Prosciuttopoli, condannato allevatore
«Maiali danesi per Parma e San Daniele»

TOLENTINO - Sei mesi e mille euro di multa per un imprenditore agricolo di 50 anni, accusato tra l'altro di frode. Era finito nella maxi inchiesta partita dalla procura di Torino. La difesa: «E' innocente, faremo appello». Disposto anche il risarcimento danni per i due consorzi dop

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Maiali di origine danese, venduti come italiani per commercializzare prodotti del circuito prosciutto di Parma dop e prosciutto San Daniele dop: condannato imprenditore agricolo. La sentenza è stata emessa oggi al tribunale di Macerata. Imputato il 50enne Stefano Vissani, che ha due aziende agricole a Tolentino. Doveva rispondere dei reati di falsità in registri e notificazioni, vendita di prodotti industriali con segni mendaci e frode nell’esercizio del commercio. I fatti risalgono al 2016 e 2017. Come parti civili si erano costituiti il consorzio del prosciutto di Parma e il consorzio del prosciutto San Daniele. 

Vissani era finito nella maxi inchiesta della procura di Torino denominata Prosciuttopoli, che ha visto indagati oltre 200 allevatori in tutta Italia e ha portato al sequestro in 140 aziende di oltre 300mila cosce di maiale per un valore al consumo di circa 90 milioni di euro. Secondo l’accusa, gli allevatori acquistavano e rivendevano maiali “Duruc danesi”, falsificando le certificazioni di qualità in cui risultavano come maiali “Duruc italiani”. Infatti per produrre il Parma dop e il San Daniele dop il disciplinare prevede l’uso esclusivo di maiali “Duruc italiani”. Mentre i maiali “Duruc danesi” possono essere regolarmente utilizzati per produrre e commercializzare prodotti che non facciano parte dei due consorzi dop.

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Il tribunale di Macerata

Nel caso di Vissani, la procura maceratese contestava all’imprenditore agricolo di aver commercializzato tramite l’azienda “La cisterna” maiali e cosce di maiali proveniente da seme di “Duruc danese” (acquistato dall’azienda piementose al centro dell’inchiesta), falsificando la certificazione come se provenissero da seme di “Duruc italiano” così da renderli conforme alla produzione di prodotti che potessero rientrare nel disciplinare del Parma dop e del San Daniele dop.

Parte di questi maiali e cosce di maiale sarebbe state vendute anche all’altra azienda di Vissani, la “Sisi di Vissani Stefano”.  Vissani, difeso dall’avvocato Paolo Cammertoni, si è sempre detto innocente e ha cercato di dimostrare che i maiali che aveva commercializzato in quel periodo non erano destinati alla produzione di prodotti dei due consorzi dop. Oggi in aula l’accusa, sostenuta dal pm Rocco Dragonetti, ha chiesto per l’imprenditore agricolo il minimo della pena. La giudice Vittoria Lupi ha deciso di condannarlo a sei mesi di reclusione, pena sospesa, e a 1.000 euro di multa. Condannandolo anche al risarcimento nei confronti dei due consorzi dop, che dovrà quantificarsi in un separato giudizio. Solo il consorzio di Parma aveva chiesto 25mila euro di danni. 

La difesa di Vissani annuncia appello. «Vissani ha sempre rispettato le regole e i disciplinari – dice l’avvocato Cammertoni – i maialini fecondati da Duruc danese sono stati immessi nel circuito che non fa parte dei consorzi dop Parma e San Daniele. Questa circostanza è dimostrabile dai documenti e sarà dedotta nella competente sede d’appello». 

(redazione Cm)



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