
Giuseppe Giampaoli
di Alessandro Luzi
“Appalti-spezzatino” al Cosmari: assolto Giuseppe Giampaoli. L’ex direttore generale del Cosmari era imputato per abuso d’ufficio e turbativa d’asta. Oggi il Tribunale di Macerata ha assolto Giampaoli perché il fatto non sussiste sulla turbativa d’asta e lo ha prosciolto dall’abuso d’ufficio perché il reato è abrovato. Dopo la chiusura del processo sullo smaltimento delle macerie del sisma, terminano le vicende giudiziarie che hanno coinvolto l’ex direttore.
I fatti contestati a Giampaoli sarebbero avvenuti nel corso di vari anni e riguardano l’affidamento di servizi che vanno dalla riparazione dei mezzi, al rifornimento di questi, al trasporto dei rifiuti. Oggi il pm Francesco Carusi al termine della requisitoria ha chiesto l’assoluzione per la turbativa d’asta e il proscioglimento sull’abuso d’ufficio in quanto il reato è abrogato.
LE ACCUSE – Diversi i capi di imputazione che venivano contestati Giampaoli. Ad esempio, per il periodo che va dal marzo 2017 all’ottobre 2019, veniva contestato a Giampaoli di aver affidato «con provvedimenti privi di motivazione specifica», la fornitura di gasolio per un totale di 718mila euro, senza motivazione sulla reale necessità, ad una ditta di Corridonia. Si parla di diciotto affidamenti diretti, per un importo unitario di 39.900 euro, ossia ogni assegnazione aveva indicato questo valore, che è sotto soglia (non serve fare il bando), e complessivo di 718mila euro. Per l’accusa Giampaoli avrebbe turbato i procedimenti amministrativi diretti all’attribuzione degli appalti per questa fornitura. Si parla poi di una azienda che ha vinto un appalto per il trasporto rifiuti sotto i 45 chilometri a 10,78 euro a tonnellata ma che avrebbe, per un periodo, continuato a percepire e fatturare 14,80 euro per tonnellata a seguito della proroga della precedente gara informale, con un vantaggio patrimoniale, dice l’accusa superiore a 50mila euro tra il 9 novembre 2017 e il 20 dicembre 2017.
Inoltre Giampaoli, prosegue l’accusa, avrebbe affidato tramite gara informale, ad un raggruppamento temporaneo di imprese il servizio di trasporto macerie per percorrenze superiori a 95 chilometri: con aggiudicazione formale per 39.900 euro e una liquidazione totale di 227mila euro (determina del 3 agosto 2018), dice l’accusa. Altra determina, del primo marzo 2019, per il servizio di trasporto sopra i 95 chilometri, con aggiudicazione per importo formale di 39.900 euro e liquidazione complessiva di 137mila euro. Altra determina dirigenziale, del 2 agosto 2019, vede affidato sempre lo stesso servizio, sempre alla stessa azienda, a un importo unitario di 39.900 euro con liquidazione finale complessiva di 303mila euro. Si parla poi dell’affidamento ad una ditta di Civitanova di un servizio di trasporto rifiuti: per importato formale di 39.900 euro e una liquidazione complessiva di 48mila euro. Questo un primo affidamento, che risale ad aprile 2017. In un secondo, del luglio 2017, avrebbe affidato il servizio sempre alla stessa azienda, sempre con importo 39.900 euro e liquidazione di 38.948 euro.
Il 7 agosto 2017 Giampaoli comunica all’azienda – dice l’accusa – che è rimasta aggiudicataria del servizio trasporto macerie procedendo alla proroga dell’incarico. Nell’ambito di quest’ultimo affidamento, invece dell’importo di 39.900 euro, venivano liquidati 142mila euro. Secondo la procura Giampaoli, affidando a più tranche i servizi, avrebbe, tra l’altro, disatteso il principio di rotazione per gli affidamenti dei contratti sotto soglia.
