
Il capodanno cinese a Macerata
di Marco Ribechi (Foto e video di Fabio Falcioni)
Il cerchio si chiude, il dragone lascia il posto alla corsa del Cavallo e Macerata, per un pomeriggio, torna a essere la capitale d’Oriente nelle Marche. Non è solo una festa, è un rito che si rinnova e che quest’anno assume un valore simbolico senza precedenti: con la tredicesima edizione del Capodanno Cinese, la città completa il giro dell’intero zodiaco di Pechino, tornando là dove tutto era iniziato nel 2014.

Sotto un cielo che abbraccia idealmente le mura medievali e la Grande Muraglia, piazza Mazzini e le vie del centro storico sono state invase da migliaia di persone. Una folla colorata e curiosa, richiamata dal fascino millenario di una tradizione che l’Istituto Confucio dell’Università di Macerata, insieme al Comune, ha saputo radicare nel cuore dei maceratesi.

Se l’anno scorso era stato il Serpente a incantare con le sue spire il 2026 segna il ritorno del Cavallo, simbolo di energia, progresso e libertà, in un momento emozionante che gli organizzatori definiscono storico proprio perché chiude un ciclo dodicennale in cui Macerata ha imparato a conoscere ogni segno dello zodiaco cinese, diventando un modello di integrazione culturale attraverso l’arte e la condivisione.

Il cuore dell’evento è scattato alle 15, quando il tradizionale corteo ha iniziato a snodarsi tra i vicoli, portando con sé lo sventolio delle bandiere e il ritmo dei tamburi. Ma la giornata ha offerto anche un profondo spessore culturale con la conferenza del professor Filippo Mignini, che alle 17 ha guidato il pubblico in una riflessione preziosa proprio sulla figura di Matteo Ricci e sul legame indissolubile tra la città e l’Estremo Oriente.

Parallelamente, la cultura ha trovato casa alla Galleria Antichi Forni con la mostra “Opera, ombre, inchiostro” dove, tra le calligrafie eleganti e le suggestioni dell’opera tradizionale, i visitatori hanno potuto immergersi nel progetto “Looking China”, mentre i gazebo in piazza Mazzini hanno continuato a offrire assaggi di una tradizione ormai familiare.
«L’università – ha detto il rettore John McCourt – è per sua natura un luogo di incontro tra culture e il Capodanno Cinese ne è un’espressione concreta: un ponte tra Macerata e la Cina che unisce studio, arte e partecipazione popolare». L’assessore alla Cultura e ai rapporti con l’università Katiuscia Cassetta: «Questo appuntamento si inserisce nel solco del legame con la Cina che Macerata custodisce attraverso la figura di padre Matteo Ricci e che l’assessorato alla Cultura sostiene con convinzione, valorizzando il centro storico e il rapporto con l’università»

Con questo passaggio di testimone dal Serpente al Cavallo, Macerata conferma la sua capacità di far dialogare la storia di Ricci con la modernità di un evento che attira visitatori da tutta la regione, celebrando la sua anima di “piccola Pechino” delle Marche.





persone molto laboriose e sicuramente molto più tranquilli rispetto a persone di altre nazionalità, ma sarei curioso di sapere quanti sono i cinesi residenti in provincia, quanti sono quelli con partita Iva e quanti sono i dipendenti cinesi con un regolare contratto. Non so perchè, ma ho la sensazione che avremmo dei numeri interessanti
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Macerata caput mundi !!!!
Macerata è l’ombelico del mondo.
CINA e MACERATA sono gemellate grazie a PADRE MATTEO RICCI che e’ venerabile.