
Francesca Gubbiotti in cantiere
di Giulia Sancricca
Quando le chiedo una foto che la rappresenti, risponde subito: «Con il caschetto in cantiere, assolutamente». Perché Francesca Gubbiotti, 51 anni, ingegnera edile originaria di Sellano – dal 2021 direttore tecnico della Cagnini costruzioni di Muccia – il suo posto lo ha sempre visto lì: tra gallerie, ponti, infrastrutture da milioni di euro che cambiano la vita dei territori e decisioni che non possono permettersi errori. Non dietro una scrivania, ma in cantiere.
«La passione nasce in famiglia – confida -. Mio padre era un piccolo imprenditore edile e la figura dell’ingegnere, in casa, aveva quasi un’aura mitica. Era di rilievo tecnico e sociale». E lei, già al liceo scientifico, aveva deciso che quella sarebbe stata la sua strada. Ma non le bastava progettare. «Appena laureata volevo vedere le opere nella loro realizzazione. Non mi interessava solo il progetto, ma la costruzione». Così inizia a Ravenna dove arriva la grande occasione: il cantiere della Quadrilatero, il tratto tra Foligno e Pontelatrave. Un’opera da 500 milioni di euro. Sei anni in cantiere, opere in sotterraneo, gallerie, lavori all’aperto. «Quando a Colfiorito sono arrivata in galleria, i minatori non mi volevano far entrare – dice -. Vent’anni fa è stata una bella sfida».

Imporsi in un ambiente quasi esclusivamente maschile non è stato semplice. «Noi donne siamo sempre tenute a dimostrare qualcosa in più rispetto a un uomo. Non ci è concesso sbagliare – dice -. Ma questo non mi ha mai fermato. È facile attribuirci delle etichette, ma con la costanza e la professionalità le convinzioni si cambiano. È una sfida che ho accolto già da ragazza: ho sempre voluto essere testimone di capacità, libertà, forza intellettiva e anche della nostra parte femminile. Quel modo di vedere e affrontare i problemi solo nostro che non ho mai rinnegato». Secondo Gubbiotti, infatti, il segreto è tutto lì: «Abbiamo dalla nostra parte una grande capacità: la mediazione. Sappiamo trovare sempre un punto di incontro con ragionevolezza. Ogni giorno ci troviamo di fronte ai problemi più disparati, dal personale ai problemi tecnici, ma riusciamo ad avere sempre la capacità di vedere il problema e mediare». Così c’è un solo modo per essere riconosciute come professioniste: «Quando dico una cosa la faccio, l’unica caratteristica che ci dà credibilità è la coerenza – dice Gubbiotti -. Mai dire una cosa e farne un’altra. E poi bisogna anche dire no, bisogna anche avere il coraggio di entrare in cantiere e far sfasciare tutto, altrimenti veniamo derise».

Un coraggio che l’ingegnera ha avuto più volte: «Nel 2014 ricordo un’altra sfida enorme: la Galleria di base del Brennero, il grande tunnel ferroviario a valenza europea che collega Italia e Austria. Un’opera strategica – ricorda -, problemi geotecnici complessi, un contesto internazionale e bilingue. Anche lì ho cercato di dare il mio contributo e farmi valere rispetto a tante figure maschili». È lì che si trova a prendere una delle scelte tecniche più difficili e che ancora oggi la rappresentano per la sua perseveranza: «La decisione di realizzare un’opera con esplosivo a ridosso della ferrovia. Tutti erano increduli e contrari – ammette -. L’abbiamo fatta in sicurezza, con costi contenuti e senza problemi al traffico ferroviario».

E sono forse proprio forza e determinazione che le hanno permesso di non lasciarsi segnare da eventi negativi e delusioni incontrati nel corso della sua carriera: «Ho vissuto tante piccole sconfitte e ho dovuto saper tenere duro anche se non era facile – ammette -, ma le cose che mi hanno sempre salvato sono la mia riservatezza, la serietà e la costanza. È vero, ho dovute perdere piccole battaglie, ma non mi sono mai arresa. Non posso dire che ci sia un episodio che mi ha segnata negativamente, credo piuttosto che alla fine prevalgano le soddisfazioni. Alla fine di tanti lavori c’è stato il riconoscimento del mio valore, anche se siamo meno retribuite rispetto agli uomini».

Dal 2021 è direttore tecnico della Cagnini Costruzioni, oggi impegnata anche nella realizzazione del ponte di Piediripa. Unica ingegnera dello staff, porta con sé il bagaglio delle grandi opere europee. In 25 anni, però, il cambiamento lo ha visto. «Quando mi sono laureata eravamo sei/otto ragazze nel corso. Oggi sono molte di più. E sono felice che le nuove generazioni guardino a queste professioni con più fiducia». Ma la strada non è finita. «L’8 marzo è una giornata importante, ma con una speranza: Sarebbe bello che un giorno non servisse più. Vorrebbe dire che non c’è più bisogno di ricordare il valore delle donne».

Un valore che Francesca Gubbiotti ha dovuto dimostrare anche fuori dal cantiere, nella sua scelta consapevole di pensare prima al lavoro e poi alla famiglia, in controtendenza rispetto a una società che – come lei stessa ammette – «ci vuole prima moglie e madri. Io mi sono sposata da poco, non ho figli. Ho dedicato tanto al lavoro, ma non ho rammarico. Invito le donne a vedere il lavoro come evoluzione personale. La famiglia è fondamentale, ma non deve essere l’unica cosa. Io ho messo al centro prima me stessa e poi la famiglia, sentendomi giudicata per questa scelta e spesso proprio dalle donne. Siamo delle grandi a prescindere, senza dover dimostrare di poter essere mogli, madri e donne in carriera. Tutto deve partire dalla nostra scelta». La stessa scelta che non dovrebbe fermare le giovani ingegnere a entrare in cantiere: «È il momento più bello. Vedere concretizzarsi un’opera è qualcosa di straordinario. Non dobbiamo perderci questa soddisfazione per un preconcetto. Il cantiere è un posto anche per donne». E mentre parla è facile immaginarla lì: casco in testa, sotto terra, a dirigere lavori da milioni di euro. Non per dimostrare qualcosa, ma perché è esattamente il posto che ha scelto.
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