
Le studentesse premiate a Bologna
Civitanova brilla al concorso nazionale di filosofia. Il team delle studentesse Irene Mandolesi, Nicole Simonella, Valentina Tiengo dell’Istituto Da Vinci, guidate dalla docente Barbara Amato, hanno vinto il primo posto nella categoria Scritto junior alla tredicesima edizione del Concorso nazionale di filosofia Romanae Disputationes.
La premiazione è avvenuta al teatro Duse di Bologna, dove nei giorni scorsi si è svolto il convegno finale del concorso, che quest’anno aveva a tema una delle questioni esistenziali più complesse per l’essere umano: “Ed io che sono? Individuo, persona, soggetto”.
Le studentesse della terza B del liceo classico dell’Istituto Da Vinci si sono messe in gioco con coraggio e dedizione, prevalendo sugli altri 85 team di studenti provenienti da tutta Italia, con una tesina filosofica dal titolo: “Un oracolo alternativο: άλλοτριοῦ σεαυτόν, «trascendi te stesso»”. Rivisitando in modo originale il noto motto socratico “Conosci te stesso” tratto dall’oracolo di Delfi, le studentesse hanno esplorato il tema dell’io, dai presocratici alle filosofie dell’alterità del Novecento.
«In un’epoca in cui la crescita degli adolescenti risulta sempre più compromessa dai modelli preconfezionati propagandati dai social – dice Barbara Amato -, la filosofia sviluppa nei giovani uno spirito critico orientandoli verso un proprio sé autentico». La motivazione del premio evidenzia infatti come il saggio rilevi che l’identità umana non è qualcosa di dato, ma si ridefinisce costantemente e si dà come processo interpretativo aperto nel confronto autentico con l’altro. Le Romane Disputationes sono un concorso dedicato agli studenti e alle studentesse della scuola secondaria superiore, riconosciuto dal Mim come iniziativa per la valorizzazione delle eccellenze. Ogni anno la competizione vede la partecipazione di un numero cospicuo di scuole italiane. A quest’edizione hanno aderito oltre 220 team per un totale di 5.000 studenti. Il concorso ha al suo interno diversi canali di competizione: l’elaborato scritto, il video, il monologo e il torneo di disputa filosofica “Age contra”.
Non è la prima volta che il Leonardo da Vinci di Civitanova, presieduto dal dirigente scolastico, Francesco Giacchetta, si distingue in questo concorso nazionale, collezionando anche nelle passate edizioni vittorie in tutte le categorie di competizione. Le studentesse riceveranno in premio un buono libri di 500 euro e l’iscrizione nell’Albo delle Eccellenze del Ministero dell’Istruzione. Inoltre, il loro elaborato sarà pubblicato ne I quaderni della Ricerca della casa editrice Loescher.
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…e io che sono,
gridò fanciullo,
debbo star prono,
con un trastullo,
oppur mi tocca,
dietro consenso,
portar la brocca,
di studio immenso,
ma già che posso,
io qui parlarne,
mi mette addosso,
ancor più saperne,
e nel cercare,
il ‘io che sono’,
fa meditare,
su chi vero è prono… m.g.
…’sei quel che vita concede’…cit.
Sennò era il Classico Da Perdi.
‘O Da Vinci senza Leonardo
A Napule se sa: ‘nu nome è comme ‘o mare,
viene da luntano, porta sapore ‘e fiume e ‘e genio,
ma ccà ‘o tagliano corto, comme ‘o pesce pe’ ‘a zuppa,
e resta sulo “Da Vinci”, nudo, senza battesimo.
Leonardo se n’è iuto pe’ ‘na svista ‘e penna,
lassanno ‘o cognome appiso ‘ncopp’ ‘o muro d”o liceo,
comme ‘na giacca vecchia che nun tiene cchiù calore
d”o cuorpo che ce steva drinto, e mo’ pare ‘na marca.
Si pe’ San Francesco facessero “D’Assisi” ‘ncopp’ ‘o portone,
ce verrebbe da ridè, ma cu ‘na lacrima amara:
pecché ‘o santo nun se po’ tagliare a metà,
è tutto quanto luce, è tutto quanto grazia.
E invece pe’ ‘sto Leonardo fanno ‘o stesso iuoco,
‘o riducono a preposizione, a provenienza senza storia,
comme si ‘o genio fosse ‘na etichetta pe’ pennarelli
o pe’ ‘n aeroporto che nun sa manco chi ce sta ncoppa.
In Italia è ‘na abitudine antica, ‘na pigrizia gentile:
se perde ‘o nome pe’ strada, e nun ce se fa caso,
ma ‘o classico che ‘mpara Platone e Aristotele
dovrebbe tremmà, quanno vede ‘o pensatore ridotto a cartiello.
