«Truffa all’Asur? No, ho agito in buona fede»
Il sindaco Pecora si difende in aula

MONTELUPONE - Il primo cittadino è sotto accusa al tribunale di Macerata per il suo lavoro di primario all'ospedale di Civitanova. Ha spiegato che non aveva vincoli di orario ma che doveva centrare degli obiettivi ogni anno. Il suo legale: «Ha risposto a tutte le domande rivendicando la sua assoluta buona fede»

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Rolando Pecora, sindaco di Montelupone

Accusato di truffa all’Asur, il sindaco di Montelupone, Rolando Pecora, si difende in aula: «Quando ero primario non avevo vincoli di orario ma dovevo perseguire certi obiettivi, che ho sempre raggiunto. Mi sono rifatto alla normativa sulle mansioni e compiti di primario che viene interpretata secondo una prassi consolidata». Il primo cittadino, che all’epoca dei fatti contestati era primario del reparto di Pediatria all’ospedale di Civitanova, è imputato al tribunale di Macerata. I fatti che gli vengono contestati sarebbero avvenuti tra il 5 ottobre 2015 e il 27 dicembre 2016. Secondo l’accusa, sostenuta dal pm Stefano Lanari, Pecora (ora in pensione) avrebbe fatto figurare di essere presente nel reparto di Recanati o all’ospedale di Civitanova «mentre in realtà era in altre località per ragioni non d’ufficio».

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L’avvocato Paolo Rossi

Al sindaco viene contestato di avere ottenuto un ingiusto profitto di 15mila euro, a danno dell’Asur. Pecora, difeso dall’avvocato Paolo Rossi, oggi ha dato la sua versione dei fatti. Ha detto che come primario non era tenuto a sottostare ad un orario preciso. Pecora di solito entrava in reparto la mattina verso le 7,30 «ci restava, se non c’erano urgenze, sino alle 10,30-11 e poi comunicava che andava in Comune. Tutti sapevano che faceva il sindaco – dice l’avvocato Paolo Rossi, che assiste Pecora -. Poi se c’erano urgenze rientrava, oppure rientrava quando erano finiti i suoi impegni da sindaco. Come dirigente di struttura complessa era responsabile, a livello regionale, per la formazione e a volte si doveva assentare proprio per occuparsi dei corsi di formazione».

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L’avvocato Gianfranco Borgani

Pecora ha detto che «Se anche avessi sbagliato nell’interpretazione, lo avrei fatto in evidente buonafede. Comunque nessuno dell’azienda sanitaria mi ha mai fatto contestazioni, di certo se mi avessero detto che sbagliavo e che il badge andava usato in maniera diversa lo avrei fatto».

«E’ stato un esame esauriente, ha risposo in maniera tranquilla, non si è avvalso della facoltà di non rispondere per nessuna domanda rivendicando la sua assoluta buona fede» ha ripreso l’avvocato Rossi. Prossima udienza il 31 maggio per sentire testimoni della difesa. Parte civile si è costituita l’Ast (tutelata dall’avvocato Gianfranco Borgani).

(Gian. Gin.)

 

 

Al via il processo del sindaco Pecora: è accusato di truffa all’Asur



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