
L’incontro a Macerata
di Alessandra Pierini
Capire tecnicamente il referendum sulla separazione delle carriere e le motivazioni del sì e del no. È il contributo proposto dalla Camera penale di Macerata che ha fatto dialogare due figure eccellenti della Giustizia maceratese: il procuratore della Repubblica Giovanni Narbone e l’avvocato Bruno Mandrelli, definito dal presidente della Camera Penale Donato Attanasio “il principe del foro”.
Il confronto si è svolto ieri pomeriggio nella Sala Cesanelli dello Sferisterio e arriva al termine di una serie di iniziative organizzate dalla Camera Penale. Il quesito referendario che vuole modificare la Costituzione nella parte relativa alla Magistratura è praticamente ai più incomprensibile e il voto ha acquisito sempre di più nelle ultime settimane un significato politico. Dall’incontro di ieri sono comunque scaturiti diversi spunti di riflessione che nelle 48 ore che separano dal voto possono essere utili a una scelta consapevole.

Un momento del dibattito
SEPARAZIONE DELLE CARRIERE – Partiamo quindi dalla separazione delle carriere di giudici e pm. Attualmente, in seguito alla riforma Cartabia, un pm può diventare giudice e viceversa una sola volta nella carriera e solo cambiando distretto.
La riforma prevede che questo non possa più avvenire. Su questo punto è scaturito il dibattito sul processo penale. L’avvocato Mandrelli ha rivendicato la necessità del passaggio a un modello accusatorio: «Il giudice deve essere completamente indipendente, terzo e imparziale e garantire parità tra accusa e difesa». Da parte sua il procuratore Narbone ha chiarito: «Il pm oggi non è l’avvocato dell’accusa e non esiste un modello di processo. Oggi nonostante il pm scremi già di suo il 40% dei processi con delle archiviazioni, c’è ancora un 40% di assoluzioni»
RADDOPPIAMENTO DEL CSM –Attualmente il Consiglio superiore della magistratura è formato oltre che dal presidente della Repubblica, dal presidente della Corte di Cassazione e dal Procuratore generale, da 20 magistrati e 10 laici eletti dal Parlamento tra professori di diritto e avvocati con più 15 anni di servizio. L’organo è previsto dalla Costituzione per garantire autonomia e indipendenza nei concorsi, nei trasferimenti, nelle valutazioni di professionalità, nelle nomine dei dirigenti, nella giustizia disciplinare e nel dare pareri al ministro sulle leggi.

Il procuratore Giovanni Fabrizio Narbone
La riforma prevede un Csm per i pm e uno per i giudici: il numero dei componenti che saranno per un terzo laici e per due terzi togati dovrà essere definito con legge ordinaria. I componenti dei due Csm saranno sorteggiati ma, mentre per i magistrati il sorteggio avverrà tra tutti e tutte i 9.400 presenti in Italia, per i membri laici, il sorteggio andrà a pescare da un elenco di giuristi approvato dal Parlamento.
Il procuratore Narbone ha contestato in particolare il sistema del sorteggio che andrebbe secondo lui contro i principi che hanno motivato i Padri costituenti: «C’è il rischio che gli esponenti politici facciano parte di un blocco compatto e questo potrebbe ridurre l’indipendenza dell’organo».
L’avvocato Mandrelli ha espresso una perplessità sul sorteggio ma di carattere differente: «Cosa succede se uno dei 9.400 magistrati non volesse essere eletto? Viene obbligato come accadeva anni fa con il servizio militare? Queste sono riflessioni che andranno fatte». Sulla eventuale minore indipendenza del giudice che dovesse essere procurata dalla riforma, Mandrelli è categorico: «Se dovesse accadere, sarei pronto ad andare a fare le barricate, mi troverete legato in piazza e a battermi in ogni modo come molti altri».

L’avvocato Bruno Mandrelli
LA SEZIONE DISCIPLINARE
Oggi la decisione per sanzionare un magistrato viene promossa dal ministro della Giustizia o dal Procuratore generale o decisa dal Csm in una apposita sezione composta da vice presidente del Csm, da un laico e da un giudice di Cassazione, due giudici di merito e un pm.
La riforma istituisce un’Alta Corte con 15 membri nominati dal presidente della Repubblica, tre laici estratti a sorte da un elenco di professori e avvocati eletti dal Parlamento, sei giudici e tre pm estratti a sorte tra i magistrati di Cassazione.
Sul tema l’avvocato Mandrelli ha fatto leva sull’importanza «che non ci sia una domesticità dei rapporti» mentre il procuratore Narbone ha espresso perplessità sull’esclusione del presidente della Repubblica e ha fatto leva sui numeri («Su 1.700 esposti disciplinari, il 95% è stato archiviato. Il ministro Nordio ne ha impugnati 7».