Nove gli affidamenti diretti ad una ditta di San Severino per il servizio di “nolo a freddo di attrezzature e prestazioni di personale per la rimozione delle macerie del sisma” per conto del Mibact, per un importo unitario, ad ogni affido, di 39.900 euro e un importo complessivo di 359mila euro. Pur avendo nelle determine ripetutamente evocato la necessità di procedere con gara aperta, Giampaoli non lo avrebbe fatto, dice l’accusa, predisponendo «un illecito razionamento degli appalti».
Altra contestazione riguardava gli affidamenti ad una ditta di Caldarola tra maggio 2018 e febbraio 2019 con proprie determine dirigenziali, previa gara informale, del servizio demolizione macerie a terra nelle zone del sisma e caricamento sui mezzi per un importo unitario di 39.900 euro. Il primo incarico avrebbe fruttato alla ditta 82mila euro ( a fronte di un importo unitario 39.900), il secondo 115mila euro invece di 39.900, l’ultimo 240mila invece di 39.900 euro. Sotto la lente anche 17 affidamenti ad una ditta per la riparazione dei mezzi. Anche in questo caso sarebbero stati affidi sotto soglia, per 39.900 euro, e per un totale di 678mila euro. Sempre aggiudicati con determine dirigenziali. Il servizio era stato affidato ad una ditta di Macerata. Per l’accusa senza fornire motivazioni circa la necessità né le ragioni della scelta di tale fornitore. Fatti che sarebbero avvenuto tra il dicembre 2016 e l’ottobre 2019. Proseguendo con la riparazione dei mezzi: 17 anche gli affidi ad una ditta di Pollenza anche questi oggetto di contestazione dall’accusa. Anche in questo caso gli importi unitari erano di 39.900 euro e complessivi di 678mila euro. In questo caso gli affidi sarebbero stati fatti tra gennaio 2017 e ottobre 2019. Un’altra azienda ancora, in questo caso di San Severino, aveva ricevuto incarichi, con 8 distinte determine, per la riparazione di mezzi. Costo unitario 39.900 euro, totale di 319mila euro. Un’ultima contestazione riguardava l’affido, tra giugno 2017 e febbraio 2018, del servizio trasporto dei residui di pulizia stradale assegnato ad una ditta di Ancona, via via con 9 determine, anche qui importi unitari di 39.900 euro e totali di 359mila euro. Per l’accusa questi molteplici affidamenti sarebbero stati immotivati.

L’avvocato Vando Scheggia
L’ANAC – Durante le indagini l’Anac aveva concluso la sua istruttoria, riconoscendo «l’esistenza di oggettive difficoltà organizzative e di programmazione che hanno interessato la gestione della filiera macerie dovute, in parte, alle proroghe dello stato di emergenza e, in parte, alla complessità dell’assetto organizzativo procedurale previsto per lo smaltimento». L’imputato nel corso del processo aveva sempre negato tutte le accuse.
LA SENTENZA – A seguito dell’assoluzione «perchè il fatto non sussiste», l’avvocato Vando Scheggia, legale di Giampaoli, sottolinea: «Così, dopo la chiusura del processo sullo smaltimento dell’amianto, finiscono le disavventure giudiziarie dello storico direttore del Cosmari Giuseppe Giampaoli. Nell’udienza di oggi abbiamo sentito qualche testimone e nessuno ha mai parlato di collusioni, né di violenze o minacce che costituiscono una turbativa d’asta. Il reato non c’era, quello messo in atto dall’ex direttore era l’unico modo per velocizzare le procedure dopo il terremoto. Sono convinto che non c’era nemmeno l’abuso d’ufficio, anche alla luce delle conclusioni dell’Anac, quando intervenne in fase di indagini. Ora Giampaoli potrà godersi la meritata pensione senza macchie sulla sua attività professionale. Ha sempre agito in modo scrupoloso, nel rispetto delle norme e a favore della collettività». L’ex direttore del Cosmari è stato difeso anche dall’avvocato Vito Iorio.
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