Giorno delle memoria,
Unimc intitolerà un’aula
a Edith Bruck

MACERATA - La cerimonia venerdì a partire dalle 11, è previsto un collegamento in diretta della stessa Bruck
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Edith Bruck durante il conferimento della laurea honoris causa a Unimc

In occasione del Giorno della Memoria, venerdì 27 gennaio l’Università di Macerata intitolerà un’aula della sede del dipartimento di Studi umanistici a Edith Bruck, poetessa, scrittrice e testimone della Shoah. 

Introdotto alle 11 dai saluti del rettore John McCourt e del direttore del Dipartimento Roberto Mancini, l’evento “Testimoni nel presente” offrirà anche l’occasione per approfondire la tragedia dell’Olocausto attraverso le parole, la figura e l’opera dell’artista sopravvissuta ad Auschwitz. Previsto un collegamento della stessa Edith Bruck da Roma. Interverranno, inoltre, Michela Meschini, professoressa di letterature comparate di Unimc, che ha curato la raccolta di poesie “Versi vissuti” (Eum, 2018) e ha prefatto il volume di versi “Tempi” (La nave di Teseo, 2021), e Adele Valeria Messina, docente di storia contemporanea all’Università di Palermo, i cui interessi di ricerca includono l’Olocausto, la sociologia e l’antisemitismo. Anche la web radio di Ateneo Rum, rum.unimc.it, dedicherà nel pomeriggio dalle 15 una trasmissione alla memoria della Shoah attraverso un dialogo tra studenti, i docenti Clara Ferranti e Luigi Lacchè e, per la casa editrice Eum, Agostino Regnicoli. Per informazioni: www.unimc.it.

A Edith Bruck l’Università di Macerata aveva conferito la laurea honoris causa in Filologia moderna nel 2019. Da allora la scrittrice ha sempre mantenuto stretti rapporti con l’Ateneo tramite Michela Meschini, incontrando tanti studenti e studentesse del territorio per portare avanti anche nelle Marche il suo impegno di testimone di una delle pagine più nere della Storia umana. «Nella scuola dovrebbero occuparsi molto di più del secolo scorso», ha detto in una delle ultime occasioni, facendo eco alle recenti parole di Liliana Segre. «Ho paura – aggiunse – che rimarrà poco dopo di noi. Ma spero in quello che i ragazzi mi scrivono, mandano, disegnano. Giurano che ricorderanno al posto nostro, ci danno la speranza che non morirà tutto con noi. Da 62 anni porto avanti questo lavoro faticoso. Ho fatto quello che si può fare e ora tocca a voi».



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