
Mauro Raschia, Mattia Rafanelli con l’avvocata Alessia Pepi
di Laura Boccanera
«Riteniamo ingiusto il provvedimento nei nostri confronti, una chiusura di cinque giorni in un periodo di maggiore affluenza è discriminatorio. Pretendiamo ora che la stessa solerzia venga applicata a tutti i locali, vigileremo e controlleremo».
Mauro Raschia e Mattia Rafanelli, titolari della pasticceria La Romana, chiusa dalla questura dopo la rissa di fine novembre su corso Umberto I (a cui presero parte ragazzi che erano stati ad una festa di compleanno nel locale) questa mattina hanno voluto dire la loro dopo il provvedimento di sospensione della licenza da parte della questura.

Un intervento ritenuto sproporzionato rispetto alle responsabilità reali del locale e rispetto ad episodi analoghi avvenuti in passato. In particolare a non andar giù e sembrare un paradosso è la contestazione per la quale il locale è stato chiuso, con la contestazione dell’articolo 100 del Tulps: «l’articolo 100 permette la sospensione della licenza in quei locali in cui sono avvenuti tumulti o ritrovo di pregiudicati e che possono essere un pericolo per la sicurezza dei cittadini – spiega l’avvocato Alessia Pepi – ma in questo caso è del tutto eccessivo. Perché la rissa non è avvenuta nel locale La Romana, ma a 100 metri di distanza, non è frequentato da pregiudicati, ma è per lo più una pasticceria frequentata da famiglie, bambini, anziani. Il provvedimento è ingiusto e discriminatorio». Dalle telecamere interne, acquisite dal commissariato all’interno del locale non succede alcunché, come anche nel verbale viene accertato e si parla di “primi screzi avvenuti all’interno del locale”.

La rissa sul corso
«Ma che vuol dire screzi? Se due persone iniziano a litigare e non vengono alle mani secondo loro dovevo chiamare la polizia? – commenta Raschia – all’interno della Romana non è successo nulla di anomalo, tanto che un’ora prima la stessa polizia ha effettuato un controllo per verificare se c’era somministrazione di alcol a minori e non hanno contestato nulla. Ci viene anche detto che saremmo dovuti intervenire per evitare situazioni di pericolo. Ma è avvenuto tutto al di fuori del locale».
«In un passaggio addirittura ci viene contestato che nessuno del locale ha chiamato le forze dell’ordine – prosegue Mattia Rafanelli – ma quando è successo tutto il casino noi eravamo fuori, la rissa è partita a 100 metri da qui, vicino ad un altro locale e poi sono arrivati qui vicino, avevamo attorno persone che già stavano chiamando le forze dell’ordine, che senso aveva continuare a chiamare polizia e carabinieri?».
Attraverso l’avvocato Pepi è stata fatta una pec di contestazione, ma i tempi di un ricorso andrebbero oltre la riapertura prevista per il 10 dicembre e in particolare l’amarezza è per aver ricevuto un trattamento severo: «Qui non è mai successo nulla, la rissa è iniziata fuori, ci fanno chiudere in un week end di massima affluenza – dice Raschia -, quando in passato per provvedimenti simili ad altri locali sono state fatte chiusure infrasettimanali. E oltretutto ora pretendo la stessa severità anche nei confronti di locali che hanno all’interno persone oltre la capienza. Che qui all’interno non è successo nulla lo sanno benissimo perché abbiamo fornito noi le immagini delle telecamere. Si vuole usare il pugno di ferro? Va benissimo, ma che da oggi in poi sia così per tutti, non che La Romana, che è per lo più pasticceria, diventi il capro espiatorio di tutti. Vigileremo anche noi sui controlli, che vengano effettuati su tutti i locali, altrimenti è una discriminazione. Qui abbiamo perso almeno 40mila euro di incasso e 30 dipendenti stanno a casa per qualcosa di cui non abbiamo responsabilità».
Sulla chiusura del locale intervengono anche i residenti di via Mazzini autori di diversi esposti nel corso degli anni legati ai problemi della movida nella loro zona. «Abbiamo capito che per far applicare l’articolo 100 serve il ferimento di un agente e la cattiva pubblicità nazionale – scrivono -. Negli altri casi a nulla valgono un accoltellamento, schiamazzi, risse, liti, disturbo della quiete pubblica, atti vandalici e 13 anni di richieste, segnalazioni, chiamate alle forze dell’ordine e ben 10 esposti». Ed esprimono solidarietà a La Romana «per un episodio in cui c’entra marginalmente viene presa per capro espiatorio di tutti i locali di Civitanova».
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In pratica, se uno si sbornia (e non è questo il casi) nel locale X, poi esce ubriaco, fa 100 metri e fa casino la colpa è del locale!? Annamo bene!!! Se tu fai casino dentro casa mia io ti caccio così non fai danni, poi cè la sicurezza pubblica!
mi sto facendo due conti.....
Grandi rispetto per i titolari! Non possono essere loro il capro espiatorio per una movida fuori controllo! Ma dire che in 5 giorni fanno 40 mila In 300/320 giorni di lavoro danno una media di 2.5 milioni Siamo sicuri che poi se facessero una verifica fiscale, gli incassi sarebbero congrui? A volte gli avvocati consigliano strategie masochistiche! Magari si dovrebbe pensare a tenere la citta più sicura attraverso controlli del territorio più mirati e magari con più personale di polizia, fornendo anche più potere alla stassa! Più manganellate e meno pippe!
Giusto
Una decisione assurda
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Se sono minorenni escono ubriachi e si picchiano e’giusto che il locale paghi. La legge lo proibisce.
40.000 : 5 = 8.000. Occorre però conoscere l’utile per saperne di più.
Assolutamente condivisibile che lo stesso metro venga usato per altri casi analoghi.
Non capisco perché ci debbano rimettere i commercianti
Complimenti ad Alessia Pepi
Occhio con le cifre che poi la GDF..fa diviso 5 e moltiplica per 26…
Ma ci sono le” Leggi Fascistissime” e qui mi sa che già ci siamo però per maggiore chiarezza basta fare riferimento all’articolo giusto che vede e prevede:
.
Art. 2.
(Art. 2 T. U. 1926).
Il prefetto, nel caso di urgenza o per grave necessita’ pubblica,
ha facolta’ di adottare i provvedimenti indispensabili per la tutela
dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica.
Certifico Srl – IT 07.18.2022 Pagina 2 di 106 RD. n. 773/1931 | Consolidato 07.2022
Contro i provvedimenti del prefetto chi vi ha interesse puo’
presentare ricorso al Ministro per l’interno.
Quindi i modi per sopperire a quella che si suppone possa essere una lettura leggermente esagerata, ci sono. La Legge Fascistissima suggerisce come adire.
…eravamo quattro scemi al bar, che volevano sfasciare il mondo, destinati a qualche tiro in più, che a una donna e a un conto in banca, si fumava con profondità, tra isteria e oscenità, tra un bicchiere d’alcol e un nonché, tiravi fuori i tuoi alcunché, e proponevi i tuoi falò… Povera Italia… gv