È ‘na malinconia leggera, ‘na cosa che nun fa rumore,
ma pesa: comme ‘o sole che tramonta senza saluto,
lassanno ‘o cielo nu poco cchiù povero,
e ‘o nome vero ascuso drinto ‘o silenzio d”o tramonto.
Comunicato Stampa
ANNUNCIAZIONE, ANNUNCIAZIONE
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Ancora una volta, ai servi della gleba vengono comunicate dall’araldo, esattamente come nel Medioevo, le decisioni dei vassalli, dei valvassori e dei valvassini. Non sia mai che a questi servi della gleba, teoricamente cittadini, fosse consentito di partecipare alla formazione di queste decisioni…
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Più precisamente, la Provincia di Macerata delibera, a marzo dell’anno di grazia 2026, la costituzione di un non meglio precisato “gruppo di lavoro” per individuare i responsabili del Basso Bacino del Chienti, uno strumento che fa il paio con il “tavolo di lavoro” deciso dalla Regione Marche e dai cinque Comuni coinvolti nel non trovare riscontri nell’ordinamento.
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Cerchiamo di chiarire, per quanto possibile, la cronologia degli ingarbugliatissimi avvenimenti di questa triste ed assurda vicenda, figlia degli insaziabili appetiti di alcuni mai individuati imprenditori e della codardia e della connivenza di un’intera classe dirigente:
1. con le sentenze penali di patteggiamento emesse dal tribunale di Macerata – sezione distaccata di Civitanova Marche nel 2002 e nel 2003, gli imputati avevano ammesso la propria responsabilità e patteggiato la pena e, grazie a tali sentenze, la provincia di Macerata ed i Comuni di Morrovalle, Montecosaro e Civitanova Marche avevano citato davanti al tribunale civile di Macerata sia gli imputati sia le rispettive aziende, al fine di ottenere il risarcimento del danno ambientale.
2. il Tribunale di Macerata, in sede civile, aveva condannato, nel 2009, tutte e nove le aziende a risarcire danni ingenti a favore di vari enti pubblici territoriali (Regione Marche, Province di Macerata e Fermo, e cinque Comuni della zona).
3. sei su nove aziende avevano presentato appello e la Corte d’Appello Civile di Ancona, nel 2016, aveva ribaltato la decisione di primo grado, accogliendo i motivi di appello delle imprese.
4. la Conferenza dei Servizi decisoria, operante secondo i dettami del Codice dell’Ambiente (Decreto Legislativo 152/2006), con verbali del 2008, del 2010 e del 2011, aveva già individuato i responsabili, chiedendo loro di presentare immediatamente un progetto di bonifica e di mettere in atto misure di MISE – Messa In Sicurezza di Emergenza.
5. tali individuati responsabili avevano presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale – TAR delle Marche contro questa decisione della Conferenza dei Servizi decisoria ed il TAR, con varie sentenze a partire dal 2017, aveva dato torto a tutti i ricorrenti, confermando, quindi, la decisione della Conferenza dei Servizi, l’applicazione del principio “chi inquina paga” e l’obbligo di bonifica in capo ai responsabili.
6. gli individuati responsabili avevano fatto tutti appello al Consiglio di Stato ed il Consiglio di Stato, dopo quasi un decennio, a partire dal 2023, a qualcuna ha dato torto ed a qualcuna ragione.
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Come scritto nella Relazione della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” nel 2016:
A seguito delle sentenze di patteggiamento emesse dal tribunale di Macerata – sezione distaccata di Civitanova Marche, la provincia di Macerata ed i Comuni di Morrovalle, Montecosaro e Civitanova Marche hanno citato davanti al tribunale civile di Macerata sia gli imputati sia le rispettive aziende, al fine di ottenere il risarcimento del danno ambientale.
Con la sentenza n. 699/09 del 15 giugno 2009, depositata il 17 giugno 2009, il tribunale di Macerata, preso atto delle situazioni di accordo e transazione venutesi a creare, tra l’altro, condannò i convenuti, in solido tra loro, al pagamento in favore della provincia di Macerata e dei comuni di Civitanova Marche e Montecosaro della somma complessiva di euro 2 milioni, oltre al pagamento delle spese legali.
Detta sentenza venne appellata da sei delle nove ditte citate in giudizio in primo grado e, a seguito di istanza presentata da alcune parti, la Corte di appello civile di Ancona, con l’ordinanza del 17 dicembre 2009, sospese l’efficacia esecutiva della sentenza di primo grado, imponendo agli appellanti una cauzione dell’importo di euro un milione. Il giudizio pendente davanti alla Corte [di appello civile di Ancona venne deciso con sentenza di accoglimento n. 1632/2016].
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Spieghiamo anche che l’ondivago orientamento dei giudici è circostanza, purtroppo, conosciuta e che, in linea di principio, come noto, il processo penale si fonda sul principio dello “oltre ogni ragionevole dubbio”, mentre il processo civile su quello del “più probabile che non”. Ne consegue che nel giudizio civile di responsabilità la prova è più attenuata rispetto al penale.
