
Ugo Bellesi
di Ugo Bellesi
Continuano a ripetersi anche nella nostra provincia episodi di violenza tra ragazzini, di risse furiose tra giovanotti di 25-30 anni e spesso compaiono i coltelli e qualcuno o muore o resta ferito. Avevo affrontato questo tema recentemente e la conclusione era stata che la famiglia ha perso e quindi non svolge più il suo ruolo di guida dei propri figli a cominciare dalla più tenera età. Non tutte ovviamente, però è una tendenza sempre più diffusa, sia pure per varie ragioni.
Questi episodi di violenza che a volte i giovani rivolgono contro sé stessi e si manifestano con disfunzioni alimentari o con ansie da panico, che secondo alcuni studiosi del fenomeno indicano il pericolo maggiore per la nostra società: Infatti sono provocati da una crepa interiore che quelle crisi esacerbano. In pratica a questi giovani viene insegnato tutto a scuola ma non viene insegnato loro a stare al mondo. Prevale l’individualismo e la libertà è confusa col desiderio e cupidigia di piaceri. Certi genitori trattano i figli come compagni di merende e quindi evitano di controllarli, ma anche quelli che vogliono avere il ruolo di amici rinunciano ad essere educatori e finiscono per concedere, ad un bambino di 12 anni, addirittura la sua “privacy”. Il che significa rinunciare al controllo del cellulare per rendersi conto del contenuto delle chat. La criminologa psicologa forense Roberta Bruzzone ha affrontato questo problema e tra l’altro ha scritto: «I bimbi vogliono regole e paletti e posso confermare che la maggior parte dei soggetti con condotte problematiche ha alle spalle un padre e una madre inadeguati. Adesso si delega ai social che fanno da babysitter, come prima la televisione, ma con danni maggiori. E si pensa che sia la scuola a dover tamponare le falle, altra grandiosa aberrazione».
Una indagine fatta su 2.510 giovani tra 10 e24 anni dall’Associazione nazionale Dite (Dipendenze tecnologiche, gap e cyberbullismo) e da Skuola.net ha evidenziato «una ridotta capacità di relazionarsi vis-a-vis si riflette in una crescente assenza di amici in carne ed ossa». Il 26,8% (cioè uno su quattro) non ha legami significativi coltivati regolarmente al di fuori delle piattaforme digitali. Il 49,3% ammette di essere influenzato da ciò che vede; il 34,2% si sente spesso triste o insoddisfatto dopo un uso prolungato delle piattaforme. Il 62,3% confessa di fare fatica ad immaginare la propria vita futura. Il 50% è favorevole al divieto degli smarphone ai minori di 14 anni e chiede un maggior coinvolgimento delle famiglie.

Ai genitori spesso sfugge persino che i loro figli, pur giovanissimi, stiano davanti allo schermo del computer o in un bar per dedicarsi al gioco d’azzardo. L’Ambito territoriale sociale di Civitanova ha emesso un bando per selezionare un ente del terzo settore per mettere in atto strategie contro la ludopatia. Cinque anni fa Civitanova era diventata capitale del gioco d’azzardo nelle Marche con una mole di puntate pari a 174 milioni di euro. Il fenomeno non è stato debellato e addirittura si è abbassata l’età di chi per giocare online frequenta la slot al bar o passa le ore dinanzi al computer. Anche alcuni Comuni dell’entroterra ora hanno attivato iniziative dirette a proteggere ragazzi dell’età adolescenziale e preadolescenziale.
Alcuni utili suggerimenti ci vengono dallo psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche e cyberbullismo, il quale in una intervista a Qn ha dichiarato che «tutti gli indicatori rilevano un grande peggioramento del benessere psicologico negli adolescenti […] I segnali ci sono ma non tutti abbiamo le capacità e le competenze per poterli leggere; magari pensiamo che nostro figlio sia solo un ragazzo un po’ introverso. Ma quando un ragazzo inizia a chiudersi e a evitare le relazioni sociali è un segnale […] Anche la semplicità di acquistare in completo anonimato droghe e farmaci, come l’ossicodone, sul dark web, fa cadere tutti i blocchi che ci sarebbero nel mondo reale [..] Si deve capire che lo smartphone non è un gioco e la rete non è un passatempo. Bisogna abbandonare l’idea che i nostri figli, soprattutto i minori, abbiano diritto alla privacy».
A Civitanova è stato attivato un progetto consistente nella creazione digitale di un glossario destinato alle figure adulte (genitori, nonni, educatori e insegnanti) per favorire un linguaggio comune che faciliti la comunicazione intergenerazionale. L’iniziativa è promossa e finanziata dal Comune di Civitanova con alcune associazioni private per agire nel mondo delle nuove generazioni, intercettarne le criticità e valorizzarne le risorse.
Invece l’attore e regista Andrea Muzzi si è impegnato in una campagna per convincere i ragazzi a non aver paura delle sconfitte. «Nella storia dell’uomo – egli scrive – tanti passi avanti sono stati fatti da chi ha perso. Le grandi scoperte sono nate sempre da errori e da un fallimento. Invece fin da piccoli ci fanno credere che conti solo vincere, a scuola come nello sport o nel lavoro. I grandi perdenti ci insegnano a fare tesoro dell’insuccesso, a rialzarci e ripartire qualunque cosa accada». In un suo testo Muzzi ricorda anche che persino Enzo Ferrari «aveva creato un armadietto degli errori in una teca di vetro».
