La Romana chiusa dopo la rissa sul corso:
«Un provvedimento discriminatorio.
Persi 40mila euro d’incassi»

CIVITANOVA - I titolari del locale, insieme al loro legale, Alessia Pepi, sulla decisione presa dalla questura con 5 giorni di stop all'attività. «Da noi non è successo niente. Pretendiamo ora che la stessa solerzia venga applicata a tutti i locali, vigileremo»

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Mauro Raschia, Mattia Rafanelli con l’avvocata Alessia Pepi

di Laura Boccanera

«Riteniamo ingiusto il provvedimento nei nostri confronti, una chiusura di cinque giorni in un periodo di maggiore affluenza è discriminatorio. Pretendiamo ora che la stessa solerzia venga applicata a tutti i locali, vigileremo e controlleremo». 

Mauro Raschia e Mattia Rafanelli, titolari della pasticceria La Romana, chiusa dalla questura dopo la rissa di fine novembre su corso Umberto I (a cui presero parte ragazzi che erano stati ad una festa di compleanno nel locale) questa mattina hanno voluto dire la loro dopo il provvedimento di sospensione della licenza da parte della questura.

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Un intervento ritenuto sproporzionato rispetto alle responsabilità reali del locale e rispetto ad episodi analoghi avvenuti in passato. In particolare a non andar giù e sembrare un paradosso è la contestazione per la quale il locale è stato chiuso, con la contestazione dell’articolo 100 del Tulps: «l’articolo 100 permette la sospensione della licenza in quei locali in cui sono avvenuti tumulti o ritrovo di pregiudicati e che possono essere un pericolo per la sicurezza dei cittadini – spiega l’avvocato Alessia Pepi – ma in questo caso è del tutto eccessivo. Perché la rissa non è avvenuta nel locale La Romana, ma a 100 metri di distanza, non è frequentato da pregiudicati, ma è per lo più una pasticceria frequentata da famiglie, bambini, anziani. Il provvedimento è ingiusto e discriminatorio». Dalle telecamere interne, acquisite dal commissariato all’interno del locale non succede alcunché, come anche nel verbale viene accertato e si parla di “primi screzi avvenuti all’interno del locale”.

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La rissa sul corso

«Ma che vuol dire screzi? Se due persone iniziano a litigare e non vengono alle mani secondo loro dovevo chiamare la polizia? – commenta Raschiaall’interno della Romana non è successo nulla di anomalo, tanto che un’ora prima la stessa polizia ha effettuato un controllo per verificare se c’era somministrazione di alcol a minori e non hanno contestato nulla. Ci viene anche detto che saremmo dovuti intervenire per evitare situazioni di pericolo. Ma è avvenuto tutto al di fuori del locale».

«In un passaggio addirittura ci viene contestato che nessuno del locale ha chiamato le forze dell’ordine – prosegue Mattia Rafanelli – ma quando è successo tutto il casino noi eravamo fuori, la rissa è partita a 100 metri da qui, vicino ad un altro locale e poi sono arrivati qui vicino, avevamo attorno persone che già stavano chiamando le forze dell’ordine, che senso aveva continuare a chiamare polizia e carabinieri?».

Attraverso l’avvocato Pepi è stata fatta una pec di contestazione, ma i tempi di un ricorso andrebbero oltre la riapertura prevista per il 10 dicembre e in particolare l’amarezza è per aver ricevuto un trattamento severo: «Qui non è mai successo nulla, la rissa è iniziata fuori, ci fanno chiudere in un week end di massima affluenza – dice Raschia -, quando in passato per provvedimenti simili ad altri locali sono state fatte chiusure infrasettimanali. E oltretutto ora pretendo la stessa severità anche nei confronti di locali che hanno all’interno persone oltre la capienza. Che qui all’interno non è successo nulla lo sanno benissimo perché abbiamo fornito noi le immagini delle telecamere. Si vuole usare il pugno di ferro? Va benissimo, ma che da oggi in poi sia così per tutti, non che La Romana, che è per lo più pasticceria, diventi il capro espiatorio di tutti. Vigileremo anche noi sui controlli, che vengano effettuati su tutti i locali, altrimenti è una discriminazione. Qui abbiamo perso almeno 40mila euro di incasso e 30 dipendenti stanno a casa per qualcosa di cui non abbiamo responsabilità».

Sulla chiusura del locale intervengono anche i residenti di via Mazzini autori di diversi esposti nel corso degli anni legati ai problemi della movida nella loro zona. «Abbiamo capito che per far applicare l’articolo 100 serve il ferimento di un agente e la cattiva pubblicità nazionale – scrivono -. Negli altri casi a nulla valgono un accoltellamento, schiamazzi, risse, liti, disturbo della quiete pubblica, atti vandalici e 13 anni di richieste, segnalazioni, chiamate alle forze dell’ordine e ben 10 esposti». Ed esprimono solidarietà a La Romana «per un episodio in cui c’entra marginalmente viene presa per capro espiatorio di tutti i locali di Civitanova».

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