Cristina morta mentre stava sciando,
disposta una perizia
per la ricostruzione dell’incidente

CIVITANOVA - La 25enne Cristina Cesari ha perso la vita il 14 febbraio 2020 in un incidente sulle piste a Madonna di Campiglio. Il gup del tribunale di Trento ha accolto la richiesta dei legali della famiglia, parte civile al processo, di svolgere una perizia cinematica in relazione ai presidi di sicurezza disposti dalla struttura

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Cristina Cesari

di Alessandro Luzi

Morta sulle piste da sci a 25 anni: il gup ha disposto la perizia cinematica. Il processo è in corso con il rito abbreviato al tribunale di Trento. Imputati a vario titolo l’allora presidente del cda di Funivie Madonna di Campiglio Sergio Collini, il direttore generale, Francesco Bosco (carica ricoperta fino a maggio 2020) e Mauro Maffei, che era il responsabile ai lavori e manutenzione delle piste. Il giudice ha accolto la richiesta degli avvocati di parte civile Gabriele Cofanelli e Flavio Moccia di svolgere una perizia cinematica anche in relazione ai presidi di sicurezza disposti dalla struttura Madonna di Campiglio durante il tragico incidente del 13 febbraio 2020, costato la vita alla civitanovese Cristina Cesari.

Quel giorno la 25enne stava percorrendo la discesa “Nube d’oro”, alla stazione sciistica Madonna di Campiglio. Giunta in prossimità di una intersezione, la ragazza è uscita dal tracciato ed è precipitata per 10 metri, cadendo nella pista più in basso. Da lì la 25enne era entrata in coma ed era stata trasferita all’ospedale di Trento, dove è morta il giorno successivo. Cristina Cesari era conosciutissima nel proprio ambito lavorativo, faceva l’assicuratrice e lavorava insieme al papà. Era anche una grande appassionata di sci.

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L’avvocato Gabriele Cofanelli

Da un lato gli indagati, difesi da un pool di avvocati tra cui Alessio Lanzi, sostengono di non avere responsabilità di quanto accaduto (e la procura per tre volte aveva chiesto l’archiviazione) dall’altro i legali che assistono i familiari di Cristina (assistiti dagli avvocati Cofanelli e Moccia) sostengono tutte le ipotesi accusatorie nei confronti dei tre imputati, in particolare della presunta assenza di qualsiasi presidio di sicurezza per evitare il tragico incidente.

«Di certo una svolta processuale all’interno di un giudizio penale che vede coinvolti, a vario titolo, i vertici apicali della nota stazione sciistica Madonna di Campiglio e che vedrà necessariamente aprirsi un nuovo e diverso tema di indagine per determinare eventuali responsabilità su colui o coloro che possano aver provocato il drammatico evento» hanno detto gli avvocati Cofanelli e Moccia al termine dell’udienza.

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