
Il Duomo di Macerata
A quasi dieci anni dal terremoto del 2016, torna ad accendersi il dibattito sulla ricostruzione dei luoghi di culto a Macerata. A intervenire nuovamente è Daniele Staffolani, ex consigliere comunale del Partito democratico, che punta il dito contro quello che definisce uno stallo ormai non più tollerabile, in particolare per alcune delle chiese simbolo della città.
«A luglio del 2024 – ricorda Staffolani – intervenni sulla stampa locale per segnalare la situazione di stallo riguardante la riparazione delle chiese danneggiate dal sisma a Macerata, nonostante i 13 milioni concessi alla Diocesi dal Commissario alla ricostruzione per i relativi interventi di recupero». Da allora, sostiene, poco o nulla sarebbe cambiato. A oggi, osserva, «a distanza ormai di ben dieci anni dagli eventi sismici, lo stato delle cose è pressoché immutato». Fanno eccezione la riapertura della chiesa di Madonna del Monte, resa possibile anche grazie ai fondi dell’Otto per mille, e quella del Santissimo Sacramento nel quartiere di Santa Lucia, avvenuta grazie all’interessamento dell’Ordine dei Frati Cappuccini. «Tutte le altre chiese cittadine di stretta competenza della Diocesi (San Filippo, Santa Maria della Porta, San Liberato, Santo Sepolcro, San Michele) rimangono inesorabilmente chiuse e quasi nulla è dato sapere sullo stato degli interventi progettati e sulla tempistica dei relativi lavori».
Tra i casi più emblematici Staffolani cita il Duomo di San Giuliano, per il cui recupero era stato previsto un finanziamento di quattro milioni. «La Diocesi ha comunicato che ad agosto 2025 il progetto esecutivo è stato finalmente inviato agli uffici competenti, dai quali tuttavia non si hanno più avute notizie». Un silenzio che, secondo l’ex consigliere, pesa ancora di più se si guarda a quanto avvenuto altrove: «In quasi tutte le città e i paesi colpiti dal sisma sono stati da tempo avviati e, in qualche caso, anche conclusi i lavori di riparazione delle cattedrali e di altre chiese importanti, come a Camerino, Tolentino, Recanati, Cingoli, Treia, Pollenza».

Daniele Staffolani
Da qui una considerazione amara: «Si è portati a ritenere che la riapertura del Duomo di Macerata non costituisca certo una priorità per la Diocesi». Staffolani ipotizza anche alcune possibili ragioni: «La carenza di sacerdoti per officiarla, le notevoli spese di gestione in ragione delle dimensioni, il sempre minor numero di fedeli praticanti e, non da ultimo, l’avvenuto declassamento del vecchio Duomo dopo l’individuazione, nel 2023, della nuova Cattedrale nella Collegiata di San Giovanni».
Analoga la situazione del Santuario delle Vergini, di proprietà del Demanio dello Stato, per il cui recupero erano stati stanziati tre milioni di euro. «I parrocchiani sono costretti a seguire le funzioni religiose in una struttura provvisoria molto fredda in inverno e caldissima in estate», sottolinea. Dopo aver chiesto informazioni alla Soprintendenza speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, Staffolani riferisce di aver ricevuto, con nota del 30 settembre 2024, la comunicazione che «l’intervento è inserito nel programma di cui all’ordinanza n. 38 dell’8 settembre 2017 ed è interessato da attività propedeutiche alla progettazione in capo al Rup», individuato nel 2018 in un funzionario tecnico della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio delle Marche.
«È davvero sconcertante – commenta – che, a distanza di otto anni da tale individuazione, non si abbiano ancora notizie sull’approvazione del progetto esecutivo. E definisce «curioso che già nella determina del 2018 si ravvisasse l’urgenza di procedere alla ricostruzione del Santuario di Santa Maria delle Vergini».
Sul punto ricorda anche le interrogazioni presentate in Consiglio comunale dalla consigliera Stefania Monteverde, alle quali, afferma, «l’amministrazione ha fornito risposte piuttosto vaghe, dimostrando anch’essa di non essere particolarmente interessata a una rapida riapertura della chiesa». Una riapertura che, evidenzia, «consentirebbe anche di restituire alla città e ai turisti le importanti opere custodite nel santuario, tra cui il celebre Tintoretto, oggi esposte in una sala del Museo di Arte Antica di Palazzo Buonaccorsi, visitabile a pagamento».
Per Staffolani «è di tutta evidenza che un’azione concertata e sinergica tra le varie istituzioni coinvolte, (Diocesi, Comune, Ufficio Speciale per la Ricostruzione, Soprintendenza) avrebbe consentito e potrebbe consentire un rapido avvio dei lavori, sia per il Duomo di San Giuliano sia per il Santuario delle Vergini. Due chiese di grande valore storico, culturale, artistico e turistico, molto care ai maceratesi, che versano in stato di abbandono dal 2016».
Per la scuola privata di via Piave gli euri li hanno trovati,e non pochi.
Anche L'Immacolataera stata messa a posto quando c'era Don Egidio non capisco xche'lanno chiusa ,e non si salse i lavori vanno avanti che peccato una così bella parrocchia ,ma cosa cerotto a questi restauri ,comunque a me questo vescovo non piace.
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Ma come, na orda li preti raccontia che li comunisti se magnia li frichi o li facia bollì pe’ facce lo concime e addè glie volete raprì le chiese per mettece le cassette pe’ l’elemosine co’ lo sacrestà che passa per li vanghi per pija li sordi?