
Paolo Calcinaro
di Gino Bove
«Uno spreco impressionante di plasma, con 6 quintali buttati nella spazzatura e 1.600 donazioni coinvolte». Invece no: «È stata una criticità limitata e gestita in poche ore».
Sono queste le due letture contrapposte sul caso della lavorazione del sangue nelle Marche, destinato ora a scatenare un confronto politico e istituzionale.
Punto in comune: le difficoltà numeriche del personale tecnico chiamato a gestire i flussi di sangue nelle officine trasfusionali. Da un lato, la ricostruzione parla di quantitativi rilevanti di plasma non utilizzato; dall’altro, l’assessore alla sanità Paolo Calcinaro, a margine del Consiglio regionale, che ridimensiona la portata e le conseguenze dell’episodio avvenuto a inizio marzo.

Foto generata con l’Ai
Secondo quanto spiegato dall’assessore, la criticità è legata a problemi operativi del Dipartimento Interaziendale che coordina la raccolta e la lavorazione del sangue, già alle prese con difficoltà strutturali di lunga data. A peggiorare la situazione, un imprevisto ha coinvolto contemporaneamente due dipendenti, mettendo temporaneamente sotto stress il sistema.
Per risolvere rapidamente il problema, al dipartimento sono stati subito aggregati sei dipendenti (due da Torrette e quattro dall’Ast): «Dal momento in cui si è verificata la difficoltà, e parliamo di ore, si sono accumulate 300 sacche non più utilizzabili, corrispondenti a un solo giorno di donazioni. Non di più» ha spiegato Calcinaro. Durante tutto l’episodio, sottolinea l’assessore, non si è mai presa in considerazione l’ipotesi di fermare la raccolta: «Una scelta necessaria per non inviare un segnale negativo ai donatori, considerati un pilastro da tutelare».
La criticità, sempre secondo la versione istituzionale, si è quindi sviluppata nell’arco di poche ore ed è stata risolta rapidamente grazie al rafforzamento del personale. Rimane però un punto fermo: sarà necessario accertare con precisione quanto accaduto. La Regione ha annunciato l’istituzione di una commissione di verifica, chiamata a fare piena luce sulla vicenda e a chiarire eventuali responsabilità, come richiesto anche dal presidente Francesco Acquaroli. «Un passaggio imprescindibile – conclude Calcinaro -, per garantire trasparenza e rispetto nei confronti dei donatori».
credo che non donerò più visto che mi sembra tempo perso e pensare che credevo di fare del bene.
COMITATO SPONTANEO CITTADINI DEL FERMANO SANITÀ Speriamo che tutto ciò non sia veramente vero? Se fosse vero è inaccettabile. I direttori dei dipartimenti trasfusionali dovrebbero essere chiamati a rispondere delle loro azioni. La salute pubblica non può essere messa a rischio. Bisogna fare chiarezza e garantire la sicurezza del sangue donato.
Non è la prima volta che nelle Marche succede uno schifo nella gestione dei centri trasfusionali. Andate a ritroso a vedere quello che è successo nel 1996 dopo lispezione dei NAS e della Guardia di Finanza a Fabriano.
Siamo al limite della decenza! Non possiamo accettare scuse da chi ha creato questo caos! Nella mia esperienza di Caposala DELLE SALE OPERATORIE, ho visto il valore delle trasfusioni... si sono salvate vite umane grazie a quelle. Non le sto a elencare tutte... mi sento male a leggere certe assurdità. Grazie per l'attenzione
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