A Civitanova il cesareo è dolce
e il papà entra in sala operatoria

OSTETRICIA - Adottata una nuova tecnica che prevede la partecipazione della famiglia al parto programmato e il contatto pelle a pelle come in un parto naturale. Il primario Filiberto Di Prospero: «Rende rassicurante l’intervento chirurgico e dà spazio ad un’esperienza diversa»
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Da sinistra il primario di ostetricia Filiberto Di Prospero e la dottoressa Elisabetta Garbati

 

Contatto pelle a pelle anche con il cesareo, estrazione lenta del neonato e partecipazione della mamma che tramite spinte addominali favorisce la fuoriuscita del suo bambino, quasi come in un parto naturale. E’ il cesareo dolce che si effettua nel reparto di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Civitanova, una nuova tecnica adottata per rendere meno “sanitario” e più naturale anche il parto programmato tramite taglio cesareo.

«Il taglio cesareo è una procedura chirurgica che rappresenta per molte donne una fonte di stress psico-fisico con vissuti talvolta negativi – spiega il primario Filiberto Di Prospero, direttore dell’ unità operativa complessa di ginecologia ed ostetricia – è L’approccio “dolce” ha l’obiettivo di rendere invece rassicurante l’intervento chirurgico e di dare spazio ad un’esperienza diversa, incentrata su madre, neonato e famiglia, pur garantendone sicurezza e salute. In questi giorni festeggiamo il 12esimo anno dal primo riconoscimento Unicef come ospedale amico del bambino e proprio in questa occasione abbiamo scelto di parlare di una tecnica come quella del taglio cesareo dolce che si sta dimostrando tanto gradita alle donne e che si avvicina sempre più a criteri di fisiologia e naturalità».

«Con il taglio cesareo dolce – aggiunge la dottoressa Elisabetta Garbati dirigente medico della stessa unità operativa – si offre a entrambi i genitori la possibilità di assistere all’evento, ammettendo il papà in sala operatoria, e si permette al neonato non solo una nascita meno traumatica, ma anche di trovare da subito, sul torace della mamma, calore e conforto. La tecnica chirurgica prevede un’estrazione lenta del neonato, l’esatto contrario di quello che accade di norma, con la partecipazione attiva della mamma, che viene invitata ad effettuare spinte addominali, al fine di promuovere un adattamento lento e graduale alla vita extrauterina del bambino. Il neonato viene quindi adagiato sul torace materno senza recidere il cordone ombelicale per avviare subito il contatto pelle a pelle, dove resterà per tutto il tempo chirurgico. Tutto questo è possibile grazie ad un lavoro di equipe con ginecologo, ostetrica, anestesista e neonatologo che devono lavorare all’unisono, in modo da garantire la sicurezza della mamma e del bambino, restituendo loro lo spazio necessario».



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