«Una vendetta politica contro di noi
con 100mila euro di soldi pubblici»

CIVITANOVA - Dopo l’assoluzione della Corte dei conti sulla vicenda della Tari non pagata dall'Asur alla Civitas, l’ex sindaco Tommaso Corvatta e l’ex assessore Giulio Silenzi puntano il dito contro l'attuale primo cittadino: «Il Comune parte civile solo per colpire noi, ora a pagare sono i cittadini»

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Giulio Silenzi e Tommaso Corvatta

di Laura Boccanera

Assoluzione della Corte dei Conti per la vicenda della Tari non versata dall’Ast alla Civitas, Giulio Silenzi e Tommaso Corvatta accusano il sindaco Fabrizio Ciarapica: «l’inserimento del Comune nel processo non era un atto dovuto, ma una voglia di vendetta, il sindaco mente quando dice che solo con la costituzione nel processo l’Ente sarebbe stato risarcito. E infatti il giudice ha condannato il Comune al pagamento delle spese legali che al momento sono superiori a 100mila euro e potrebbero anche aumentare».

A qualche giorno di distanza dal pronunciamento della seconda sezione giurisdizionale d’appello della Corte dei conti, Giulio Silenzi e Tommaso Corvatta, assolti dall’accusa di danno erariale per i mancati versamenti da parte dell’Asur alla Civitas per la tassa rifiuti, tornano sulle parole del sindaco Fabrizio Ciarapica che aveva detto che la costituzione in giudizio del Comune era un atto dovuto.

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Giulio Silenzi

Non la pensa così il tribunale che ha condannato il Comune, in entrambi i gradi di giudizio al pagamento delle spese legali: «Su questa vicenda Ciarapica ha cercato di attuare una vendetta politica che oggi farà pagare come conto salato al Comune – spiegano Silenzi e Corvatta nel corso di una conferenza stampa – per difendere la scelta di inserirsi nel procedimento il sindaco ha rilasciato dichiarazioni intrise di bugie. Intanto la costituzione non era un atto dovuto, ma possibile. Il risarcimento sarebbe comunque stato riversato sull’ente. La vicenda nasce da un esposto anonimo rafforzato da un secondo esposto presentato dall’ex presidente della Civitas Alberto Mobili durante la campagna elettorale del 2017. La procura della corte dei conti sulla base di esposti anonimi ha aperto un’inchiesta e rinviato a giudizio otto persone. L’inserimento del comune non ha portato nulla al processo, il Comune ha abbracciato in toto la tesi della Procura e questa scelta costerà oltre 100mila euro».

Silenzi e Corvatta conteggiano infatti le spese per avvocato e per le spese legali per tutti gli indagati assolti, oltre lo stesso Silenzi e Corvatta anche tre dipendenti comunali. «Solo le spese per la parcella dell’avvocato sono costate 50mila euro per primo grado, appello e ricorso al tribunale delle imprese e in più la Corte dei Conti ha condannato il Comune al pagamento delle spese legali che ammontano a 44.802 euro per il primo grado e altri 12.688 per l’appello».

E proprio l’addebito delle spese legali al comune è secondo Corvatta un giudizio sulla condotta del comune: «Il giudice poteva compensare le spese, evidentemente invece neppure loro hanno trovato una ragione nell’ inserimento nel giudizio da parte dell’ente. Oltre tutto, dopo la condanna in primo grado si è perseguita la sfrontatezza di costituirsi anche in appello. Un’amministrazione che oltretutto perseguita i propri dipendenti è qualcosa di una crudeltà inimmaginabile».

 

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