha dichiarato il rettore John McCourt –. È in questa direzione che si inserisce anche il nuovo corso di laurea in Scienze motorie e sportive per l’inclusione, che rappresenta un investimento strategico dell’Ateneo per formare professionisti capaci di coniugare competenze tecniche, educative e sociali».

«Il nuovo corso in Scienze motorie e sportive per l’inclusione si caratterizza infatti per una forte impronta pedagogica e sociale – dicono dall’Università -, in cui lo sport viene inteso non solo come attività fisica, ma come strumento educativo capace di promuovere partecipazione, benessere e coesione. In questa prospettiva, l’inclusione assume un significato ampio, che non riguarda soltanto la disabilità, ma abbraccia anche le dimensioni economiche, culturali e relazionali, con l’obiettivo di formare professionisti in grado di progettare contesti sportivi realmente accessibili e sostenibili. Una proposta innovativa che valorizza la consolidata esperienza dell’Ateneo maceratese nell’ambito della pedagogia e della didattica speciale».

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«Lo sport può essere inclusivo, ma non lo è per definizione. Per questo progettare un corso di laurea significa creare un percorso capace di includere davvero tutti, non solo alcune categorie. Il valore aggiunto sta nel passare dagli slogan alla pratica» sottolinea il direttore del Dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo Simone Betti.

«Parliamo di valorizzazione delle diversità, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità, ma anche alla dimensione educativa dello sport. I dati ci dicono che lo sport è ancora associato soprattutto alla competizione: il nostro obiettivo è cambiarne il significato, restituendogli una funzione formativa, soprattutto nei contesti giovanili» evidenzia la prorettrice e presidente della Sipes Catia Giaconi.

A parlare anche la docente di psicologia sociale Alessandra Fermani: «Lo sport non è più solo competizione, ma un dispositivo capace di aprire spazi sociali, educativi e culturali. L’inclusione oggi va letta anche in termini economici e culturali, come possibilità per i giovani di partecipare e costruire la propria identità. È qui che entrano in gioco la pedagogia, la psicologia e la didattica».

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