
Un seggio a Macerata
Quasi metà degli abitanti della provincia sono andati alle urne questa domenica. Alle 23 nel Maceratese ha votato il 48,5% degli aventi diritto, dato di poco inferiore a quello regionale (49,41%) ma sopra quello nazionale (44,6%).

Un dato difficile da valutare in ottica del risultato finale, ma comunque ben sopra le regionali dello scorso settembre a livello di partecipazione: per fare un paragone (anche se parliamo di tornate elettorali diverse), alle 23 aveva votato solo poco meno del 38%.

La città di Macerata va ben sopra la media (53,27%), bene anche Civitanova (48,10%) ma l’affluenza maggiore si è registrata a Petritolo, con il 53,41%. La maglia nera è stata invece Sefro, dove ha votato solo il 41,92%.

Ma c’è ancora domani: le urne resteranno aperte anche lunedì dalle 7 alle 15. A seguire lo scrutinio.
(foto Falcioni)



Referendum, sale l’affluenza alle 19: in provincia oltre il 40% alle urne
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Non sono la metà degli “abitanti” ad essere andati a votare, ma la metà dei “votanti”.
Ha vinto il No. Del resto come si poteva immaginare che una squadra formata da simpaticoni tipo Meloni, Donzelli, Del Mastro, Ronzulli, Mulé e fior fiori di giornalisti come Sallusti, Feltri nella doppia veste di comico, Porro, Bel Pietro, più i Berlusconi che credono che i soldi mandano sempre i soldi all’insù e per questo proveranno la stessa amarezza della Leader che più di ogni altro dovrà curarsi dalla spocchia con non so quale terapia tra le varie a sua disposizione. Tralascio chiaramente pseudo politici per lo più provenienti dal mondo socialista di cui hanno perso ogni connotato e della sinistra che pur comprendendo chiaramente la nefandezza della riforma ne hanno comunque pubblicizzato l’accettazione. Questa squadra avrebbe comunque perso anche su un referendum contro l’Agenzia delle entrate, portieri di notte e ausiliari del traffico. Di parole ne sono state spese tante e chiaramente la strada scelta per colpire la magistratura a favore di un maggiore controllo da parte del governo sono state tante. Ma (Sì) lasciamoli perdere i fautori del Sì, specialmente quelli che lo hanno fatto perché qualcuno lo esigeva, forse lo Spirito Santo, non certo l’obbiettività, la verità soprattutto. Che la magistratura non possa essere nelle simpatie di tutti è normale, può far paura come tutti quelli che hanno molto potere e che possono anche sbagliare nell’attuarlo. Figuriamoci la classe politica che se sbaglia, spesso lo fa di proposito. Ecco la prossima volta un bel referendum per abolirla. Comunque per me il discorso finisce qui, chi ha votato per il Sì sapeva a meno di qualche disturbo neuropsichiatrico di essere in malafede. Naturalmente lo penso io e quindi per me quello conta, figuriamoci se mi preoccupa il dispiacere che può provare un qualsiasi fallito politico che cerca di aggrapparsi a tutto pur di sentirsi ancora vitale per la società italiana che se ne frega di me e soprattutto di lui.
Ha vinto il Sì. La mia cartella per votare sta aspettando di essere stracciata.
Nel seggio quieto, tra matite e schede sparse,
l’affluenza sale lenta, come un fiume pigro
che porta al mare elettori distratti e stanchi,
e il Sì sorride piano, quasi per sbaglio.
Non c’è quorum, dice il cartello appeso,
vince chi resta ultimo a respirare;
il No fremeva forte nei sondaggi acerbi,
quando solo gli arrabbiati uscivan di casa.
Ma ora arrivano gli altri, ombre silenziose,
quelli che non odiano né amano la legge,
seguono il vento del governo, o il nulla,
e ogni punto in più è un passo verso il nulla storico.
La pistola non spara, resta appesa al muro:
il Sì vince, e nessuno sa perché.
Fluo ergo sum.
…sum ergo super-fluo…mah!!! gv