
Il titolare del bar La pizzetta Massimo Midei (al centro), con il vicesindaco Corrado Carminelli (a destra)
«Le chiusure de ‘La Pizzettà e del forno della famiglia Biordi rappresentano una ferita profonda per la nostra comunità. Sono il simbolo di una crisi economica che non risparmia i piccoli borghi montani, dove la mancanza di investimenti e lo spopolamento rendono sempre più difficile la sopravvivenza delle attività commerciali». E’ l’amarezza del sindaco di Sefro Pietro Tapanelli dopo le recenti chiusure del bar “La Pizzetta” e, pochi mesi fa, del forno della famiglia Biordi nel piccolo comune montano, con meno di mille abitanti. Chiusure che hanno suscitato profonda tristezza e preoccupazione tra i residenti. Entrambe le attività, che avevano rappresentato un punto di riferimento per molti anni, hanno cessato la propria attività lasciando un vuoto nel tessuto sociale e culturale del paese.
Sotto la gestione di Massimo Midei per ben 19 anni, il bar “La Pizzetta” in particolare, situato nel cuore di Sefro, era molto più di un semplice locale commerciale. Era un luogo di incontro, di socializzazione, dove gli abitanti si ritrovavano per bere un caffè, fare quattro chiacchiere, scambiare idee e commenti sulla vita del paese. Un punto di riferimento per giovani e anziani, dove si celebravano ricorrenze, si organizzavano eventi e si rafforzavano i legami tra le persone. Queste serrate di saracinesche rappresentano un duro colpo non solo per la comunità di Sefro, ma anche per l’economia locale. Entrambe le attività erano importanti, davano lavoro e contribuivano a vivacizzare il centro del paese. Le chiusure delle attività commerciali rappresentano una sfida per la comunità e il sindaco lancia un appello.

Il sindaco Pietro Tapanelli
«Come amministrazione – aggiunge Tapanelli – cerchiamo in tutti modi di sostenere tutte le attività, ma è evidente che da soli non abbiamo strumenti idonei. Soffrono purtroppo i centri maggiori e noi, inevitabilmente, veniamo investiti prima dal cambio delle abitudini socio- economiche. Mi auguro vivamente che qualcuno con spirito imprenditoriale raccolga il testimone di queste attività, rilevando gli spazi e aprendo nuove attività. Sarebbe un’opportunità straordinaria per il bene della comunità, per rivitalizzare il centro del paese e per incentivare l’imprenditoria giovanile, creando nuove opportunità di lavoro e sviluppo per i nostri concittadini».
Triste dirlo, è un rischio che corrono tutte le attività commerciali dellentroterra. Se non si attiveranno politiche economiche che possano attirare investimenti nelle nostre zone e quindi produrre nuovi posti di lavoro, lo spopolamento, la desertificazione, la chiusura delle attività , sarà inevitabile.
Roberto Zamponi ragazzi questo è io purtroppo dopo 33 anni ho investito assai ho preso la mia attività di pastificio da mogliano lo portata a sforzacosta laboratorio e punto vendita e lascio come servizio per i moglianesi un punto luce punto vendita come volete chiamarlo a mogliano
E vi dirò di più cercherò nel mio piccolo di creare una piccola azienda famiglia facendo in modo di dare lavoro a chi ha bisogno ma soprattutto voglia di lavorare
Letizia Picozzi brava hai fatto bene.
Io ci sto provando ho investito su di me e con la mia famiglia ci siamo sposati a borgo sforzacosta apriremo a giorni laboratorio e punto vendita pastificio e gastronomia
Per tenere aperto un bar più di 12 ore al giorno non basta prendere un caffè e scambiare opinioni ,ma ci vuole altro
Che tristezza
È una realtà della montagna!! A Fiastra in pochi anni abbiamo perso la banca,ufficio postale aperto a giorni alterni ,chiuso macellerie , forno, lavanderia,falegnameria,meccanico,idraulico,elettricista, e ancora parlano di sviluppo della montagna!!!!
Nella mia frazione il forno funge anche da bar, sarebbe bello che lo stato agevolasse la fusione di due o più attività in difficolta.
Mariano Nazziconi già lo fanno in molti posti e fanno anche ristorazione....ma devi fare i numeri tanti...e trovare gente che lavora, tenendo prezzi da cinese.
Francesco Acquaroli ci faccia sapere.
Se vogliamo che nei piccoli posti i negozi rimangano aperti ,dobbiamo andarci a fare la spesa ,non si possono reggere ,se ci andiamo soltanto ,quando non possiamo andare nei supermercati e ci siamo dimenticati di piccole cose ,così non sopravvivono ,sono costretti a chiudere ,triste realtà .
Adele Crescimbeni sì, ma se il salario è 1000 e per un pacco di farina in bottega spendo 4 euro, è chiaro che vado in grande distribuzione. È sempre lì il discorso, un cane che si morde la coda
Peccato
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Ecco Sefro: https://www.viaggieritratti.it/sefro/ .