Da sinistra Cavalcanti, Narbone, Attanasio e Mandrelli
ITER PARLAMENTARE CHE HA PORTATO A QUESTO REFERENDUM – Per mezzo secolo, dall’approvazione della Costituzione, non c’è stato in Italia un referendum costituzionale e le modifiche alla Costituzione sono state fatte a maggioranza parlamentare qualificata. Dagli anni Duemila il referendum costituzionale è stato più utilizzato.
«La riforma tocca un settore delicato – ha detto il procuratore Narbone – i Padri costituenti hanno voluto garantire l’autonomia della magistratura. Oggi votiamo per una riforma approvata dalla maggioranza di governo, presentata con un blocco blindato e scritto male che non risolve i problemi di efficienza del sistema giustizia. Ad esempio a Macerata siamo fortemente sottorganico e mancano risorse, 2 persone non possono fare il lavoro di 42. Bisogna invece domandarsi perché viene fatta questa riforma e perché il ministro dice che ne beneficeranno anche le prossime maggioranze, qualunque sarà il loro colore. Dobbiamo dire che in generale questo governo è profondamente convinto che il potere politico debba controllare l’operato della magistratura».

Da sinistra Attanasio, Mandrelli, Pierini e Narbone
Anche l’avvocato Mandrelli ammette che questa riforma non incide sull’efficienza del sistema giudiziario ma fa una diversa valutazione: «La giustizia italiana è in uno stato comatoso. La riforma non è prerogativa di questo governo perché anche le maggioranze del passato hanno proposto delle modifiche non andate avanti. Questa riforma, se approvata, può essere l’inizio di un cammino di trasformazione culturale. Dal punto di vista della tecnica questa riforma va nella via del perfezionamento del nostro modello di processo. Quando si dice “Cambiamolo” non si dice una cosa fascista ma si dice una cosa democratica».
A SOSTENERE LE RAGIONI DEL SÌ BRUNO MANDRELLI – Laurea in giurisprudenza all’Università degli Studi di Macerata nel 1981 con tesi in diritto amministrativo sulla tutela degli interessi diffusi. Cultore della materia nelle cattedre di diritto amministrativo e diritto costituzionale della facoltà di Giurisprudenza dal 1983 alla fine degli anni novanta. Iscritto all’albo dei patrocinanti avanti le magistrature superiori dal 1998.
A SOSTENERE LE RAGIONI DEL NO IL PROCURATORE CAPO DI MACERATA GIOVANNI FABRIZIONARBONE – Laurea in giurisprudenza all’Università degli studi di Macerata nel 1987. In magistratura da 35 anni, è stato, sempre come pubblico ministero, alla Procura della Repubblica di Lodi, alla Procura della Repubblica di Milano (dal 2008 assegnato alla Direzione Distrettuale Antimafia) e alla Procura della Repubblica di Pesaro. Dal 2022 Procuratore della Repubblica di Macerata. È stato componente del Consiglio Giudiziario di Milano nella consiliatura 2003/2005 e del Consiglio Giudiziario di Ancona nella consiliatura 2016/2020.

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In troppi danno per scontato che i togati saranno eletti tra tutti i 9400 magistrati. La realtà è che le modalità del sorteggio saranno definite con legge ordinaria e qualunque maggioranza di turno potrà stabilire modalità “pilotate” e influenzare la composizione dei due CSM. Se si tiene conto che i “laici” saranno scelti dal Parlamento senza necessità del voto qualificato e quindi tutti di area c’è davvero il rischio di indebolire l’autonomia della Magistratura. Che non è un privilegio per i magistrati ma una garanzia per i cittadini.
Sono gli ibridi di ogni genere, compresi molti pseudo politici ad essere a favore del Sì. E lo fanno anche perché la riforma è voluta da un uomo che sa vedere “molto lontano”. Infatti non a caso sua è la frase:
“Alcoltest ai politici? Andiamoci piano, se mi vietassero di bere potrei dimettermi. Anche Churchill pasteggiava a champagne”. Aggiungiamoci il concetto sempre da lui espresso che una riforma strutturale della giustizia, che poi sarebbe questa che va al voto Domenica, “farebbe comodo oggi alla destra, domani farà comodo anche alla Schlein” e con questo si garantirebbe una giustizia più garantista. E vero che qualcuno di sinistra è a favore del Sì ma sono soprattutto in un elenco non esaustivo, quei residui di partiti che, o non hanno una connotazione seria, piuttosto ondeggiante spesso ridicola o socialisti di cui non capisco quante versioni ne esistono.