“App” blocca i processi,
provvedimento del presidente:
si torna al passato

MACERATA - Il software non funziona e per evitare lo stop delle udienze il giudice Paolo Vadalà, presidente del tribunale, ha disposto che in caso di malfunzionamenti si possa proseguire in modo analogico. Dal 2 gennaio è entrato in vigore l'obbligo di utilizzare l'applicativo ministeriale che però sta dando problemi in tutta Italia

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Il presidente del tribunale di Macerata, Paolo Vadalà. Visti i problemi riscontrati con il software del ministero ha stilato una delibera con cui dispone di poter proseguire i processi in modo analogico

Il rischio era di trovarsi con udienze paralizzate in tribunale per via di un software del ministero chiamato App (Applicativo per il processo penale) che però al momento non funziona. Dal 2 gennaio App deve essere utilizzato, obbligatoriamente, dai giudici per fare i provvedimenti, dalle sentenze a tutti i tipi di decisioni come patteggiamenti, messa alla prova, decreto penale di condanna.

Però App non funziona e questo sta creando problemi nei tribunali di tutta Italia e anche in quello di Macerata. Ieri c’erano due udienze penali e i giudici, trovandosi a dover fare i dispositivi con App, che però non funzionava, hanno dovuto rinviare quelle udienze in cui avrebbero dovuto fare un qualche tipo di provvedimento.

Sempre ieri per risolvere il problema il presidente del tribunale di Macerata, Paolo Vadalà ha fatto una delibera interna in cui dispone che, visto che sono stati segnalati problemi con App, se un giudice, nel fare un provvedimento, dovesse in questi giorni riscontrare un problema, potrà redigere l’atto alla vecchia maniera, ossia su carta.

Per dire, questa mattina il giudice Domenico Potetti, all’inizio delle udienze ha constatato che App non andava e così, come previsto dal presidente del tribunale, per ogni procedimento in cui doveva fare un provvedimento ha allegato un atto in cui, in sostanza, precisa che visto che il sistema non va allora si procede in modo analogico come si faceva sino allo scorso dicembre. App in pratica è alla base del processo penale telematico e il ministero della Giustizia lo ha reso obbligatorio dal 2 gennaio. Salvo però che non funzioni.

(Gian. Gin.)



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