Montelupone vs burocrazia,
ricorsi in serie per avere i fondi
da destinare al nuovo asilo nido

L'AMMINISTRAZIONE comunale guidata da Rolando Pecora costretta a una serie di azioni giudiziarie nonostante l'ammissione al bando e alla relativa graduatoria. Lo sfogo del primo cittadino sui social
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di Luca Patrassi

A leggere il post  social di ieri sera del sindaco di Montelupone Rolando Pecora vengono i brividi, anche a chi è abbastanza abituato alle assurdità della burocrazia pubblica. La vicenda che vede protagonista il Comune di Montelupone alla ricerca del bando e dei finanziamenti giusti per realizzare il sogno di un asilo nido è talmente assurda da risultare incredibile, se non fosse che a denunciare l’accaduto è il primo cittadino. C’è solo la speranza, tenue, che chi ha firmato, da burocrate una simile operazione non abbia goduto anche del relativo premio di produzione per aver creato una simile situazione.

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Il sindaco di Montelupone Rolando Pecora

Ed eccolo il post che il sindaco di Montelupone Rolando Pecora ha pubblicato ieri sera:  «A Montelupone non esiste un asilo nido comunale. Circa un anno fa lo Stato mette a disposizione fondi per nuovi Nidi.  È un bando: proviamo. Occorre fare un progetto (costa). Occorre impostarlo bene per aumentare le possibilità. Ok. Dopo qualche mese appare la graduatoria: Montelupone c’è, abbiamo il Nido con circa un milione di euro. Passa un mese e ricevo una e-mail dalla dirigente del Ministero: poiché i soldi sono per costruire ”edifici destinati ad asilo nido” e poiché il nostro non è attualmente un asilo nido, veniamo esclusi dalla graduatoria. Ma come? Allora chi non ha un nido è destinato a non averlo mai?». Domanda legittima, quella del sindaco che passa all’atto successivo: « Scrivo alla dirigente e le dico che forse si è sbagliata e quindi può rettificare riammettendoci, niente da fare siamo noi a sbagliare».

«È tanta l’illogicità – continua il primo cittadino – e tanto difficile digerirla che sento il nostro avvocato: se vogliamo, bisogna ricorrere al Tar (costo) illustrando le nostre ragioni e chiedendo intanto la sospensiva della decisione ministeriale. Ci ragioniamo (sono soldi pubblici) e decidiamo: andiamo al Tar Lazio . Il Tar Lazio, con insolita sollecitudine, si riserva di esaminare il problema, ma nel frattempo non concede la sospensiva». La riflessione di Pecora: «Penso che in molti a questo punto avrebbero lasciato perdere: figurati combattere con il Tar Lazio. Occorre essere anche un po’ don Chisciotte: ricorriamo al Consiglio di Stato». La novità: «Nel frattempo esce un bando Pnrr per asili nido: c’è il Tar Lazio, c’è il Ministero. Per sicurezza partecipiamo anche a questo bando. Esce la graduatoria: Montelupone c’è (quasi bene, perché qui comunque metà del prezzo dobbiamo metterla noi)».

La prima manifestazione di come (non) funziona la burocrazia: «Dopo qualche giorno la stessa dirigente del Ministero ci scrive che si è accorta che abbiamo partecipato a due bandi per lo stesso asilo. E no, ragazzi, non si può fare: dovete rinunciare a uno dei due. E voi che avreste fatto?». La risposta di un cittadino normale sarebbe quasi logica, scrive il sindaco: «Io le rispondo che solo quando avrò la certezza assoluta di un finanziamento potrò rinunciare all’altro, preannunciandole il nostro ricorso al Consiglio di Stato. A metà ottobre il CdS esamina il nostro ricorso contro il Tar Lazio.  Sentenzia senza limitarsi a dire chi ha ragione e chi torto, ma entra insolitamente nel merito del problema affermando con tutta chiarezza la totale logicità dei nostri argomenti e ingiungendo al Tar Lazio di pronunciarsi sollecitamente. L’8 novembre il Tar esamina. Il 19 novembre pubblica sentenza e motivazioni: il Ministero ha sbagliato: Montelupone è riammesso al finanziamento. Abbiamo i soldi, abbiamo il progetto, abbiamo l’area. A breve la gara di appalto e Montelupone avrà l’asilo nido».

Il messaggio finale: «Chi ha avuto la bontà e la pazienza di leggere sin qui, faccia un ultimo sforzo e provi un attimo a mettersi nei nostri panni nelle varie fasi che abbiamo dovuto affrontare, a considerare la fatica, le preoccupazioni, la pazienza, il senso di responsabilità verso la Comunità che lo ha eletto. Poi, magari, qualcuno mi dirà le sue impressioni». Quello che il sindaco, preso dall’euforia del momento, non dice è chi ha pagato le spese legali per tutto questo iter, giusto per curiosità. Altro punto interrogativo, mai dire mai con la burocrazia: ma non è che la dirigente del Ministero fa ricorso in Appello contro la sentenza? E’ la burocrazia, signori. La vicenda comunque meriterebbe un approfondimento, magari la stessa dirigente potrebbe spiegare l’origine di questa vicenda, la motivazione, se c’è.



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