Dipende forse dalla insicurezza dei nostri giovani, o dalla scarsa convinzione sulla propria preparazione, oppure dal timore di uscire di casa per affrontare il mondo del lavoro la constatazione che le nuove generazioni si autoescludono dalla possibilità di entrare in un’azienda, in un ente pubblico o nel mondo della scuola. «Spesso – spiega un’insegnante – i giovani che non vogliono trovare un’occupazione preferiscono (genitori permettendo) continuare gli studi, magari trasferendosi da una Università all’altra, in giro per l’Italia ma anche all’estero».
Comunque sia le cifre parlano chiaro. Dall’ultimo rapporto del Cnel “Demografia e forza lavoro” risulta che in un ventennio in Italia i giovani occupati (con età tra 16 e 34 anni) sono passati da 7,6 milioni a 5,4. Sono invece aumentati i lavoratori più anziani, quelli tra 50 e 64 anni: erano 4,5 milioni nel 2004 e sono saliti a 8,9 milioni. In flessione il numero di lavoratori tra 35 e 49 anni che attualmente sono 8,8 milioni mentre 20 anni fa erano 9,8 milioni. Il dato principale di questa flessione è dovuto al fatto che la popolazione maschile di età tra 35 e 49 anni superava i 7 milioni nel 2004 mentre nel 2024 si ferma a 5,7 milioni. La conseguenza inevitabile è che la diminuzione della forza lavoro mette a rischio la competitività del sistema Italia. Secondo il demografo Alessandro Rosina le politiche di sviluppo debbono puntare alla qualità della formazione e del lavoro, nonché all’efficienza dei servizi di incontro tra domanda e offerta migliorando l’accessibilità agli strumenti per la conciliazione dei percorsi professionali con le scelte di vita. «La dipendenza economica – scrive Rosina – degli inattivi di 65 anni e oltre sugli occupati tra 20 e 64 anni ha oltrepassato il 60% e anche questo si posiziona circa 14 punti percentuali sopra la media europea. Questi indici misurano il carico sociale ed economico teorico della popolazione anziana su quella in età attiva. Valori elevati come quelli che si registrano da noi evidenziano una situazione di squilibrio generazionale. Il ridimensionamento demografico della componente maschile al centro della vita adulta lavorativa, sarebbe a dire quella che maggiormente contribuisce alla crescita del Pil e alla fiscalità generale, pagando le tasse va a mettere in crisi la sostenibilità della spesa pubblica».
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Prendere Civitanova come esempio non è tanto per la quale. Sono riusciti a far cancellare da una legge regionale un cavillo che obbligava una certa distanza tra due sale slot. L’interessamento a certe tematiche si è visto proprio due tre giorni fa dove il sindaco neanche si è presentato al consiglio comunale dove si relazionava su cose come droga ecc. Se è stato emesso un bando, lo vincerà se non lo ha già fatto, la solita comunità che si intende di tutto visto che passa dalla fabbricazioni di scarpe, marmellate, Alzheimer, tossicodipendenze e tutto ciò che può arricchire tramite qualsiasi attività che può intercettare contributi da tutte le parti. Conosco genitori che stanno peggio dei figli.
Ci sono alcune convinzioni profondamente radicate, poggiate sull’ipocrisia e sulla volontà di non intervenire realmente in situazioni critiche.
Ad esempio, in materia di tossicodipendenza, invece di introdurre un necessario obbligo di cura, si continua ipocritamente a dare la prevalenza alla volontà del tossicodipendente, che sarebbe libero di decidere tra il curarsi e il seguitare a fare del male a se stesso e a soggetti terzi. In realtà, il tossicodipendente è per definizione dipendente da una o più sostanze, schiavo di una o più sostanze, e quindi incapace di prendere una decisione impegnativa che lo riguardi, quale quella di fare i passi giusti per uscire dalla spirale della droga.
Altrettanto dicasi per il rispetto della privacy degli adolescenti, che è una cosa ridicola e serve solo a nascondere l’incapacità di molti genitori nell’esercitare il dovuto e necessario controllo sui loro figli. Anche in tal caso l’ipocrisia la fa da padrona.
Per educare i minori al bene bisognerebbe conoscere che cosa sia il bene, ma nella modernità il bene cambia continuamente: ieri era il disarmo oggi sono le armi, ieri era l’America oggi è l’Europa, ieri era la libertà oggi è la sicurezza. Non so se i giovani di oggi siano più stupidi di quanto siamo stati noi. Mi sembra difficile. Probabilmente faranno più o meno i nostri errori, destinati a vivere più o meno le nostre piccole vite.
Oh formiche, esercito silente,
passi minuscoli, ma mai lente,
in fila ordinate, senza un lamento,
portate il mondo nel vostro intento.
Sotto il sole cocente, tra l’erba fitta,
la vostra forza è una legge scritta,
un granello alla volta, instancabili voi,
costruite imperi, minuscoli eroi.
Compagne di terra, custodi d’un patto,
lavorate unite, in un eterno atto,
nessun peso è troppo, nessuna via oscura,
la vostra tenacia è la natura pura.
Oh formiche, maestre di pazienza,
in voi si riflette la vera essenza,
di un mondo che vive, che lotta, che cresce,
piccole regine d’un regno che tace.
Caro Ugo, grazie di questo articolo, che manderò giro.
E grazie a Cronache Maceratesi perché ci informa puntualmente sui problemi, dandoci la possibilità di dibattere.