Settimana dell’inclusione:
lo sport per educare
e valorizzare la diversità

MACERATA - Oggi il secondo appuntamento. John McCourt, rettore Unimc: «Il corso di laurea di Scienze motorie e sportive si inserisce in una crescente attenzione dell’ateneo verso il mondo dello sport»

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L’appuntamento della Settimana dell’inclusione dedicato allo sport

Lo sport al centro della seconda giornata della Settimana dell’Inclusione. L’evento è organizzato dall’Università di Macerata. Un orientamento che trova una traduzione concreta nell’attivazione del nuovo corso di laurea in “Scienze motorie e sportive per l’inclusione”.

«Questo nuovo corso di laurea – ha sottolineato il rettore John McCourt – si inserisce in una crescente attenzione dell’ateneo verso il mondo dello sport, già testimoniata da percorsi come la laurea in Scienze giuridiche per lo sport e il corso specialistico per direttore sportivo. A questo si affiancano la possibilità della dual career e l’imminente inaugurazione del nuovo centro sportivo».

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John McCourt

«Progettare un corso di laurea in questo ambito significa costruire un percorso capace di includere davvero tutti, non solo alcune categorie. Il valore aggiunto sta proprio qui: non fermarsi agli slogan, ma tradurre l’inclusione in pratica» ha spiegato il direttore del dipartimento di Scienze della formazione, dei beni culturali e del turismo Simone Betti.

Sulla stessa linea la prorettrice e presidente Sipes Catia Giaconi: «L’obiettivo è valorizzare le diversità, con un’attenzione particolare alle persone con disabilità. Nel nuovo corso di laurea il focus è fortemente educativo: lo sport è uno spazio di realizzazione e inclusione, anche se i dati ci dicono che non sempre funziona così. Ancora oggi la parola più associata allo sport è competizione, non inclusione». A lei si è agganciata la docente Alessandra Fermani: «L’inclusione assume un significato sempre più ampio, anche dal punto di vista economico e culturale. In questo contesto, l’interdisciplinarietà sarà fondamentale: oggi possiamo intervenire sempre di più sugli aspetti psicologici, pedagogici e didattici».

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Alberto Virgili

A parlare anche Alberto Virgili, responsabile area performance del settore giovanile di Lube Academy: «Spesso, anche nelle realtà che dichiarano di avere una forte attenzione sociale, alla fine vengono selezionati solo i più bravi. Noi stiamo cercando di superare questo modello. L’attenzione è rivolta al bambino nella sua globalità: chi vuole partecipare può farlo, senza selezioni, e viene accompagnato in un percorso che considera allenamento, riposo e nutrizione. È fondamentale che allenatori e formatori condividano questo approccio, imparando a lavorare anche con chi non è ancora pronto dal punto di vista motorio. In un progetto serio non si può prescindere dalla centralità della persona. Inoltre, lo sport dilettantistico sta diventando sempre più costoso, e questo rischia di creare nuove forme di esclusione».

Il tema dello sport si è intrecciato con quello del diritto al tempo libero, anch’esso fondamentale nella prospettiva inclusiva. «Il tempo libero deve essere un diritto di qualità, non riducibile a un’estensione della terapia. Tutti devono poter partecipare, su base di uguaglianza, alla vita culturale e sportiva, accedendo a contesti e materiali pensati in modo inclusivo – ha ricordato la ricercatrice Ilaria D’Angelo -. Lo sport, inoltre, ha anche una dimensione culturale e informativa: pensiamo, ad esempio, al ruolo delle Paralimpiadi nel cambiare lo sguardo sulle persone con disabilità, sempre più riconosciute come atleti. Il tempo libero e lo sport sono parti essenziali del progetto di vita: luoghi in cui esprimersi, costruire relazioni, sviluppare autodeterminazione e senso di appartenenza».

A partire da questo primo nucleo tematico, la giornata ha sviluppato un percorso più ampio sull’inclusione, attraversando diversi ambiti educativi. Nel convegno dedicato agli albi illustrati, l’inclusione è emersa come esperienza da vivere più che da spiegare: un linguaggio fatto di immagini, silenzi e parole essenziali, capace di parlare a tutti. Con il focus sul sistema 0-6, si è ribadita l’importanza di riconoscere il potenziale unico di ogni bambino e di costruire un’alleanza educativa forte con le famiglie, in un’ottica di corresponsabilità. Le riflessioni si sono poi estese alle tecnologie e all’intelligenza artificiale, interrogandosi su come queste influenzino i processi cognitivi e sul ruolo del docente nel guidarne un uso consapevole, mantenendo al centro l’agency degli studenti.

Infine, lo sguardo si è aperto ai contesti di emergenza educativa. Le esperienze raccontate, come quelle sviluppate in Palestina in collaborazione con l’Università Al-Quds ed Educaid, hanno mostrato come costruire spazi educativi significhi, anche nelle situazioni più difficili, continuare a generare futuro.



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