Un odontoiatra “a cinque cerchi”:
Marco Grande Castellani alle Olimpiadi
«Emozione essere nello staff sanitario»

DA TREIA A MILANO-CORTINA - Il professionista, 31enne, "convocato" nell'equipe medica che segue gli atleti impegnati nei giochi invernali. «L’atmosfera qui è frizzante, si incontrano professionisti da tutta Italia e sportivi da tutto il mondo. I valori olimpici sono davvero palpabili, ed essere parte di questo mondo spettacolare mi fa ritenere fortunato»

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Marco Grande Castellani

di Francesca Marsili

Olimpiadi Milano Cortina 2026: l’odontoiatra treiese Marco Grande Castellani scelto per intervenire sui giganti dello sport. Esperto in implantologia e rigenerazione ossea, a soli 31 anni, compiuti proprio ieri, è il più giovane della squadra dei 46 odontoiatri chiamati a fornire assistenza su atleti e family olimpica. Dal 12 febbraio è al Policlinico di Bormio: «In valigia ho messo anche la tuta da sci», racconta entusiasta.

Un incarico professionale di grande prestigio, si aspettava di essere scelto?

«Quando è arrivata la comunicazione ufficiale è stata un’emozione fortissima, un misto di stupore e gioia. Far parte della complessa organizzazione sanitaria che lavora per un evento tanto importante come le Olimpiadi, per me è un grande orgoglio. Sei parte di un ingranaggio dove tutto deve funzionare alla perfezione: operiamo su atleti che sono al top nella loro professione e noi dobbiamo esserlo nei loro confronti, con professionalità e discrezione».

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Come è arrivata la chiamata?

«Ho ricevuto una mail dalla Società italiana odontostomatologia dello sport, a cui mi sono iscritto dopo aver ottenuto un master in questa branca dell’odontoiatria studiando in Spagna. Mi veniva comunicato che erano aperte le candidature per professionisti volontari in vista dei Giochi olimpici e paralimpici invernali. Ho compilato un form lunghissimo e sono stato selezionato. L’odontostomatologo dello sport è colui che si occupa di tutte quelle lesioni traumatiche maxillo – facciali che possono avvenire nei vari sport, dal calcio al basket, o come qui alle Olimpiadi nell’hockey su ghiaccio, che ha un elevato rischio traumatico. Inoltre apre a tutta la parte tecnologica che permette allo sportivo – attraverso dei presidi personalizzati – di avere dei grandi rendimenti lavorando sulla bocca, curando eventuali disordini dell’articolazione tempora-mandibolare con conseguenti algie posturali».

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A quale struttura è stato assegnato?

«Mi trovo al Policlinico temporaneo di Bormio, una postazione operativa predisposta per garantire l’assistenza odontoiatrica immediata per gli atleti che gareggiano nelle discipline più traumatiche che si svolgono nelle sedi montane, in questo caso la discesa su sci. E’ un presidio che deve essere pronto a funzionare per molte ore consecutive, spesso ben oltre la fine delle competizioni, poiché gli atleti, talvolta, arrivano dopo aver completato antidoping, defaticamento e routine post gara. Io lavoro dalle 16 alle 22, oggi è l’ultimo giorno».

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Il Policlinico olimpico temporaneo di Bormio

Qual è il ruolo di un odontoiatra nel contesto olimpico?

«Nei Giochi invernali il rischio di traumi per gli atleti è più alto del 20-30 per cento rispetto a quelli estivi. Per questo, a Milano-Cortina 2026 l’assistenza odontoiatrica è parte integrante dell’organizzazione sanitaria. La gestione del trauma dentale rappresenta sicuramente una delle principali sfide, ma non l’unica. Gli odontoiatri devono gestire pulpiti, ascessi, fratture o decementazioni di corone e rotture improvvise di bite o di dispositivi protesici, problematiche che richiedono interventi tempestivi per permettere agli atleti e alla loro famiglia olimpica di continuare la competizione nelle migliori condizioni possibili».

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E’ appassionato di sci, è stato contagiato dallo spirito olimpico?

«L’atmosfera qui è frizzante, si incontrano professionisti da tutta Italia e sportivi da tutto il mondo. Senti che c’è grande spirito di squadra, ci sono amicizia, condivisione e sana competizione. I valori olimpici sono davvero palpabili, ed essere parte di questo mondo spettacolare mi fa ritenere fortunato».

La sua famiglia è nel campo dell’odontoiatria da circa cento anni, prima di lei suo padre Stefano e suo nonno Giancarlo. l’insegnamento più prezioso che ha portato con sé in questa esperienza?

«L’importanza del rapporto umano, che la vera cura nasce dall’unione tra competenza e ascolto: un medico professionale guida, ma un medico empatico accompagna. Far parte dello staff medico olimpico a 31 anni è una responsabilità che onoro portando con me l’esperienza di chi mi ha preceduto. È un traguardo che dedico alla mia famiglia e alla mia città, Treia».

Sta per terminare il suo incarico, come è stata questa settimana?

«Piena di emozioni, si sono stretti dei legami particolari con i colleghi e mi dispiace lasciarli. Probabilmente resterà un’esperienza unica, difficile possa ripetersi, almeno in Italia. Ho avuto la fortuna di entrare in contatto con specialisti eccellenti, alcuni europei, un’occasione di grande crescita umana e professionale ed è il regalo più grande che mi lascia questa esperienza. Ringrazio Massimo Roncalli, senza il suo impegno e la sua visione, tutto questo non sarebbe stato realizzabile».

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