«L’amministrazione di Macerata non ci fornisce più dati sulle performance ambientali, il risultato sarà la perdita di posizioni». Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche va giù duro su quanto sta accadendo nel capoluogo che, nonostante tutto, è la città più green delle Marche, accanto a Pesaro. A dirlo sono i dati del report Ecosistema Urbano 2023.
«Nelle Marche non si fanno molti passi avanti e mancano politiche integrate sull’inclusione di performance ambientali a beneficio dei cittadini». E’ il segnale d’allarme che arriva dal report giunto alla sua trentesima edizione e realizzato in collaborazione con Ambiente Italia e Il Sole 24 Ore. Tra le città più green della nostra regione Macerata guida la classifica dei Comuni capoluogo di provincia alla posizione 27, seguita da Pesaro al 28esimo posto, Ancona perde tre posizioni rispetto al 2022 (quando era 26esima) e scende al 29esimo posto. Fanalino di coda Ascoli Piceno che si attesta al 61esimo posto. Sono 19 i parametri valutati nella rielaborazione dei dati, tra i quali mobilità, qualità dell’aria, estensione delle aree verdi e gestione dei rifiuti. «Nelle Marche la fotografia è figlia del contesto nazionale, con situazioni invariate, criticità irrisolte e miglioramenti puntuali che non permettono di trarre un bilancio positivo» sottolinea in una nota Legambiente. Quella della qualità urbana, infatti, è una strada in salita per le città italiane segnate negli ultimi 30 anni da una crescita lenta e troppo altalenante e dove le emergenze urbane, nonostante lievi miglioramenti, restano più o meno le stesse: smog, trasporti, spreco idrico, auto circolanti restano, infatti, le questioni più critiche da affrontare. Ecosistema Urbano per l’occasione ha fatto il punto su questi anni di studi e monitoraggi iniziati nel 1994 nei 105 Comuni capoluogo, e nella classifica 2023 delle città italiane Trento guida la graduatoria per performance ambientali seguita da Mantova e Pordenone. «In questi 30 anni – prosegue l’associazione – non sono mancati stalli e ritardi. Nessun miglioramento, ad esempio, per il tasso medio di motorizzazione dei comuni capoluogo italiani che si conferma, come trent’anni fa, a livelli tra i più alti d’Europa: 66,6 auto ogni 100 abitanti; è cresciuta la produzione complessiva di rifiuti (passando da una media pro capite di 455 kg/anno del ‘94 a 516 kg/anno nel 2022), e il trasporto pubblico è ancora lontano dalle medie europee ed è passato da 97 viaggi pro capire all’anno nel ’95 ai 65 viaggi pro capire all’anno nel 2022)».

Marco Ciarulli
«Da anni ormai raccontiamo di una situazione regionale pressoché invariata – dichiara nel comunicato Marco Ciarulli, presidente di Legambiente Marche – dobbiamo avere il coraggio di emulare quei Comuni che con coraggio affrontano la sfida della transizione ecologica come un’occasione di sviluppo sostenibile, dove ambiente economia e tessuto sociale sono considerati di pari importanza. Per esempio, Investire sui trasporti pubblici, significa mettere al centro la qualità della vita dei singoli cittadini e migliorare allo stesso tempo la qualità ambientale, riducendo i costi di ogni singola persona. Lo stesso discorso può essere applicato su azioni legate alla riduzione della produzione dei rifiuti o all’efficientemente energetico, fino allo stop al consumo di suolo».
Lo stallo che l’associazione racconta può essere riassunto in quello che accade nella città di Macerata. «La città infatti negli anni ha raggiunto posizioni importanti nelle performance ambientali, grazie ad alcune buone pratiche legate la ridotta dispersione idrica o l’elevata percentuale di raccolta differenziata. Purtroppo alcuni di questi parametri oggi non fanno più notizia, perché dovrebbero essere pratiche consolidate, e si dovrebbe alzare l’asticella sempre più in alto per migliorare la qualità della vita delle persone nelle città e di passi avanti non se ne sono fatti granché. Inoltre, la città di Macerata pur guidando la classifica dei Comuni marchigiani, da quest’anno ha scelto di interrompere la compilazione dei questionari sulle performance ambientali che ogni anno Legambiente invia agli uffici competenti dei Comuni. Una scelta evidentemente politica che farà perdere ogni anni punti in percentuale, non potendo aggiornare le informazioni sulla città. Registriamo con dispiacere questo segnale da parte dell’amministrazione – conclude Ciarulli – che evidentemente non ritiene opportuno fornire informazioni sulle performance ambientali aggiornate della città. È un peccato perché comunque parliamo di una città che da anni è avanti rispetto a tutti gli altri Comuni capoluogo di provincia marchigiani e che comunque per volontà politica non ritiene di dover collaborare con un’associazione del terzo settore come la nostra. Il risultato sarà quello di far perdere posizioni alla città di anno in anno che non potendo registrare aggiornamenti resterà indietro rispetto a tutte le altre città che invece partecipano e rispondono fornendo i propri dati».
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Le rilevazioni fatte in questo modo approssimativo sono fuffa.
https://www.cronachemaceratesi.it/2020/09/30/cherubini-sul-report-di-legambiente-i-dati-sullaria-di-macerata-sono-falsati-ce-solo-una-centralina-in-campagna/1452241/
Come si fa a dire che Macerata è verde se mancano i dati che corroborano ciò?
Per quel che mi risulta da 30 anni a questa parte tutti i capoluoghi di provincia, di qualsiasi colore politico, hanno fornito, salvo rarissime eccezioni, informazioni a Lega Ambiente ricevendone in cambio un Rapporto che dà l’occasione di fare il punto della situazione sui progressi, o meno, delle principali città italiane per quanto riguarda le politiche di sostenibilità ambientale. Tutte le indagini di questo tipo possono essere soggette a critiche e possono essere magari migliorabili( sono comunque il frutto del lavoro di personale qualificato, ovviamente migliorato e raffinato nel tempo) ma rappresentano l’occasione, al di la delle graduatorie, per individuare tendenze, ritardi e storie positive che riguardano un tema che di primaria rilevanza per la qualità della vita dei cittadini italiani. Non partecipare a questo che è sostanzialmente un progetto condiviso che offre informazioni e stimoli al miglioramento, rappresenta un segnale di superficialità e mancata conoscenza che depone poco favorevolmente sulla maturità politica di chi ne è responsabile.