Giacconi conquista il Torino film festival
con Giganti rosse
«E’ piaciuto anche l’accento maceratese»

TOLENTINO - Il regista ha vinto la sezione "Documentari italiani" con una pellicola girata in città. Pure le attrici protagoniste Sibilla Scinti Roger e Marta Ramadori sono della nostra provincia. «Lo considero un lavoro sulla mia famiglia, il fatto che sia stato premiato è per me un onore»

- caricamento letture
WhatsApp-Image-2023-12-03-at-15.43.17-325x244

Riccardo Giacconi

di Francesca Marsili

Nella sezione documentari italiani del Torino film Festival è stato “Giganti rosse”, del regista tolentinate Riccardo Giacconi, ad essere premiato come miglior film. “Sul confine labile tra realtà e finzione, in un racconto che riflette sui meccanismi della rappresentazione e della messa in scena del reale, il regista ci conduce in un viaggio sentimentale tra conflitti familiari e il difficile ricordo di una brutale violenza di gruppo nei confronti di un uomo inerme. Così la macchina da presa diventa occasione per disvelare segreti ed emozioni taciute”. Questa la motivazione con la quale è stato assegnato il premio al primo lungometraggio di Giacconi alla 41° edizione della kermesse cinematografica.

«Lo considero un lavoro sulla mia famiglia: anche le due attrici sono persone legate a dove sono cresciuto, siamo tutti del Maceratese. E’ stato girato quasi interamente a Tolentino, con una produzione molto semplice, per questo sono felicemente sorpreso», racconta il regista raggiunto telefonicamente a Boston, dove vive da quando insegna alla School of the Museum of Fine Arts presso la Tufts University. Sibilla Scinti Roger, cugina del filmmaker e Marta Ramadori amica della famiglia dell’autore, sono le due attrici maceratesi. In Giganti rosse sono due sorelle: Carlotta e Emi.

WhatsApp-Image-2023-12-03-at-15.46.28-266x400

Marta Ramadori

«Il fatto che sia stato premiato in un festival così importante è per me un onore – aggiunge -. Ci hanno detto alcuni spettatori che hanno apprezzato l’accento maceratese, che solitamente viene usato in chiave caricaturale. Ci ha fatto molto piacere, soprattutto rispetto al legame col nostro territorio». Al festival metropolitano, che da sempre è attento alle evoluzioni del linguaggio cinematografico, la pellicola del giovane tolentinate ha riservato non poche sorprese. A cominciare dalla sua struttura narrativa e di genere che il regista sa stravolgere con un uso intelligente della scrittura e della stessa narrazione. Il film racconta di Carlotta che, madre single di un bambino e attrice non proprio soddisfatta del proprio lavoro, regista audiolibri per sbarcare il lunario, nello specifico sta registrando i Racconti di Walter Benjamin. Il fratello – che compare solo in voce – e la sorella Emi in questa estate così difficile dopo la pandemia vanno a trovare la madre nella casa della loro infanzia, dove vive anche Carlotta. Il racconto diventa quello delle dinamiche familiari tra i tre fratelli, le tensioni e i ricordi, l’affetto che li lega e le differenti vedute sulle cose: emergono le insoddisfazioni e qualche momento felice o infelice dell’infanzia. Riccardo Giacconi, autore che si muove tra cinema, radio e arti visive, al Tff è stato premiato con un lungometraggio che è un “inganno visivo”.

WhatsApp-Image-2023-12-03-at-15.45.39-267x400

Sibilla Scinti Roger

Guardando il film si crede infatti, fino alla fine, di avere a che fare con un documentario basato sulla sorella di Giacconi, Carlotta. La sua vita difficile, tra il lavoro precario e un figlio neonato, viene seguita dalla cinepresa nell’intimità dei momenti casalinghi, nei conflitti con la sorella, nei pranzi di famiglia. Solo poi si scopre che le due protagoniste sono attrici, per quanto vicine al regista, e che i loro ruoli di sorelle sono stati inventati. Il film diventa così un’ironica panacea che permette di ragionare  sulle aspettative dello spettatore .

«Non è un documentario classico – spiega Giacconi – visto che parte da un nucleo di finzione. Il meccanismo narrativo è quello di un documentario su Carlotta e sua sorella Emilia, in cui anche la persona dietro la camera è un personaggio del film. Tra questi tre personaggi emerge pian piano un episodio del passato, un atto di violenza di cui sono stati tutti e tre in qualche modo complici. Non c’è stato un vero e proprio copione, abbiamo lavorato molto con l’improvvisazione. Le due attrici, Marta Ramadori e Sibilla Scinti Roger, che sono davanti alla camera, e loro fratello che compare solo come voce, sono un elemento di messa in scena che, però, fa emergere delle storie reali di un contesto familiare».



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page
Podcast
Vedi tutti gli eventi


Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X