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Aggiungiamo alla spiegazione che due leggi regionali delle Marche (sempre citate nella relazione della “Commissione Parlamentare di Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati” nel 2016) hanno statuito che, in assenza di inquinatori, la responsabilità della bonifica ricade sulla pubblica amministrazione:
Certo è che, non essendo stati individuati i responsabili dell’inquinamento, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, gli interventi di bonifica del sito contaminato debbono essere realizzati d’ufficio dai comuni territorialmente competenti e, ove questi non provvedano, dalla regione.
La regione Marche, mediante l’articolo 24 della Legge regionale 29 novembre 2013, n. 44 (Assestamento di bilancio), ha stabilito:
«1. Ai sensi dell’articolo 14 della legge regionale 2 agosto 2006, n. 13 (Assestamento del bilancio 2006), la bonifica delle aree individuate all’interno dell’ex sito di interesse nazionale denominato “Basso Bacino del fiume Chienti” spetta ai Comuni nel cui territorio ricadono le rispettive aree.
2. La bonifica unitaria della falda acquifera ricompresa nel sito di cui al comma 1 spetta agli enti territoriali interessati, già firmatari dell’accordo di programma stipulato con il Ministero competente in data 2 luglio 2008 e non più operante, sulla base di quanto dagli stessi stabilito, mediante la conclusione di un nuovo accordo di programma che deve tenere conto delle relative disponibilità finanziarie e dell’eventuale riperimetrazione dell’area, da indagare sulla base dei risultati delle analisi delle acque di falda ottenuti nel tempo dai monitoraggi eseguiti dall’Agenzia regionale per la protezione ambientale delle Marche (ARPAM)».
Con detta disposizione la regione Marche ha voluto rafforzare la necessità della bonifica dell’intera area da parte degli enti territoriali, già firmatari di un accordo di programma non più operativo, mediante la conclusione di un nuovo accordo di programma.
In conclusione, in mancanza di detto nuovo accordo, poiché non sono stati individuati i responsabili dell’inquinamento, gli interventi di bonifica del sito di interesse regionale (SIR) «Basso Bacino del Fiume Chienti» debbono essere realizzati d’ufficio dai comuni e, ove questi non provvedano, dalla regione Marche, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
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Ripetiamo per i duri di comprendonio:
1. la bonifica è possibile solamente in maniera unitaria nell’intera area! La bonifica a pezzi di una falda acquifera che sta sotto un intero territorio è un concetto assurdo come, parimenti, lo è l’installazione perenne di opere di Messa In Sicurezza di Emergenza – MISE che, per loro natura, sono temporanee;
2. occorre indire una nuova Conferenza dei Servizi Decisoria fra le amministrazioni coinvolte (Regione Marche, Province di Macerata e Fermo, Comuni di Civitanova Marche, Morrovalle, Montecosaro, Porto Sant’Elpidio e Sant’Elpidio a Mare) per arrivare ad un nuovo accordo di programma;
3. mancanza di accordo di programma? Gli interventi di bonifica del sito di interesse regionale (SIR) «Basso Bacino del Fiume Chienti» debbono essere realizzati d’ufficio dai Comuni e, ove questi non provvedano, dalla regione Marche, ai sensi dell’articolo 250 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.
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La Provincia di Macerata, con questo “gruppo di lavoro”, esattamente come la Regione Marche ed i cinque Comuni coinvolti con il “tavolo di lavoro”, vuole riportare indietro gli orologi, ricominciando a cercare responsabili già individuati e, poi, in parte sfuggiti alle proprie responsabilità, invece di cominciare le procedure di bonifica secondo l’articolo 242 del Codice dell’Ambiente. Per di più, a meno che l’inquinamento non sia ancora in corso, è quasi certo che, nel frattempo, sia intercorsa la prescrizione di tutti i reati.
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Pertanto, la cosa che ci pare più logica è cominciare questa bonifica che, peraltro, secondo vassalli, valvassori e valvassini è tecnicamente fattibile e per la quale ci sono i soldi pubblici e, contemporaneamente, vedere se la magistratura troverà questi inquinatori. Noi abbiamo chiesto, invece, di trovare i responsabili della mancata bonifica, avendo perso ogni speranza che i responsabili possano pagare (questione che merita un altro comunicato).
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Rimane la sgradevole sensazione che la Pubblica Amministrazione stia agendo più per volersi sottrarre all’imputazione di omessa bonifica (ex art. 452 terdecies del codice penale) che per evitare che muoiano altri bambini, ragazzi, donne ed uomini.
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Paolo Maria Squadroni, Giuliana Venturini, Domenico Bevilacqua
Comitato Bonifica Basso Bacino del Chienti